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Gesù Bambino, unica luce di speranza nella notte del nostro tempo

Analisi e commenti18 Dicembre 2021
Testo dell'audio

Le tenebre del primo Natale dell’era cristiana non erano solo quelle di una gelida notte di inverno a Betlemme, ma l’oscurità di una società in cui, sotto il più grande Impero della storia, gli uomini erano lontani dalla vera felicità, perché il potere, le ricchezze, gli onori, quando si è incapaci di trarne profitto per la gloria di Dio, producono solo affanno ed afflizione. La Divina Provvidenza riempì il vuoto del mondo. «Non temete – annunciò l’Angelo ai pastori – ecco, vi porto una lieta novella, che sarà di grande gioia per tutto il popolo: oggi è nato nella città di Davide il Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc. 2, 8-11).

Non era facile riconoscere in quel Bambino che vedeva la luce nella grotta di Betlemme il Salvatore e il Signore del Cielo e della Terra. Era necessario farsi bambini come lui, perché i cuori induriti degli orgogliosi non possono comprendere ciò che brilla evidente davanti agli occhi dei semplici. «Se non vi convertirete e non diventerete come i fanciulli non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt. 18, 1-4), dice il Vangelo; «Dio, infatti, ha nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli» (Mt. 11, 25).

I Pastori si fecero piccoli come il Bambino Gesù, adorando in Lui quel Dio che, come scrive sant’Agostino, «aveva assunto ciò che non era, per rimanere ciò che era». «È nuovo il suo stato – commenta a sua volta san Leone Magno – perché, pur rimanendo invisibile nella sua natura, è diventato visibile nella natura nostra. Egli che è l’immenso, ha voluto essere racchiuso nello spazio; pur restando nella sua eternità, ha voluto incominciare ad esistere nel tempo». Chi nasce nella greppia è il Verbo Incarnato, vero Dio e vero uomo, atteso per secoli dalle nazioni, venuto al mondo per glorificare Dio e redimere l’umanità.

I Pastori e i Re Magi ne compresero la grandezza, il Sinedrio lo avrebbe condannato a morte. L’orgoglio non può comprendere che esiste una sola Chiesa, una sola Religione vera, un solo Verbo di salvezza. Eppure il giorno di Natale «la Verità è sorta dalla terra» (Sal. 84, 12) ed è nata per tutti la salvezza del mondo. Il valore salvifico della venuta di Gesù è per tutti i tempi e per tutti i luoghi. Gli Apostoli diffusero questa verità salvifica nel mondo, i cristiani dei primi secoli la professarono sotto le persecuzioni, e la videro pubblicamente riconosciuta dopo Costantino.

La verità del Vangelo diede vita ad una grande civiltà, che emerse con forza dal caos dell’età barbarica sotto l’influsso delle energie naturali e soprannaturali dei popoli battezzati e ordinati a Cristo. Questo nuovo mondo si conformò armonicamente all’ordine naturale disposto da Dio nel creare l’universo e all’ordine soprannaturale inaugurato con la Redenzione.

La nuova società, figlia del Vangelo, si chiamò Civiltà cristiana. Le sue radici affondavano nel mistero del Natale. «Considerando i fatti in una prospettiva storica – scrive Plinio Corrêa de Oliveira – il Santo Natale fu il primo giorno di vita della Civiltà cristiana. Una vita ancora in germe e incipiente, come le prime luci del sole nascente; ma vita che già conteneva in sé tutti gli elementi incomparabilmente ricchi della splendida maturità alla quale era destinata».

Dopo aver raggiunto il suo apice nei secoli del Medioevo, la Civiltà cristiana fu investita da un processo di decadenza. Leone XIII nella Enciclica Immortale Dei scrive che «il funesto e deplorevole spirito di novità suscitatosi nel secolo XVI, prese da prima a sconvolgere la religione, passò poi naturalmente da questa nel campo filosofico, e quindi in tutti gli ordini dello Stato». L’ambito religioso, quello intellettuale e quello politico e sociale, furono i campi progressivamente investiti da un processo dissolutore che fu avviato in nome dell’uomo, ma che arrivò a negare, dopo Dio, l’uomo stesso, fatto a sua immagine e somiglianza.

Oggi il male morale che ha aggredito l’uomo cristiano e occidentale è giunto a uno stadio terminale. Le metastasi sembrano diffondersi persino all’interno del Corpo Mistico di Cristo. Il mondo è in subbuglio e un sentimento di angoscia attanaglia i cuori. La Chiesa e la società, vivono ore non di pace e di tranquillità, ma di confusione profonda. Gli occhi si volgono verso il cielo e non vi scorgono che l’oscurità di una notte senza stelle.

Per ritrovare la strada, il mondo non ha bisogno di incontri al vertice, di solenni proclami, e neppure di astruse costruzioni intellettuali, ma solo di quella semplicità di cuore che penetra fin nel fondo delle cose, svelandone gli aspetti più reconditi. Il cristiano sa che il mistero del Natale, come quello della Resurrezione, è il simbolo, e la luminosa realtà, della luce che squarcia le tenebre più profonde. Così avvenne a Betlemme, così accadde spesso nella storia

I cuori orgogliosi rifiutano con sufficienza l’idea di un’azione della Divina Provvidenza che può sconvolgere i piani degli uomini e avviare una grande rinascita cristiana nel secolo XXI. I cuori semplici, contemplando nei giorni di Natale il Santo Presepio, comprendono come dalle tenebre può sorgere inaspettatamente la luce. Attorno a noi, oggi, tutto è frastuono e disordine, nel Presepio tutto è ordine, raccoglimento, vita interiore. Il mondo che ci circonda è come una schiuma minacciosa in un mare in tempesta. Il Presepio ci ricorda la profondità di quel mare interiore, da cui ha preso nome Maria, la Madre del Verbo Incarnato. A Lei chiediamo di donarci il Santo Bambino unica, ma incrollabile luce che continua a sorgere nella notte del nostro tempo.

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