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Come sconfiggere il difetto dominante

Spiritualità09 Novembre 2019
Testo dell'audio

Quando, con la grazia di Dio, avremo scoperto il nostro difetto dominante, bisogna prendere la ferma decisione di sconfiggerlo. Per fare ciò, occorre un vero e stabile fervore della volontà, una ‘prontezza della volontà nel servizio di Dio’, che, secondo San Tommaso, è l’essenza della vera devozione. Ora, ci sono tre mezzi principali per superare il difetto dominante: 1) la preghiera; 2) l’esame di coscienza; 3) la sanzione.

1.) La preghiera

Dopo che Dio avrà risposto alla mia preghiera e mi avrà mostrato qual’ è il difetto dominante, dovrò essere assiduo e fervente nell’implorare il Suo aiuto per vincerlo. Se sono debole, pregherò: “O Dio, mia forza, dammi la forza!”; se sono irascibile: “O Dio, mia pazienza, dammi la pazienza!”; se sono sensuale: “Mio Dio e mio tutto!”… e così via. I santi hanno pregato nei seguenti modi: san Luigi Bertrand: “Signore, qui brucia, qui taglia, qui prosciuga tutto ciò che mi impedisce di venire a Voi, affinché possa salvarmi per l’eternità.” San Nicola di Flue: “Mio Signore e mio Dio, prendete tutto ciò che in me mi ostacola da Voi; Mio Signore e mio Dio, datemi tutto ciò che mi possa portare a Voi; Mio Signore e mio Dio, toglimi da me stesso e portami interamente a Voi.”

2.) L’esame di coscienza

È assai utile fare ogni sera un esame di coscienza particolare sul difetto dominante: non solo un esame generale ,che è utile a tutti come parte delle preghiere serali per valutare la vita spirituale in genere, ma concentrarsi su quella debolezza in particolare che tante volte in passato è stata la causa della mia rovina.

Sant’Ignazio di Loyola considera molto benefico che i principianti annotino ogni settimana il numero di volte in cui hanno ceduto a quel difetto dominante che vuole regnare in loro come un tiranno. Padre Garrigou-Lagrange commenta: “È più facile ridere di questa pratica che non di esercitarla fruttuosamente.” Se teniamo conto dei soldi che spendiamo e riceviamo, perché non dovremmo tenere conto di ciò che perdiamo e guadagniamo nel campo spirituale, se sono poi perdite e guadagni per l’eternità?

3.) La sanzione

È anche molto utile imporre a noi stessi una sanzione o una penitenza ogni volta che cadiamo in questo difetto. La penitenza può assumere la forma di una preghiera particolare, un momento di silenzio o una mortificazione esteriore o interiore. Questo ci aiuterà ad essere più prudenti in futuro, e a riparare alla colpa. In questo modo molte persone sono guarite, per esempio, dal pronunciare bestemmie o maledizioni, obbligandosi a fare l’elemosina ogni volta che peccavano.

Nella difficile battaglia contro il difetto predominante bisogna armarci di coraggio. Potremmo essere tentati alla pusillanimità, in particolare da parte del diavolo, pensando fin dall’inizio che non saremo mai in grado di sradicarlo, o mai in grado di controllarci. Ma non conviene far pace con i nostri difetti, altrimenti abbandoneremmo del tutto la vita interiore, assieme all’unico scopo che abbiamo in questa vita, la perfezione. Dio ci ha comandato di essere perfetti, quindi deve essere possibile esserlo se con la Sua Grazia. Il Concilio di Trento dichiara con Sant’Agostino: “Dio non comanda mai l’impossibile, ma, nel darci i Suoi precetti, ci comanda di fare ciò che possiamo e di chiedere la Grazia per fare ciò che non riusciamo”.

Un’altra tentazione della pusillanimità è quella di paragonarci ai santi canonizzati. Ci scoraggiamo e ci diciamo che la lotta contro i difetti spetti solo a loro, perché solo loro vengono chiamati a raggiungere le regioni più alte di spiritualità e di santità, che non sono dunque per noi. Eppure, come abbiamo già detto, nostro Signore ci ha comandato tutti di essere perfetti, di amarLo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, tutte le forze, e di amare il prossimo come noi stessi. Questo, dunque, è compito di tutti, anche se il nostro amore potrebbe non essere mai così straordinario come quello dei santi canonizzati, con tutte le grazie e doni straordinari che hanno ricevuto.

Prima di vincere il difetto dominante, le nostre virtù non sono ancora vere e solide con radici profonde, ma sono poco più di buone inclinazioni. Quando, però, con l’aiuto di Dio, vinciamo il difetto, le virtù diventano solidi e forti raggi nutrienti della Carità. La Carità, ovvero l’amore di Dio e delle anime, viene a regnare nelle nostre anime attraverso la virtù dominante e trasforma il nostro temperamento, rendendoci più veri, più noi stessi. Siamo noi stessi senza i nostri difetti, noi stessi nella Carità, in Dio. La pace entrerà nell’anima assieme alla gioia interiore che porta con sé. La pace è la tranquillità dell’ordine che abbiamo ristabilito nelle anime con la mortificazione, cioè con la lotta contro il proprio male.

Ci apriamo a Dio come un fiore che si apre al sole. Non facciamo più di noi stessi il centro di tutto, come quando regnava in noi il difetto dominante. Ormai riferiamo tutto solo a Dio, pensando sempre a Lui, vivendo sempre per Lui e riconducendo a Lui tutti quelli che incontriamo. Dio ha esaudito la nostra preghiera; ci ha tolti da noi stessi per farci interamente Suoi. Non abbiamo perso nulla, solo il nostro male, e abbiamo guadagnato il nostro vero essere: il nostro essere in Lui. Deo Gratias!

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