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Carovigno, terra mariana

Tesori d'Italia20 Marzo 2021
Testo dell'audio

È una delle città pugliesi, che, per posizione geografica, rappresenta una porta verso Oriente, rivestendo un importante ruolo commerciale e culturale, soprattutto verso la Grecia e verso i Paesi dell’Est: Carovigno, in provincia di Brindisi, a 106 metri di altezza sul livello del mare, è immerso nel verde e circondato da cipressi ed olivi secolari. Qui si può ammirare il Santuario della Madonna del Belvedere, invocata dai molti pellegrini, che qui si recano ogni anno.

Denominato prima Sant’Angelo de Luco, con riferimento all’arcangelo Michele, ed, in seguito, Santa Maria di Lucula, dagli inizi del secolo XVI fino ad oggi sono stati attribuiti a questo Santuario diversi altri nomi: Ben Videre, Bellovidere, Bel Vedere fino all’attuale Belvedere. Un tempo la zona circostante costituiva una sorta di difesa naturale, grazie alle grotte presenti, così come lo furono tante chiese rupestri, che diventarono molto probabilmente dimora di monaci dell’ordine di San Basilio, costretti a fuggire dal Medio Oriente a seguito della persecuzione iconoclasta da parte dell’imperatore Leone III l’Isaurico. Visitare questa località significa arricchirsi spiritualmente. È un’oasi, ove trovare ristoro per l’anima.

Entrando nella chiesa si accede sulla destra alla prima scala in discesa, scavata nella roccia e formata da 47 gradini, che conducono ad una prima cripta, quella superiore: qui si trova un altare di tipo basilicale con al centro un affresco raffigurante la Madonna con Gesù, opera del maestro Giovanni Lombardo, su commissione della nobile famiglia feudataria carovignese Loffredo.

Recenti le opere di restauro sugli affreschi della grotta superiore, messe in atto per lo stacco del dipinto parietale che ritrae la Madonna con Bambino dell’edicola voluta dai Loffredo, affresco riconducibile alla fine del XVII o inizio del XVIII secolo. Riproduce su un fondo oscuro una Madonna odigitria. Continuando ad osservare gli affreschi nella cripta superiore ci troviamo dinanzi a figure molto erose, risalenti al XV secolo. Tra i dipinti della cripta inferiore contempliamo l’immagine della Madonna con una scritta nella parte superiore, scritta di cui si riesce a distinguere solo una serie di 4 lettere, a destra della Vergine «TRIA» (le lettere potrebbero essere la parte finale dell’iscrizione «odigitria» ovvero la Vergine che indica la Via, presentando ai fedeli suo figlio, la Salvezza eterna).


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Questo testo di Cinzia Notaro è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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