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Calcoli di anime in pena

Catechesi27 Aprile 2020
Testo dell'audio

Ciò non ostante vi è qualche cosa che ci atterrisce ancora di più, e cioè la durata dei Purgatorio non più considerata in se stessa, come si è fatto finora, ma considerata secondo la stima che ne fanno le anime. Pensandovi un po’, noi vedremo che un’ora sola di Purgatorio sembrerà più lunga di un secolo a quelle povere infelici, sia per l’impazienza estrema in cui vivono di vedere Iddio, sia per il rigore dei loro supplizi. Riferiamo in proposito la seguente curiosissima storia che si legge negli Annali dei Padri Cappuccini (Tomo III, anno 1618). Il P. Ippolito da Scalvo essendo stato eletto Guardiano e Maestro de’ Novizi in un convento di Fiandra, si sforzava di eccitare nei suoi figli spirituali le virtù proprie del loro stato sublime.

Ora accadde che uno de’ novizi che avea fatto grandi progressi nella via della perfezione morì mentre il Maestro era assente, per la qual cosa questi provò gran dolore, e la sera del giorno in cui il giovane era morto, essendo ritornato al convento, mentre dopo mattutino si era fermato in coro a pregare, vide farglisi innanzi un fantasma ravvolto tra le fiamme, il quale così gli parlò: – O mio amorevole e buon Padre! impartiteci, vi prego, la vostra benedizione. Per una leggera mancanza da me commessa contro la regola, mi trovo ora in Purgatorio per soddisfare alla divina Giustizia; la bontà del mio Gesù m’ha permesso di rivolgermi a voi, affinché m’imponiate la necessaria punizione, che io eseguirò in isconto del mio fallo, per essere libero da queste pene.

Rimase atterrito il buon Padre a quella vista e a quei detti, e data di tutto cuore la benedizione al defunto, soggiunse: – Quanto alla penitenza che io, come mi assicurate, debbo imporvi pel vostro fallo, vi darò quella di rimanere in Purgatorio fino all’ora di Prima (circa le otto del mattino). – Udito ciò il novizio, come un disperato si mise a correre per la chiesa e ad urlare Padre snaturato! Cuore durissimo e senza pietà! Come mai volete punire tanto severamente un fallo che in vita avreste appena giudicato degno d’una leggera disciplina? Voi dunque ignorate l’atrocità dei miei tormenti?! Oh penitenza imposta senza carità! – E ciò dicendo sparì.

Il povero Guardiano che avea creduto di essere stato molto indulgente nell’imporre quella penitenza, si sentì drizzare sulla testa i capelli per lo spavento e pel dispiacere, ed avrebbe voluto rimediare a tanto errore a costo della propria vita, ma non essendo in suo potere il farlo, pensò di suonare la campana del dormitorio. Si svegliarono i frati e corsero in coro, ove udirono il racconto di quanto era accaduto. Si dettero perciò premura di dire subito Prima, nella speranza che ciò giovasse ad abbreviare le pene del povero defunto, ma il povero Guardiano portò scolpito nel cuore per tutta la vita il ricordo di quella scena orribile, e confessava spesso che fino allora aveva avuto un’idea molto imperfetta delle pene del Purgatorio.

Un altro fatto dello stesso genere è citato dal Rossignoli. – Due religiosi si amavano come fratelli e si eccitavano a vicenda alla pratica della santa vita prescritta dalla regola. Ad uno di essi poco prima di morire apparve l’Angelo custode dicendogli che era salvo e che sarebbe rimasto in Purgatorio finché fosse stata celebrata una Messa in suo suffragio. Chiamato perciò l’amico, con volto ilare lo scongiura di non lasciarlo dopo morte soffrire a lungo nel Purgatorio e di celebrare immediatamente quella Messa.

Questi promette, con le lacrime agli occhi. Infatti, appena morto l’amico corse a celebrare per lui. Era appena tornato in sacrestia, dopo la celebrazione, quand’ecco comparirgli l’amico tutto raggiante di gloria, ma col volto atteggiato a malcontento, rimproverandogli di aver dimenticato la promessa e d’averlo lasciato più d’un anno in Purgatorio! – Com’è possibile quanto dici, rispose il religioso meravigliato, se appena tu sei spirato son corso a soddisfare la mia promessa celebrando il santo Sacrificio, che appena ora ho terminato? Se non credi vieni con me e te ne darò la prova facendoti toccare il tuo cadavere ancor caldo.

Allora il defunto quasi svegliandosi da profondo sonno esclamò: – Come sono spaventevoli, ohimè, le sofferenze del Purgatorio! Un’ora sola di pena mi apparisce più lunga d’un anno! Benedetto sia Dio che ha così abbreviato la mia prova, e grazie mille volte a te, o fratello mio carissimo, della premura e carità che mi hai usato. Io salgo ora al cielo, e pregherò Dio che presto ci unisca lassù come fummo uniti sulla terra. – Da ciò si vede quanto siano insensati coloro che non si curano affatto di far penitenza in questo mondo, aspettando di scontare i loro falli in Purgatorio.

Dell’imperatore Maurizio racconta la storia ecclesiastica che avendo commesso quand’era sul trono molti e gravi peccati, e avendogli Dio inviato un angelo per chiedergli se sceglieva di scontarli in questo mondo o nell’altro, rispose: – In questo mondo, in questo mondo, o Signore, poiché la mia pena sarà sempre inferiore a quella che patirei nell’altra vita. – Poco tempo dopo uno de’ suoi generali per nome Foca, impadronitosi dell’impero, fa condurre l’Imperatore nel circo, lo fa coricare in terra e premendogli col piede la gola, presente tutto il popolo costantinopolitano, gli fa sgozzare davanti agli occhi tutti i figli, dopo di che uccide colla spada anche lui. Durante quell’orribile carneficina il pio Imperatore non cessava di ripetere il versetto del Salmista: Justus es, Domine, et judicia tua aequitas.

Dagli esempi citati dobbiamo trarre la conclusione che la durata delle pene del Purgatorio è ordinariamente assai lunga e che il calcolo di noi, che ancora viviamo, è ben diverso dal calcolo che le anime purganti fanno delle loro pene. Tanta è l’intensità dei divini castighi in Purgatorio, che un’ora sola può sembrare una eternità a quelle anime in pena. Queste riflessioni ci ispirino un salutare terrore del Purgatorio ed una più viva compassione per le povere anime purganti, che spesso dimentichiamo con troppa facilità. La infinita santità di Dio non soffre macchia nei suoi eletti, mentre ordinariamente le anime giungono al tribunale di Dio talmente indebitate con la giustizia divina da inorridire al solo pensarvi.

Misericordiae Domini, quia non sumus consumpti!” (Lament. Ier. 3; 22) Salve unicamente per grazia di Dio; rimane da soddisfare ai debiti contratti con la divina giustizia. E neppure dobbiamo meravigliarci e tanto meno lamentarci con Dio, allorché sembra che dia fondo ai suoi castighi con gli uomini, finché vivono. Meriteremmo che Iddio aggravasse la mano assai di più… Comunque son pene risparmiate per l’altra vita!

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