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Commento al Trattato della Vera devozione alla Santa Vergine di san Luigi Maria Grignion di Montfort – Parte XXII

Il Trattato della Vera devozione alla Santa Vergine22 Maggio 2020
Testo dell'audio

Nella seconda parte del n. 79 san Luigi mostra le conseguenze del peccato originale sull’anima, con queste forti parole:

“Noi non ereditiamo che l’orgoglio e l’accecamento della mente, l’indurimento del cuore, la debolezza e l’incostanza dell’anima, la concupiscenza, la rivolta delle passioni e le malattie del corpo. Siamo per natura più orgogliosi dei pavoni, più attaccati alla terra dei rospi, più brutti dei capri, più invidiosi dei serpenti, più voraci dei porci, più rabbiosi delle tigri, più infingardi delle tartarughe, più deboli delle canne e più incostanti delle banderuole. Non abbiamo nel fondo dell’animache il niente ed il peccato, e non meritiamo che l’ira di dio e l’inferno”.

Quest’immagine così dura può urtare la nostra sensibilità. Ma fotografa la realtà. Le nostre migliori azioni sono guastate, insudiciate, corrotte dalla nostra indole. Tutto ciò che di buono è in noi, non ci appartiene, non viene da noi, ma da Dio. Tutto ciò che è nostro è cattivo, guastato dal peccato originale e attuale.

Per questo è necessario vuotarsi di quanto è cattivo in noi, ma per farlo dobbiamo chiedere allo Spirito Santo di farci conoscere il vero fondo della nostra anima: la nostra indole perversa, la nostra incapacità di fare il bene, la nostra completa debolezza; l’incostanza di ogni momento; l’indegnità di ricevere ogni grazia; l’iniquità che da Adamo ed Eva fino a noi, accompagna la storia del genere umano.


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Da quanto sappiamo dalla vita di san Luigi Maria egli condusse sempre una vita angelica. Non fu uno di quei santi che grazie ad una profonda conversione, praticarono l’eroismo della virtù dopo aver conosciuto la malizia del peccato. Eppure egli, proprio a causa della purezza d’anima che in lui mai venne meno, è capace di penetrare nell’abisso dell’anima umana ben più profondamente di quanto sarebbe capace un peccatore o un mondano. Questa penetrazione si basa su alcune verità di fede negate dal mondo moderno.

La prima è l’esistenza del peccato originale, che non corrompe integralmente la natura dell’uomo, come pretendeva Lutero, ma la ferisce, lasciando una traccia profonda, come inclinazione al male a cui nessuno, neppure un santo può sfuggire. Solo la Madonna, concepita senza peccato, è stata sottratta da Dio alle conseguenze del peccato di Adamo e di Eva.

La seconda verità è che tutti i peccati, mortali o veniali che siano, anche se perdonati nella confessione lasciano un segno, allargano la ferità del peccato originale, che può anche essere rimarginata e cicatrizzata, ma non può essere annullata.


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Per questo è necessario chiedere la grazia di non illuderci su noi stessi, Di capire quali conseguenze devastanti abbiano lasciato nella nostra anima il peccato originale e i peccati attuali. Se Dio, solo per un momento ci sottraesse la sua grazia, saremmo capaci di tutto. Questa è la nostra unica certezza, e per questo i santi hanno detto che il primo e vero nemico contro cui dobbiamo lottare fino all’ultimo momento della vita è il nostro “io”, siamo noi stessi.

Pertanto, conclude il santo, “c’è forse da meravigliarsi se Nostro Signore disse che colui il quale vuole seguirlo dovrà rinunciare a sé stesso e odiare l’anima sua, poiché salva la sua anima chi l’odia e la perde chi l’ama?” (n. 80)

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