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Anna d’Este e Caterina de’ Medici

Arte e Cultura04 Maggio 2020
Testo dell'audio

Anna e Caterina vennero etichettate subito come le “italiane”. Aggettivo dal senso chiaramente dispregiativo, con qualche eccezione. Anna d’Este fu amata e rispettata. Caterina rimase, pur regina, l’“italiana”, l’intrusa, la figlia di banchieri, a rinfacciarle l’origine spuria dei Medici, quel lustro legato ai soldi più che al blasone. Nata a Firenze il 13 aprile 1519, sposò quattordicenne Enrico di Valois, secondogenito del Re. Nel tempo ottenne un potere immenso.

Il 10 agosto 1536 il delfino Francesco morì, Enrico e Caterina divennero inaspettatamente eredi al Trono. Undici anni dopo, alla morte di Francesco I, vennero incoronati, ma Caterina fu eclissata dalla favorita Diana di Poitiers. Solo nel 1559, quando durante un torneo Enrico venne colpito a morte per errore, iniziò la sua ascesa politica. Fu per sempre vedova affranta e Regina madre potentissima. L’incoronazione di Francesco II segnò un momento decisivo anche per Anna d’Este. Moglie del nuovo Re fu infatti Maria Stuarda, nipote dei Guisa.

Primogenita di Ercole d’Este e Renata di Valois, nata a Ferrara il 16 novembre 1531, Anna nel 1548 sposò Francesco di Guisa. La fama delle sue virtù in Francia la precedette, il blasone era purissimo, dunque non incontrò le difficoltà di Caterina, anzi. Decantata dal poeta Brantôme come «la più bella donna della Cristianità», vantava anche un nonno del calibro di Luigi XII. Qualcuno affermò addirittura non essere alla sua altezza il marito, benché a lei non dispiacque affatto.

Francesco di Guisa era raffinato, di bell’aspetto, audace condottiero. Per la sua audacia dimostrata durante l’assedio di Boulogne ebbe la carica di governatore del Delfinato, e gli restò una cicatrice al volto che lo rese ancor più affascinante. Per tutti fu «Lo Sfregiato» e divenne popolarissimo. Anna si trovò presto protagonista della sanguinosa pagina delle guerre di religione, un lungo periodo di conflitti e insidie che la privò di tanti affetti – il marito assassinato dagli ugonotti, due dei suoi figli dal Re di Francia – e che lei affrontò con coraggio e coerenza.


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Durante il regno di Francesco II, i Guisa divennero emblema del Cattolicesimo, idolatrati dal popolo, detestati dagli ugonotti. La stessa Anna inevitabilmente finì per essere amata e odiata. Già nel 1560, con la congiura calvinista di Amboise e l’esemplare repressione che ne conseguì, le tensioni esplosero. Durante l’esecuzione pubblica, Anna svenne, Caterina fu impassibile. Sedettero una di fianco all’altra, in tribuna, mentre i congiurati sfilarono e le teste rotolarono a terra, una dopo l’altra. Caterina vide il pallore e le lacrime di Anna.

«Perché piangete?». È quasi meravigliata, lei non conosce commozione, tutta presa dalla ragion di Stato. I protestanti furono abilissimi nel denunciare l’integralismo dei Guisa come causa di quelle morti. Ad Amboise morirono dei ribelli. Caterina punì chi minacciava la Corona. Difendere l’autorità dei Valois fu la sua ossessione. Quell’ossessione che le tolse il sonno, che la indusse a consultare maghi e cartomanti, che la cristallizzò nella sua politica di equilibrio. Già al termine di quell’anno ­– quando Francesco II morì, Maria Stuarda tornò in Scozia e venne ridimensionato il potere dei Guisa – si aprì la stagione dei compromessi. Il secondogenito aveva dieci anni, salì al trono come Carlo IX, ma a regnare fu di fatto Caterina, da quel momento e fino alla morte.

Il 17 gennaio 1562 l’editto di Saint-Germain riconobbe la libertà di culto ai protestanti. Da allora in poi editti di tolleranza, concessioni, trattati di pace si susseguirono, ma gli animi furono sempre più esacerbati. Si susseguirono anche episodi di violenza. Caterina non fu amata dai Cattolici per le concessioni all’eresia, non fu amata dagli ugonotti perché cattolica. E se la satira calvinista ebbe come bersaglio naturale Anna, non risparmiò comunque Caterina. E nei libelli furono ingiuriate entrambe.


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Per Anna all’odio degli ugonotti fece da contraltare la stima che i cattolici seppero dimostrarle, fino a quell’appellativo di Regina madre, riferito più a lei che a Caterina, a rimarcare la speranza che uno dei suoi figli salisse al trono. Per Caterina no: alle ingiurie dei protestanti s’aggiunsero anzi quelle dei cattolici delusi. Gli avversari politici la calunniarono in vita, la leggenda nera la perseguitò in morte. Enfatizzata poi dai giacobini in chiave antimonarchica, ripresa e romanzata da Dumas nel celebre La Regina Margot, toccò a Balzac prenderne in parte le difese o meglio lasciare che si difendesse da sé, in una sorprendente anticipazione delle moderne Interviste impossibili.

Gli storici contemporanei hanno poi ribaltato la fortuna delle due italiane primedonne in Francia: Caterina de’ Medici rivalutata per la tolleranza, Anna d’Este condannata per la coerenza religiosa. Morendo a Blois il 5 gennaio 1589, Caterina si risparmiò d’assistere a ciò che per tutta la vita paventò: il tramonto dei Valois. Vi assistette invece Anna che, morendo solo nel 1607, fece anche in tempo ad accompagnare il regno dei Borbone nei primi incerti passi. Il suo ruolo fu indispensabile per far accettare ai cattolici Enrico IV, convertitosi giusto per poter salire al trono, con il celebre «Parigi val bene una messa».

Protagonista dei conflitti religiosi, madre del capo della Lega cattolica, fu solerte protagonista anche nel farsi ambasciatrice di pace non appena intuì che la fede non sarebbe più stata minacciata dal potere civile. Si dice che sulla tomba, nel cimitero di Notre Dame de Liesse, ad Annecy, crescessero strani fiori e s’udissero voci, fino a quando la furia giacobina non giunse a profanarla, disperdendo le spoglie di Anna d’Este.


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Questo testo di Elena Bianchini Braglia è stato tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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