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Cavalieri di Santo Stefano

Storia10 Aprile 2020
Testo dell'audio

II Sacro Militare Ordine Marittimo dei Cavalieri di Santo Stefano fu istituito alla fine del 1561 per volontà di Cosimo I de’ Medici, Duca di Firenze e Siena, che il 15 marzo del 1562 a Pisa vestì l’abito di Gran Maestro dell’Ordine, alla presenza del Nunzio Pontificio. L’Ordine fu dedicato a Santo Stefano (Papa e martire) perché la conquista del territorio di Siena da parte di Cosimo I era avvenuta il giorno in cui cadeva la ricorrenza del Santo (2 agosto). Grazie all’appoggio di Papa Pio IV, favorevole al Casato mediceo, Cosimo I riuscì nel difficile intento di fondare un Ordine cavalleresco che avrebbe avuto in primis il compito di preservare la fede cattolica contribuendo alla difesa delle acque del Mediterraneo dalle navi turche, rafforzando di conseguenza il peso politico dello stato toscano.

Nel clima culturale e ideologico della seconda metà del XVI secolo, in cui il potere pontificio era pressato dalla minaccia musulmana e dalle insidie protestanti, il principe di Toscana avrebbe potuto così rivestire un molo strategico e di prestigio quale difensore della Chiesa di Roma. La possibilità per i giovani aristocratici toscani di accedere a un organismo direttamente creato dal Duca contribuiva al superamento dei particolarismi e delle rivalità oligarchiche in favore dell’affermazione definitiva del potere mediceo all’interno dello Stato.

Nell’anno della fondazione la metà dei cavalieri nominati (in tutto sessanta) erano sudditi di Cosimo I, ma successivamente l’Ordine acquisì una reputazione tale che i giovani intenzionati a entrare nei suoi ranghi cominciarono a giungere dagli altri Stati della penisola e anche dall’estero. Nonostante questo immediato successo già verso la fine del XVII secolo questa tendenza si affievolì e l’Ordine rientrò in una definizione specificamente toscana.

La gerarchia all’interno dell’Ordine prevedeva al vertice la figura del Gran Maestro, spettante di norma al Principe; il governo era poi affidato a tre organismi collegiali (il Capitolo Generale, il Capitolo Provinciale e il Consiglio dei Cavalieri), affiancati da un gruppo di alti dignitari e da un Auditore. Quest’ultima carica col tempo acquisì sempre maggiori poteri, costituendo il tramite diretto tra l’Ordine, il Granduca e il governo stesso dello Stato. Gli stessi cavalieri erano suddivisi in Militi, Sacerdoti e Serventi; tra queste cariche solo le prime due richiedevano nobili natali che venivano accertati tramite un’attenta raccolta di testimonianze da parte di un’apposita commissione interna all’Ordine fino ad avere l’approvazione finale del Gran Maestro.

I cadetti durante i primi tre anni di cavalierato, prima di cominciare con le navigazioni, dovevano risiedere nel Palazzo della Carovana (poi detto dei Cavalieri) a Pisa. Qui si dedicavano allo studio della geometria, aritmetica, disegno, storia, cosmografia e cartografia, oltre che delle tecniche di combattimento e dei vari tipi di armi da punta da taglio e da fuoco. Durante il periodo estivo era inoltre previsto l’imbarco su una delle galere stefaniane che raggiungevano a Napoli o a Messina la flotta spagnola per respingere le eventuali incursioni turche e barbaresche. Nel 1563 Cosimo I donò all’Ordine due galere, la Lupa e la Fiorenza, e con esse i Cavalieri di Santo Stefano inaugurarono la lunga serie di imprese coraggiose che per circa 150 anni li vedrà difensori della Cristianità. Presero parte alla difesa di Malta nel 1565 e alla battaglia di Lepanto nel 1571, alleati della Lega Santa.

Si dedicarono successivamente alla guerra di corsa in tutto il Mediterraneo battendosi con le navi turche, e spingendosi sempre più temerariamente a Oriente. Nei primi anni del XVII secolo le galere dell’Ordine di Santo Stefano erano più numerose e temibili di quelle dei famosi Cavalieri di Malta. I successi militari di quegli anni sono tuttora testimoniati dal monumento eretto nella città di Livorno, scalo delle galere stefaniane, dedicato al Granduca Ferdinando I, figlio di Cosimo; sotto la statua principale (opera dello scultore Giovanni Bandini) figurano i famosi quattro mori incatenati (opera di Pietro Tacca) realizzati con il bronzo ricavato dal ricchissimo bottino di guerra dei Cavalieri.

Dalle iniziali donazioni all’Ordine fatte dal suo fondatore Cosimo I, il patrimonio dei Cavalieri di Santo Stefano si arricchì moltissimo comprendendo appezzamenti di terreno e immobili in varie città toscane. Inoltre i bottini di guerra e le attività non belliche, come il trasporto di merce per conto di mercanti toscani e liguri tra Livorno e Genova, contribuirono molto a rafforzare il loro potere economico.

Ma dalla seconda metà del Seicento l’attività delle galere dell’Ordine si ridusse progressivamente e anche le entrate diminuirono. Si apre l’ultima fase della vicenda militare dell’Ordine. I Cavalieri di Santo Stefano presero ancora parte alla guerra di Candia (conclusasi disastrosamente nel 1669), a parecchie imprese contro i turchi (spesso in soccorso di Venezia), alle campagne di Dalmazia e Negroponte e alla guerra di Corfù.

L’ultima impresa che li vide in mare fu la crociata in Morea nel 1719. La storia dell’Ordine, fin dalla nomina di Cosimo I a Gran Maestro, e le imprese degli eroici cavalieri fino al 1614 (anno dell’ultimo riquadro con la celebrazione della vittoria di Bona) sono immortalate da rinomati artisti fiorentini nel ciclo pittorico che orna il soffitto della Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri a Pisa. Nella politica divulgativa del principe le arti figurative costituivano il mezzo più diretto per narrare una storia che si svolgeva contemporaneamente allo scorrere del pennello sulla tela, e che divenne il riflesso della gloria medicea e della Toscana tutta. Con il mutare dei tempi e la ridefinizione degli assetti storico-politici internazionali, il ruolo stesso dell’Ordine si trasformò e gli obblighi formativi dei Cavalieri previdero una minor preparazione marinaresca e militare e una maggiore attenzione agli studi scientifici e umanistici.

L’invasione francese del 1799 causò l’abolizione dell’Ordine, ormai debole e privo di un ruolo nella società; l’organismo venne però ripristinato nel 1817 dal Granduca Ferdinando III, con il proposito di farne una scuola per giovani nobili, ancora con sede nel Palazzo della Carovana a Pisa. La scuola non riuscì tuttavia a raggiungere una propria autonomia e rimase subordinata alla neonata Scuola Normale. La soppressione dell’Ordine fu decretata nel 1859 dal Governo provvisorio toscano. Rifondato successivamente, oggi conta oltre settanta Cavalieri. L’attuale Gran Maestro — il diciassettesimo — è S.A.I. e R. l’Arciduca Sigismondo d’Asburgo Lorena.

 

Questo testo di Michela Gianfranceschi è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita radicictistiane.it

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