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Aosta, Domus Ecclesiae

Tesori d'Italia02 Maggio 2020
Testo dell'audio

Le vicende di Aosta sono legate sin da epoche remote al Casato dei Savoia: Ancilia, sposa di Umberto I Biancamano, conte di Belley e capostipite della dinastia sabauda, fu infatti sorella di Anselmo I – il vescovo, princeps Regni, in cattedra dal 994 al 1025, cui si deve la realizzazione del duomo di Aosta e della Collegiata dei Santi Pietro e Orso –, nonché madre di Burcardo, designato come successore di Anselmo ancor prima della sua morte ovvero nel 1022.

Umberto divenne conte di Aosta nel 1024; l’anno seguente suo figlio salì alla locale cattedra episcopale, che lasciò nel 1031, per accettare quella di Lione: il legame, stretto sin dalle origini, divenne istituzionale nel 1416, quando Aosta entrò a far parte dello Stato sabaudo, seguendo le alterne vicende della vallata: col dilagare della rivoluzione protestante, decaddero le fortune del ducato, che, nel 1535-36, perse Ginevra, il Canton Vaud ed il Basso Vallese. Una volta trasferita la capitale del Ducato da Chambéry a Torino, poi, i valichi valdostani persero importanza anche per gli scambi economici e culturali, spostatisi lungo i valichi del Moncenisio e del Sempione.

Ciò però non intaccò lo splendore delle origini, splendore che Aosta ha saputo mantenere intatto sino ai giorni nostri in opere quali, ad esempio, il suo Duomo, dedicato a santa Maria Assunta ed a san Giovanni Battista. L’analisi dei reperti murari ha consentito di individuare le fasi costruttive più antiche: in epoca romana, fu un’ampia Domus ecclesiae ad accogliere le riunioni della prima comunità cristiana locale.

L’assetto attuale è invece frutto di una vasta opera di ricostruzione, intrapresa già nei primi decenni dell’XI secolo, quando il vescovo Anselmo decise di demolire la cattedrale paleocristiana sorta qui nel IV-V secolo d.C., a navata unica e con annesso battistero, per costruirvi un più vasto edificio con pianta basilicale a tre navate, tetto a capriate in legno e doppio coro, in corrispondenza alle due estremità dell’aula, com’era d’uso nell’arte aulica d’Oltralpe.


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I lavori si protrassero anche durante l’episcopato del successore di Anselmo, Burcardo. Il coro era in posizione sopraelevata rispetto alla pavimentazione della chiesa; al livello sottostante, già dal X secolo, v’era la cripta a tre navatelle con volte a crociera, sostenute da colonnine con capitelli medioevali in marmo. Cripta, che venne rifatta nella seconda metà dell’XI secolo, forse a causa di un cedimento: per questo, solo le prime campate conservarono le colonnine originarie, mentre per le altre furono utilizzate solide colonne romane di reimpiego.

In quel periodo, tanto ad oriente quanto ad occidente venne realizzato un altare con la propria abside, affiancato ciascuno da due torri, che consentivano di accedere al piano superiore, ov’erano sistemate cappelle e tribune. L’altare del coro orientale, ovviamente il più rilevante, era intitolato a santa Maria ed era riservato alla liturgia festiva: qui celebravano il Vescovo oppure i canonici. L’altare del coro occidentale, invece, dedicato a san Giovanni Battista, era destinato alla liturgia quotidiana ed alla lettura degli editti pubblici.

Sul lato orientale, originariamente, la cattedrale presentava ben cinque absidi: quella grande della navata centrale, le due delle navate minori ed altre due ricavate al piano inferiore delle torri campanarie. Nel XIII secolo due absidi vennero abbattute e fu realizzato attorno al coro il deambulatorio con tre cappelle radiali, oggi sede del Museo del Tesoro della cattedrale (Museo che ospita, tra l’altro, la cassa reliquiaria del XV secolo con i resti mortali di san Grato, patrono della città). Nello stesso periodo venne abbattuta quasi completamente l’abside maggiore e sostituita con l’attuale in stile gotico. Nel 1397 l’allora vescovo, mons. Giacomo Ferrandini, pose nella navata centrale, sospeso in alto, un grande crocifisso ligneo di intensa drammaticità, realizzato appositamente da uno scultore di area svizzero-tedesca. Il crocifisso è tuttora presente, tra la volta ed il presbiterio.


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Il portale d’ingresso del Duomo era collocato sul fianco meridionale, mentre su quello settentrionale si sviluppava il chiostro dei Canonici, cui era possibile accedere dalla navata sinistra: risalente all’XI secolo, poco dopo la metà del XV, con l’istituzione della Fabbriceria della cattedrale, il chiostro venne interamente ricostruito da Marcel Girard di Saint-Marcel in stile tardo gotico, assumendo la forma conosciuta anche ai giorni nostri, benché oggi priva di gran parte del corridoio meridionale, sacrificato per realizzare, nel 1860, una cappella del S. Rosario, in stile neogotico. Nel citato chiostro, un capitello testimonia come il collegio fosse stato fondato o riformato nel 1133 secondo la Regola di sant’Agostino, per volere del vescovo Erberto.

 

Questo testo di Mauro Faverzani è stato tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it


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