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Amore razionale e sensibile

Spiritualità04 Gennaio 2018
Testo dell'audio

L’amore sensibile è una caratteristica dell’uomo come organismo psicofisico. Lo scopo dell’amore sensibile è il piacere che egli cerca prendendo e raggiungendo l’unione con il suo oggetto, poiché il piacere deriva dall’unione (San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, IIa, q. 1, a. 30). Questo piacere è al servizio della vita biologica: della conservazione e della promozione dell’organismo umano o della specie. Esso si indirizza a ciò che gli è presentato dai sensi come necessario e piacevole qui ed ora. Esso è soggettivo, e la sua dinamica è quella di una potenza che cerca il proprio soddisfacimento.

Esempi ne sono il desiderio per il cibo e le bevande, e l’amore familiare e sessuale – o “erotico” – (nella misura in cui questi due ultimi tipi di amore sensibile non sono informati ed elevati dall’amore razionale o dalla Carità).

La natura dell’amore sensibile è in gran parte la medesima per l’uomo come per gli animali, sebbene nell’uomo esso sia elevato dalla presenza della ragione a uno stato più alto che nel suo equivalente animale.

L’amore razionale è una caratteristica dell’uomo come essere spirituale. Il suo termine è l’Essere stesso. Il radicale dinamismo dello spirito si svolge verso atto e abbondanza. Esso tende all’Essere assoluto e cerca di promuoverlo in tutte le sue manifestazioni finite.


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Esempi ne sono l’amore naturale per Dio e l’amore di amicizia.

Confrontando l’amore sensibile e l’amore razionale a proposito delle tre caratteristiche dell’amore annotate sopra, possiamo dire il seguente:

  • l’amore sensibile implica il ricevere, mentre l’amore razionale implica il dare;
  • l’amore sensibile è caratterizzato più marcatamente dall’unione rispetto all’amore razionale;
  • l’amore sensibile promuove il bene di sé come organismo psicofisico e il bene della specie; mentre l’amore razionale promuove il bene dell’altro come essere razionale, oltre al bene di sé come essere razionale. Un esempio ne sarebbe il caso in cui si faccia del bene al proprio nemico, dal momento che promuovendo il bene dell’altro l’agente dà, e nel dare, egli avanza verso il suo fine ultimo: la sua perfezione nell’amore .

Si dovrebbe notare comunque qui che dal momento che l’amore razionale non è un amore soprannaturale (come la Carità), ma solo un amore naturale, non promuove l’ultimo fine dell’agente, che è soprannaturale, immediatamente (come lo fa la Carità), ma solo mediatamente, disponendo l’agente verso questo fine soprannaturale.


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Ora l’amore razionale, quando ha l’uomo come proprio oggetto, è conosciuto come la virtù dell’amore. Esso differisce dalla Carità nella qualità e nello scopo: è infatti una forma naturale di amore e non soprannaturale, e ha una portata più ristretta, non includendo l’amore di Dio o la santificazione di ogni azione dell’uomo.

La virtù dell’amore è tipicamente messa in contrasto con la passione d’amore, che è un altro nome per l’amore sensibile. La virtù dell’amore può essere definita come quella virtù con la quale un uomo altruisticamente vuole il bene del suo prossimo, promuovendolo al meglio delle sue capacità ovunque e comunque egli possa.

L’esempio principale della virtù dell’amore è l’amore di amicizia, che è caratterizzato dalla sua reciprocità e virtuosità, e dagli interessi comuni della coppia: idem velle idem nolle. Ulteriori esempi sono l’amore familiare e matrimoniale dove la virtù dell’amore informa ed eleva quell’amore familiare o erotico che inizialmente è meramente sensibile.


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Notiamo che l’amicizia è qui intesa in senso stretto. In senso lato è intesa a caratterizzare anche le altre forme di amore razionale, come l’amore familiare e l’amore coniugale, in aggiunta alla Carità stessa, come san Tommaso mostra nella Summa Theologiae, IIaIIae, q. 23, a. 1.

L’amore familiare sensibile è l’amore tra genitori e figli o tra figli. Esso può diventare disordinato a danno della giustizia. Quando esso è informato ed elevato dall’amore razionale, diviene disinteressato: il figlio guarda al genitore come una buona persona, per esempio, o come degna del suo amore, e il genitore lascia la sua presa possessiva sul figlio.

L’amore erotico nell’uomo caduto è toccato dalla lussuria: ricerca il piacere per sé, considera le persone come oggetti, e tende a trasferirsi da una persona a un’altra, anche mediante “matrimoni” successivi.

Quando l’amore erotico nel matrimonio è informato ed elevato dall’amore razionale esso è trasformato in un amore coniugale che considera le persone come persone. Tale è il modo in cui l’amore sensibile diviene veramente umano, ricevendo profondità dall’amore razionale e divenendo un’espressione di esso.

Per i cristiani nello stato di Grazia questo amore razionale è a sua volta informato ed elevato dalla Carità, e così diviene una forma di amore soprannaturale.

Discussione

Per ricapitolare, abbiamo brevemente esaminato la Carità nel suo quadruplice aspetto: l’amore di Dio per Sé stesso, l’amore di Dio per l’uomo, l’amore soprannaturale dell’uomo per Dio, l’amore soprannaturale dell’uomo per l’uomo. Poi abbiamo esaminato l’amore razionale, che include l’amore naturale dell’uomo per Dio e la virtù dell’amore, e infine l’amore sensibile.

In termini più generali, si possono dire le seguenti cose dell’amore umano: l’amore umano è radicato nell’imperfezione e nell’indigenza dell’uomo. A livello naturale, egli è incapace con le proprie forze di conservare sé stesso come individuo o come una specie: egli ha bisogno di mangiare, bere, e procreare. A livello soprannaturale, egli è incapace con le proprie forze di ottenere il suo scopo che è la perfezione soprannaturale: egli ha bisogno dell’aiuto della Grazia.

Questi beni di cui l’uomo ha bisogno sono fecondi per lui e devono essere comunicati a lui da fuori. L’amore umano riguarda la comunicazione e la fecondità di questi beni, e possiede quindi due elementi: l’elemento della comunicazione (o unione) e l’elemento della fecondità. L’elemento della fecondità è primario poiché esso si relaziona alla sua perfezione; l’elemento dell’unione è secondario, perché si relaziona ai mezzi per giungere a questa perfezione.

Concludiamo confrontando brevemente e mettendo in contrasto l’amore di Dio per l’uomo e quello dell’uomo per Dio in due suoi aspetti.

Amor Dei est infundens et creans bonitatem in rebus (san Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, IIa, q. 20, a. 2): l’amore di Dio infonde e crea la bontà che è nelle cose. Il Suo amore è il principio della creazione e dell’esistenza continua di tutto ciò che è. Esso è il principio della loro desiderabilità. L’amore dell’uomo al contrario è essenzialmente passivo: una risposta, un movimento provocato da fuori. Dio dà la bontà alle cose; Egli non è, come l’uomo, sottomesso alle loro attrazioni. Il Suo amore è pura benevolenza, gratuità, altruismo. Egli non ottiene nulla da noi mentre noi otteniamo tutto da Lui.

L’amore di Dio è un amore di donazione di sé, come è l’amore per Dio al quale l’uomo è chiamato. L’amore dell’uomo per il suo prossimo (sia l’amore razionale sia l’amore di Carità) può al contrario essere definito semplicemente nei termini del donare: esso può essere descritto come dono di sé solo in senso secondario e figurato (e.g. nelle frasi come: “egli dona sé stesso”).

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