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Età, numero e valore della Colletta

Liturgia09 Gennaio 2020
Testo dell'audio

Dal tempo degli Apostoli in poi furono recitate parecchie preghiere e suppliche; la loro composizione si evolse gradatamente. Nel nostro messale, infatti, vi sono collette che risalgono ai primi secoli. I papi Leone I (440 – 461), Gelasio (492 – 496), Gregorio I (590 – 604) hanno grandi meriti poiché non solo custodirono il tesoro delle orazioni ma ne aggiunsero delle altre. La maggior parte delle nostre Collette sono perciò venerande anche per l’età e per l’uso di molti secoli. Nella Chiesa romana, fino al tardo medioevo (circa fino al XII secolo) vigeva l’uso di recitare una Colletta prima dell’Epistola in ogni messa. Ma già nell’XI secolo, nelle altre chiese, prevalse l’uso di scostarsi dalla prassi originale recitando più orazioni che, tuttavia, non dovevano superare il sacro numero di sette. Con lo sviluppo del calendario liturgico si consolidò, un passo dopo l’altro, la regola definitiva sul numero delle orazioni da recitare durante la messa.

Dal XIII secolo in poi, il numero prescritto si basava sul rango (ritus) o anche sulla dignità (dignitas) o solennità (solemnitas) della festa dell’anno liturgico. Quanto più importante è una festa tanto più profondamente dobbiamo penetrare il suo significato; tanto più i nostri pensieri e sentimenti devono concentrarsi sul mistero della celebrazione; perciò anche le feste più solenni hanno una sola Colletta: “Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita” (Sal. 26,4).

La celebrazione quotidiana con rito semplice non ha particolarità eccezionali; quindi, nelle nostre preghiere, possono e debbono trovare posto anche altri desideri e richieste che, nel sacro numero di tre, vanno poi presentati ai piedi del trono divino. Il rito semplice permette al sacerdote di recitare varie preghiere andando oltre il numero di tre, e di presentare così al Signore i vari desideri nel numero di cinque, come le piaghe di Gesù; oppure nel numero di sette, come le richieste del Padre Nostro.

Comunque, ogniqualvolta che è lasciata al sacerdote la scelta dell’una o dell’altra orazione in aggiunta a quelle prescritte, egli deve ricordare che il numero dev’essere dispari: ciò vuole indicare l’indivisibilità dell’Essere Assoluto e l’unità della Chiesa. Il numero sette non deve essere oltrepassato: in primo luogo perché il Signore, che ci ha insegnato a pregare, ha riassunto tutti i nostri bisogni, per l’anima e il corpo, in sette richieste, poi, affinché i presenti non abbiano a stancarsi e a provare fastidio per la lunghezza della Messa. Il valore e il significato delle orazioni della messa non possono essere resi con altre parole equivalenti: per forma e contenuto sono incomparabili e ineguagliabili esempi di preghiera.


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La lingua è tranquilla, semplice, schietta ma non senza eleganza; il contenuto oltremodo ricco e dogmaticamente profondo. Si consideri il testo di una Colletta con devota contemplazione, e si vedrà quale pienezza di nobili idee e santi sentimenti vi sono racchiusi in quelle parole corte e concise. Perciò e assai difficile, quasi impossibile trasferire, con la traduzione, il pieno significato senza una perdita della sua efficacia. Il cardinale Wiseman, profondo conoscitore della liturgia romana, dà questo giudizio sul carattere di essa: “È un gradevole profumo, un incenso genuino in queste antiche preghiere, che sembra librarsi verso il Cielo in nuvolette tenere e balsamiche su cui gli angeli si cullano e da esse guardano giù a noi. Esse hanno ancora tutta la solennità dei luoghi dove furono dapprima cantate.

Hanno l’eco delle buie catacombe; hanno la risonanza dei cori gioiosi delle basiliche dorate, e risuonano all’ingiù dalle alte volte. Nessuna composizione artistica le uguaglia o è composta con maggiore eleganza, e filigranata con tanta delicatezza come sono le Collette, specialmente quelle delle domeniche e della Quaresima. Esse appartengono essenzialmente ai tesori della tradizione della Chiesa. Veramente, non c’è una Colletta in cui non vi sia una particolare bellezza del pensiero o in cui non si rinvenga una felice espressione del concetto. Ciascuna è composta di due parti, da definirsi come introduzione e preghiera. La prima contiene un’esposizione delle nostre 12 necessità o un motivo per ottenere la misericordia e un’audizione benigna. Non vi è nulla di più ammirevole delle espressioni tanto nobili e adatte con cui si rivolge la parola a Dio, e del sublime splendore nel descrivere i Suoi lineamenti.

La preghiera stessa è sempre altamente solenne, umile e fervente. Spesso essa contiene una profondità di pensiero tale da poter fornire abbondanti considerazioni per una lunga meditazione. Se poi qualcuno pensasse che non ci vuol molto a imitare queste preghiere apparentemente facili, allora non ha altro da fare che provare per rendersi conto di quanto inferiori siano le sue rispetto alle antiche: si accorgerà che non è facile stringere così tanti pensieri in solo poche parole; ed è ancora molto più difficile librarsi in alto nella bellezza e magnificenza del pensiero come avviene nell’antica forma”. Le Collette sono perciò da enumerare tra i più preziosi tesori liturgici della Chiesa. Sono inarrivabili capolavori di preghiere, eccellenti per la marcata forza e vigorosa brevità come anche per la profumata grazia e la freschezza che non appassisce.


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