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Commento al Trattato della Vera devozione alla Santa Vergine di san Luigi Maria Grignion di Montfort – Parte XVII

Il Trattato della Vera devozione alla Santa Vergine17 Maggio 2020
Testo dell'audio

Nel numero 55 del Trattato san Luigi scrive: “Infine, Dio vuole che la sua santa Madre sia al presente più conosciuta, più amata, più onorata: ciò avverrà senza dubbio se i predestinati si addentreranno, con la grazia e i lumi dello Spirito Santo, nella pratica interiore e perfetta della devozione che io svelerò in seguito” (n. 55).

Ecco, in questo punto del Trattato san Luigi parla per la prima volta di quella pratica interiore e perfetta che dà il titolo alla sua opera: Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria.

San Luigi non si limita a esporre delle ragioni teologiche per spiegare perché bisogna amare e onorare la Santissima Vergine Maria; vuole spiegarci come farlo nella maniera più perfetta ed efficace. La sua opera non è solo un Trattato teologico, ma un manuale pratico: è un’arma potentissima nelle mani di chi ne capirà l’importanza e la saprà usare. Un’arma che san Luigi consegna nelle mani degli eletti, dei predestinati, che sono gli umili schiavi e figli che la Madonna susciterà per combattere il demonio negli ultimi tempi. Quest’epoca della storia sarà tempestosa e ci sarà bisogno di un aiuto speciale della grazia per superare tutte le difficoltà, senza essere risucchiati nel vortice delle insidie del demonio. Il Trattato della vera devozione non è altro che questo. E’ stato scritto, su ispirazione della Madonna, per coloro che fanno parte della sua stirpe. Dio vuole rivelare loro una pratica interiore e perfetta per realizzare il suo grande piano: schiacciare la testa al demonio e fare trionfare Gesù e Maria nel corso della storia. Il Trattato è stato scritto per questo, per rivelare in che modo, per mezzo di Maria e dei suoi eletti, Gesù deve regnare sul mondo.

E san Luigi, al n. 55, già anticipa in che cosa consiste la perfetta devozione: gli apostoli degli ultimi tempi “si consacreranno interamente al suo servizio, come suoi seguaci e schiavi d’amore”. Ecco già detto tutto: la vera devozione consiste nella schiavitù di amore a Maria. Grazie a questa pratica, scrive il santo, i predestinati “arriveranno a buon porto, malgrado le tempeste e i pirati”; “conosceranno le grandezze di questa sovrana”; “proveranno le sue dolcezze e bontà materne e l’ameranno teneramente come figli dilettissimi”; “conosceranno le misericordie di cui ella è piena e i bisogni che hanno dei suoi soccorsi e faranno ricorso a lei, in tutte le cose come a loro avvocata e mediatrice presso Gesù Cristo: sapranno che ella è il mezzo più efficace, più breve e più perfetto per andare a Gesù Cristo e si consacreranno interamente a lei, corpo e anima per essere egualmente di Gesù Cristo”.

Questo passo contiene una verità che un giorno la Chiesa formulerà come dogma infallibile: il dogma di Maria mediatrice di tutte le grazie, un dogma di cui san Luigi Maria è, possiamo dire, il cantore, come Duns Scoto lo fu dell’Immacolata.

E’ una verità di immensa importanza per la nostra vita spirituale, ma anche per l’umanità intera. Noi sappiamo infatti che non possiamo nulla senza l’aiuto di Dio, ma che al contrario, con l’aiuto di Dio, tutto è possibile. Questo aiuto di Dio giunge attraverso la sua grazia, a cui noi dobbiamo corrispondere con la nostra fede e con le nostre opere. La grazia dipende da Dio, ma Egli ha voluto far dipendere dalla Madonna la distribuzione delle grazie. Maria è la Mediatrice universale attraverso cui passano tutte le grazie. Chi chiede una grazia a Maria, la otterrà. E san Luigi Maria ci insegna la maniera più perfetta per chiederlo.

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