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Commento al Trattato della Vera devozione alla Santa Vergine di san Luigi Maria Grignion di Montfort – Parte VI

Il Trattato della Vera devozione alla Santa Vergine06 Maggio 2020
Testo dell'audio

Nel primo capitolo del Trattato san Luigi Maria fa luce soprannaturale sul sublime mistero dell’Annunciazione e dell’Incarnazione del Verbo.

Dio è creatore. Con questa parola esprimiamo la sua trascendenza dal mondo. In questo senso il rapporto del mondo con Dio è un rapporto di totale dipendenza. Una dipendenza che esprime l’infinita distanza tra la Creatura e il creatore. Ma allo stesso tempo il rapporto del mondo con Dio è di piena partecipazione: quella partecipazione che esprime l’immensa presenza del Creatore nel mondo creato.

Henri Marie Boudon, un autore molto caro a san Luigi Maria ha scritto un libricino intitolato Dieu présent partout, in cui spiega che Dio è presente dappertutto, e non solamente in parte, ma in tutta la sua pienezza. Non c’è creatura, per più piccola che sia, fosse anche un atomo dell’aria, in cui non sia interamente presente Dio. E Dio è interamente presente in ogni creatura perché è un Essere semplicissimo e indivisibile: è l’Essere per essenza.

Ebbene, il mondo creato da Dio ha un punto in cui questo rapporto tra Dio e il mondo, che è un rapporto allo stesso tempo di dipendenza e di partecipazione, raggiunge il suo apice. Questo punto è Maria, vertice del creato, capolavoro delle mani di Dio, mondo che riassume un mondo, universo a cui è ordinato l’universo, espressione perfetta della fecondità creatrice di Dio.

L’umiltà chiama l’amore e ne è, per così dire, il fondamento. Alla perfetta dipendenza da Dio di Maria, Dio rispose con un supremo atto d’amore, scegliendo di dipendere totalmente da Lei, dall’Incarnazione al Calvario. Maria si umiliò immensamente di fronte a Dio, riconoscendo il suo nulla davanti alla Divina Maestà e si offrì a lui come perfetta e perpetua schiava. La risposta del Verbo Incarnato fu infinitamente superiore a quello di Maria, perché egli è Dio e si umiliava davanti alla creatura. Il mistero dell’Incarnazione è il mistero della fecondità dell’umiltà.

L’amore divino getta le sue radici e le sue fondamenta nell’abisso di umiltà di Maria, ma perché ciò avvenga chiede il suo consenso: è un mistico matrimonio e i due ministri sono lo Spirito Santo e Maria. Senza il consenso degli sposi il miracolo non potrebbe realizzarsi. Lo sposalizio dello Spirito Santo con l’anima di Maria, ossia la piena e totale partecipazione dell’anima finita di Maria all’amore infinito di Dio, si realizza grazie al dono gratuito dello Spirito Santo che le comunica la sua fecondità, e non grazie ad uno sforzo ascensivo di Maria. Lo Spirito Santo discende in Lei, ma ciò avviene in seguito a un atto di perfetta dipendenza che nasce invece da Maria la quale si rende totalmente obbediente alla volontà di Dio. Le parole: “Ecce Ancilla domini”, “Ecco la schiava del Signore, proclamano la assoluta sudditanza di Maria, la conformità più eroica alla divina volontà, dice monsignor Pier Carlo Landucci, un teologo che ha dedicato un bel libro a Maria Ss.ma nel Vangelo.

Fiat mihi secundum Verbum tuum. A questa risposta dolce e solenne alla richiesta dell’Angelo, fanno eco le altrettanto sublimi parole: “Et Verbum caro factum est”. “E il verbo si è fatto carne” (I, 14). Il prodigio divino è compiuto

Questo mistero di grazia, “sconosciuto anche ai più dotti e spirituali fra i cristiani” (n. 21) viene svelato da san Luigi Maria a chi ha l’immensa grazia di accostarsi con cuore umile e devoto alle pagine del suo Trattato.

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