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Abbandono in Dio

Il viandante10 Luglio 2020
Testo dell'audio

Non è semplice saper accettare la volontà di Dio. Anzi, a volte le nostre resistenze sono fortissime, da un punto di vista umano anche legittime. Chi non si sente legittimato a resistere di fronte ad una malattia o ad una disgrazia? Ma se Dio permette tutto questo non è invano, anche se il capire ed accettare è tutta un’altra questione.

Nel terzo canto del Paradiso Dante poetava:

 ‘n la sua volontade è nostra pace:
ell’è quel mare al qual tutto si move
ciò ch’ella crïa o che natura face.       

Riconoscere che nella volontà di Dio è la nostra pace è uno degli obiettivi più ardui di ogni cammino spirituale. Un obiettivo che costa dolore, che deve scontrarsi con la nostra umanità. Ma abbandonarsi è un lasciarsi andare, un fidarsi che è affidarsi. Ripeto: non è un inizio, può solo essere una fine. Il sacerdote napoletano don Dolindo Ruotolo così faceva dire a Gesù: “Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà.


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Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi e cambiare così l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero della tribolazione, e rimettersi a me perché io solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all’altra riva.

Quello che vi sconvolge e vi fa un male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo e il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge. Quante cose io opero quando l’anima, nelle sue necessità spirituali e in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi “PENSACI TU”, chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate per produrle; ne avete moltissime quando in preghiera è un affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché lo tolga, ma perché lo tolga come voi credete… Vi rivolgete a me, ma volete che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma che gliela suggeriscono”. Sono parole importanti, impegnative,che dovremmo imparare a fare nostre.

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