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Cattolici senza compromessi

Recensioni librarie08 Settembre 2020
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(Cristina Siccardi) Molte persone, in questo tempo, dove il post-cristianesimo (l’uomo contro Dio) ha lasciato lo spazio al post-umanesimo (l’uomo contro se stesso), si chiedono dove fossero i cattolici quando la rivoluzione cavalcava verso la distruzione delle leggi di natura e delle leggi divine. A parte esigue eccezioni in campo ecclesiastico, fra i laici che hanno denunciato, parlato, lottato contro il modernismo nella Chiesa e la secolarizzazione sempre più massiccia in Occidente si evidenzia il Centro culturale Lepanto.

A raccontare la resistenza lungimirante di questa associazione cattolica, in difesa dell’ordine naturale e cristiano, è l’avvocato Tommaso Monfeli con un libro, fresco di stampa, Cattolici senza compromessi. Il Centro culturale Lepanto (1982-2006) (Edizioni Fiducia, pp. 301, € 22,00). Si tratta di un testo che offre un ottimo servizio alla causa cattolica e alla verità storica in quanto, a partire già da 38 anni fa, si denunciarono gli errori che hanno portato la distruzione di oggi, fra cui le degenerazioni del comunismo, gli inganni del trattato di Maastricht, la minaccia dell’Islam e l’ideologia omosessualista, divenuta legge degli Stati.

Per venticinque anni il Centro Culturale Lepanto, fondato da Roberto de Mattei il 16 aprile 1982, ha svolto un’attività culturale e militante di carattere pionieristico, in un tempo che – a differenza della situazione attuale, che ha migliorato la comunicazione pubblica grazie ad Internet – i media erano perlopiù a voce monocorde e le idee circolavano con maggiori limiti di spazio e di tempo. Le testate giornalistiche, i partiti politici e le gerarchie ecclesiastiche avevano un’enorme influenza sull’opinione pubblica attraverso le lobby di potere, pertanto chi si poneva al di fuori del conformismo era visto come qualcosa da rigettare e ghettizzare. A maggior ragione, quindi, le battaglie del Centro Culturale furono importanti e hanno rappresentato per anni l’unica voce di autentica resistenza cattolica laica. Proprio per tali posizioni «ferme e senza compromessi il Centro fu ostracizzato dagli ambienti cattolici ufficiali che consideravano irreversibile la deriva culturale e morale dell’Italia e dell’Europa e cercavano un accordo con gli artefici di questo declino» (p. 3). Il silenzio venne interrotto con manifesti pubblicati a pagamento sui giornali, il volantinaggio, conferenze e convegni, la pubblicazione di articoli e libri.


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«I suoi componenti», scrive Monfeli, «erano un gruppo di giovani che avevano costituito la “croce di Roma di Alleanza Cattolica”, ma che nell’aprile del 1981 avevano cessato di far parte dell’associazione a causa della loro divergenza di giudizio sul referendum “minimale” di abrogazione della legge 194 sull’aborto proposto dal Movimento per la Vita, al quale Alleanza Cattolica aveva dato la sua adesione» (p. 11).

Si è dato così vita ad un’azione instancabile per individuare e diagnosticare i problemi e proporre i valori della Tradizione come soluzione per il rinsavimento e il ritorno alla realtà, una battaglia che è stata ereditata dalla Fondazione Lepanto, associazione internazionale nata a Washington per volere dello storico de Mattei, con sede a Roma, e che continua ad avere per scopo la difesa dei principi e delle istituzioni della Civiltà cristiana nel campo civico e culturale.

L’inizio della lotta anticomunista del Centro Lepanto fu inaugurata con l’incredibile, pubblica e calorosa accoglienza che riservarono i Frati Minori della Basilica di San Francesco ad Enrico Berlinguer (1922-1984), segretario del Partito Comunista Italiano. Ad Assisi, quell’8 ottobre 1983, si avviò televisivamente parlando l’intesa appassionata tra i cattolici ed i comunisti. Nel 1984, con la firma di Bettino Craxi e del cardinale Agostino Casaroli del nuovo Concordato tra Stato Italiano e Santa Sede, i cattolici senza compromessi avanzarono le loro critiche, diffondendo un manifesto dal titolo «Può un cattolico preferire lo Stato ateo?», che venne integralmente pubblicato l’11 febbraio come inserto pubblicitario sui quotidiani Il Giornale di Milano e Il Giornale d’Italia di Roma; mentre il Secolo d’Italia lo rese noto il 19 febbraio e il settimanale Il Borghese il 26 dello stesso mese.


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Nel 1985 vennero prese misure di conoscenza e di riparazione contro gli oltraggi blasfemi del film Je vous salue, Marie del regista Jean Luc Godard e tre anni dopo contro quelli de L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese. Il Centro Lepanto levò la sua voce, a differenza di tanti altri codardi, che preferirono il silenzio. «L’alternativa alla protesta sarebbe il silenzio, e il silenzio dei cattolici sarebbe uno scandalo ancora più grave della proiezione del film. Se chi ha il diritto e il dovere di reagire tace, solo la bestemmia pubblica resta. Ma come in questo caso appare fondata la massima: chi tace acconsente» (p. 58). Nel maggio del 1986, a 70 anni dalle apparizioni di Nostra Signora di Fatima, venne diffuso quel messaggio mariano, al quale lo spirito controrivoluzionario, che contraddistingue ancora oggi la realtà della Fondazione Lepanto, è fortemente legato. Così, nel continuare la militanza per la difesa della Fede e della Chiesa, si opera nella speranza e nella carità, mantenendo ferma la stella polare mariana nel caos di un’Europa e di una gerarchia ecclesiastica che hanno perlopiù rinnegato Nostro Signore Gesù Cristo, con la consapevolezza che si avvererà la profezia della Madonna pronunciata proprio a Fatima, ovvero che il Suo Immacolato Cuore trionferà.

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Le metamorfosi del comunismo vennero prese in esame dal Centro Lepanto a partire dalla caduta del muro di Berlino nel 1989, nel bicentenario della Rivoluzione francese, anno in cui il Centro dispiegò le sue forze per organizzare contro-celebrazioni della Rivoluzione stessa in diverse città. Il 25 novembre di quell’anno Roberto de Mattei, durante una conferenza tenuta a Roma alla vigilia dell’arrivo nella capitale di Gorbaciov, prese posizione sulla perestrojka e a distanza di 30 anni dalla caduta del muro di Berlino possiamo confermare che le posizioni che allora vennero prese dalla vulgata nei confronti dell’evento sono le stesse che sono risuonate nel 2019: «Il cardinale Ratzinger qualche anno fa definì giustamente il comunismo come la vergogna del nostro secolo; e il muro di Berlino è stato considerato il muro della vergogna in questa prospettiva. Ma ora sembra che questa vergogna non condanni tanto l’infamia del comunismo, bensì colpisca il muro in quanto muro, in quanto frontiera, in quanto contrapposizione, in quanto “anti”, e dunque, in quanto fomentatore della logica anticomunista» (p. 70).

Gli attenti annali registrati da Monfeli non sono soltanto un mero report cronachistico degli eventi e delle risposte ad essi, ma invitano anche a riflettere su quei fatti, comprendendo, per esempio, che nel Trattato di Maastricht sono esposte tesi nichilistiche dirette a creare danni e confusioni sia a livello di rapporti fra i popoli, sia a livello economico, portando all’esproprio della sovranità monetaria e di quella politica. Tutto ciò veniva scritto e pronunciato nel 1990: la moneta unica arriverà dodici anni più tardi, nel 2002. Nel valutare le conseguenze del trattato si evidenziava il pericolo dell’immigrazione di massa e con essa la forza esercitata dall’Islam in Europa con tutto ciò che ne consegue. I cattolici senza compromessi scrissero l’11 maggio 1992 una dettagliata lettera ai parlamentari europei sul trattato di Maastricht, che si chiudeva con un sano realismo: «L’unica seria previsione che si può fare in questo scorcio di secolo è quella della fine delle false profezie socialiste e del trionfo, questo sì è irreversibile, della verità», che si trova soltanto in Gesù Cristo, sul quale è stata fondata l’Europa.


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Alcuni protagonisti di quelle formidabili campagne, battaglie che possono essere meglio conosciute leggendo il libro di Monfeli, come la principessa Elvina Pallavicini (1914-2004) e il marchese Luigi Coda Nunziante (1930-2015), sono già presso Colui per il quale hanno combattuto, mentre altri proseguono sulla via della fedeltà, consci che, come si legge nelle Sacre Scritture, «Militia est vita hominis super terram» (Gb 7, 1). La divina Rivelazione ci spiega che chi vive veramente non può che combattere, e se combatte non lo fa invano, ma per raggiungere un qualcosa per cui solo vale la pena sforzarsi. La battaglia è in primo luogo con se stessi, dunque, è spirituale; in secondo luogo è di idee (dottrinale), infine una battaglia etico-politica (morale e sociale). La trincea è il luogo dove si combatte e si difende: ogni essere umano è chiamato a lottare nel tempo e nel luogo dove Dio l’ha seminato. Tutto il resto è Vanitas vanitatum et omnia vanitas (Qo 1, 2; 12, 8).

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