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Alleluia! Ascendit Deus

Liturgia21 Maggio 2020
Testo dell'audio

Santa Gertrude, preparandosi a cantare la Messa in onore della resurrezione del Signore, quando s’intonò l’Alleluia del salmo dell’Introito, disse al Signore: “Insegnami, o buon Maestro, con quale devozione ti posso lodare tramite l’Alleluia, che è ripetuto tanto sovente in questa festa”. Il Signore rispose: “Lodandomi con l’Alleluia, ti unisci alle lodi dei beati del Cielo, che tramite il medesimo canto mi esaltano senza sosta”.

Poi aggiunse: “Ricordati che nella parola Alleluia si trovano tutte le vocali ad eccezione della ‘O’, che significa il dolore e che, al suo posto, la vocale ‘A’, è raddoppiata. Perciò lodami in unione alla lode sublime con cui tutti i santi giubilano nella dolcissima delizia della Mia divina umanità trasfigurata, che ora, tramite la gloriosa immortalità, sta elevata sopra le diverse amarezze della sofferenza e della morte che ha patito per la salvezza dell’umanità”.

Quando poi cantò la Messa, sentì una grande estasi venirle dai singoli salmi, responsorii e letture, assieme a una gioia spirituale e a illuminazioni a loro volta corrispondenti alla venerabile celebrazione della Resurrezione, così come anche il reciproco amore tra Dio e l’anima e il godimento della loro unione spirituale.

Quale forma ha il canto dell’Alleluia dopo l’Epistola nel “Tempo Pasquale”? Mentre nella settimana di Pasqua si conserva ancora il Graduale, questo viene tolto il sabato prima della Domenica in Albis, e da qui fino alla ricorrenza della Santissima Trinità si cantano (come antifone) due Alleluia cui seguono due versi, ciascuno con un Alleluia. Nella festa dell’Ascensione l’Epistola e il Vangelo annunciano il glorioso ingresso del Redentore del mondo nella Sua eterna gloria e beatitudine. L’Intermezzo annuncia parimenti questo ingresso trionfale:


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Alleluia, Alleluia

Ascende Dio

tra le acclamazioni, e il Signore


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al suono di tromba. Alleluia.

Il Signore viene dal Sinai

nel santuario: è salito in alto


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e ha condotto con sé prigioniera

la prigionia. Alleluia.

Dopo che il Signore, con dura lotta, tramite l’umiltà della Croce, ebbe sconfitto Satana e il suo dominio, entrò vittorioso nel Sancta Sanctorum del Cielo, nel vero “Sinai”, cioè la sede del trono della manifestazione della Gloria di Dio. I cori angelici esultano e giubilano poiché il loro Re è giunto con “la cattività”, cioè con i giusti e i pii della preistoria, che Egli ha liberato dagli inferi e condotto “prigionieri” del Suo amore redentivo e beato nel Regno della luce eterna.

Sembra strano che nella settimana di Pasqua il Graduale sia ancora presente. Non è forse la liturgia della vigilia di Pasqua già irradiata di luce e di fuoco, impregnata del giubilo della Resurrezione? La Chiesa non canta ormai durante tutta la settimana: Haec dies, quam fecit Dominus: exultemus et laetemur in ea – “Questo è il giorno che ha fatto il Signore: esultiamo e rallegriamoci in esso”? (Sal. 117,24). È certamente così: già nella notte della Resurrezione il Signore trasforma il nostro gemito in letizia, ci spoglia dell’abito di penitenza e ci riveste di delizia (Sal. 29,12).

Nel primo millennio della cristianità, la Chiesa aveva un motivo particolare per inserire nella Messa il Graduale durante tutta l’ottava di Pasqua: la forma particolare dell’ufficio liturgico. Esso si riferiva soprattutto ai battezzandi che, nella notte di Pasqua, tramite il lavacro battesimale, erano risorti a nuova vita. Questi erano stati istruiti per tutta la settimana nelle verità e nei misteri della dottrina della salvezza; e come segno dell’acquisita innocenza e santità, portavano una veste bianca. Il sabato, terminate le cerimonie battesimali, deponevano la veste bianca.

Il Graduale della settimana di Pasqua è stato dunque prescelto con riguardo ai neofiti. Di ciò non vi è dubbio: la difficoltà sta nel poter stabilire con maggior precisione quale fosse la finalità e il significato del graduale per i neobattezzati.

Il Graduale – in mezzo al solenne, severo Tractus e all’Alleluia giubilante – esprime il faticoso e difficile peregrinare dei figli di Dio attraverso la vita terrena verso la Patria celeste. Perciò esso è talvolta unito al Tractus oppure all’Alleluia a seconda del predominante stato d’animo del pellegrinaggio terreno, caratterizzato da tristezze e sofferenze, penitenze ovvero consolazioni e speranza nella futura pace eterna. In certi periodi il Graduale è del tutto assente e lascia il posto al Tractus, poiché l’anima è addolorata come il Venerdì Santo; oppure esso viene rimpiazzato dall’Alleluia perché è come se il cuore avesse lasciato questa Terra e non può far altro che giubilare con i beati del Cielo, come nel tempo pasquale.

La Chiesa continuava dunque a cantare il Graduale anche nella settimana di Pasqua per ammonire i neobattezzati affinché, durante tutto il loro peregrinare sulla Terra, con fatiche e con lotte, si sforzassero di progredire di virtù in virtù, fino al giorno della loro completa redenzione. E questo tempo dell’eterno compimento e trasfigurazione nella Gerusalemme celeste è simbolizzato dal sabato in cui il Graduale è significativamente omesso. Ciò avveniva l’ottavo giorno dopo il battesimo solenne. L’ottava viene a simboleggiare così l’eterna beatitudine.

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