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Commento al Trattato della Vera devozione alla Santa Vergine di san Luigi Maria Grignion di Montfort – Parte XXX

Il Trattato della Vera devozione alla Santa Vergine30 Maggio 2020
Testo dell'audio

Sebbene l’essenza della vera devozione consista in un atteggiamento interiore, come san Luigi, ci ha spiegato nel corso di tutta la sua opera, tuttavia vi sono anche alcune pratiche esteriori che non bisogna trascurare. Il fatto che siano pratiche esteriori non significa che esse debbano essere fatte senza spirito interiore, ma solo che esse sono visibili, esterne, perché siamo fatti di anima e di corpo, e dobbiamo esprimere con le parole e con gli atti ciò che abbiamo nel cuore.

La prima pratica è quella di dedicare un mese di tempo a preparare la consacrazione e il suo rinnovo, scegliendo una data significativa, preferibilmente una data mariana, come possono essere il 25 marzo, Annunciazione e Incarnazione del Verbo, oppure l’8 dicembre, l’Immacolata, il 15 agosto, l’Assunzione, e così via.

La seconda pratica è quella di recitare ogni giorno una Coroncina alla Santissima Vergine composta di tre Pater e dodici Ave Maria in onore dei suoi dodici privilegi e grandezze. Ma al numero 245 il santo aggiunge che non bisogna contentarsi di questa coroncina, e che occorre recitare la corona del rosario di cinquanta Ave Maria e, se possibile, il Rosario intero composto delle tre corone dedicate ai tre misteri: gaudiosi, dolorosi e gloriosi. E’ questa la quinta pratica. La terza è quella di portare una catenina, al collo o al polso, come simbolo esteriore di schiavitù; la quarta di celebrare in modo speciale la festa dell’Incarnazione. Ma san Luigi insiste soprattutto sul significato dell’Ave Maria, il saluto angelico, che compendia il mistero dell’Incarnazione e di cui, dice, “pochi conoscono il pregio, il merito, l’eccellenza e la necessità” (n. 249). “Anime predestinate, schiave di Gesù in Maria, ritenete che l’Ave Maria è la più bella di tutte le preghiere dopo il Pater Noster” (n. 252), afferma. “L’Ave Maria ben detta, cioè con attenzione, devozione e modestia, è, secondo i santi, il nemico del diavolo, che lo mette in fuga, il martello che lo schiaccia, la santificazione dell’anima, la gioia degli angeli, la melodia dei predestinati, il cantico del nuovo Testamento, il gaudio di Maria e della santissima Trinità” (n. 253).

Infine, per ringraziare Dio delle grazie fatte alla santissima Vergine, i devoti di Maria diranno spesso il Magnificat, “la sola preghiera e la sola opera composta dalla santa Vergine, o piuttosto da Gesù in essa, poiché egli parlava per bocca di lei”; “vi sono infatti in questo cantico dei mezzi così grandi e così nascosti che gli angeli stessi ignorano” (n. 255).


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Ma il santo aggiunge una settima pratica: quella del disprezzo del mondo: “I fedeli servi di Maria – dice – devono moltissimo disprezzare, odiare e fuggire il mondo corrotto e servirsi delle pratiche del disprezzo del mondo di cui abbiamo parlato nella prima parte”.

San Luigi si riferisce ad una prima parte del Trattato che è andata perduta, ma il tema del disprezzo del mondo percorre tutta l’opera che è giunta a noi. La mondanizzazione dell’anima, cioè la penetrazione dello spirito del mondo nel nostro cuore è per lui una sciagura. E che dire, potremmo aggiungere, quando ciò accade nella Chiesa? La Santa Chiesa ha la missione di disprezzare, odiare e fuggire il mondo, opponendo allo spirito del mondo lo spirito del Vangelo. Se la Chiesa cessa di combattere il mondo, lo spirito del mondo penetra nella Chiesa ed Essa, nella sua parte umana si corrompe. L’abominio nel luogo santo di cui il santo ci parla nella Preghiera infuocata, non è altro che lo spirito del mondo intronizzato nella santa Chiesa, come un idolo al posto di Dio. E’ contro questo spirito che dovranno combattere gli apostoli degli ultimi tempi, rovesciando l’altare di Belial con una mano ed edificando il Regno di Maria con l’altra.

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