< Torna alla categoria

A marzo la Corte Suprema australiana esamina la vergognosa condanna del card. Pell

Pensieri e Voce19 Febbraio 2020
Testo dell'audio

C’è una ragionevole speranza che il peggior processo politico avvenuto in Australia – una sorta di linciaggio – e cioè quello che ha condannato il cardinale George Pell, possa avere una sua soluzione positiva il mese prossimo. La Corte Suprema australiana ha infatti fissato l’udienza per il ricorso presentato dalla difesa del porporato per l’11 e il 12 marzo; ma la sentenza non giungerà se non dopo qualche settimana.  Pell  78 anni  sta attualmente scontando una condanna a sei anni nel carcere di massima sicurezza di Barwon per il presunto abuso sessuale di due coristi nella sacrestia della cattedrale di Melbourne dopo la messa domenicale, appena arrivato in quella diocesi nel 1996. Se la condanna non venisse annullata, non potrebbe essere rilasciato prima di aver scontato 3 anni e 8 mesi.

Per capire la condanna, bisogna tenere conto del clima di ostilità creata dai mass media e presente nell’opinione pubblica nei confronti della Chiesa cattolica, e del cardinale Pell in particolare, giudicato tradizionalista e conservatore. Nell’agosto scorso il cardinale si è visto respingere il ricorso in appello con due voti contro uno. Ma il giudice minoritario ha scritto una memoria di oltre duecento pagine per dimostrare la possibile, anzi probabile innocenza di Pell.

Bisogna ricordare, parlando di questa sentenza, che Pell è stato condannato sulla base della sola testimonianza della sua presunta vittima; che la seconda presunta vittima è morta di overdose prima che il caso esplodesse, e aveva detto a sua madre di non aver mai subito abusi; che l’accusa non ha nessuna prova o testimonianza aggiuntiva, a parte quella dell’accusatore, mentre non sono state tenute in considerazione decine di testimonianze a favore del cardinale. I fatti sarebbero questi: in una data imprecisata del 1996 subito dopo la messa della domenica in cattedrale, Pell ancora con i paramenti da messa, avrebbe in qualche minuto obbligato le sue due vittime a compiere atti sessuali nella sacrestia in quel momento – e questo è un primo elemento incredibile – vuota.

Non a caso George Weigel ha parlato di “vergogna” del sistema giudiziario australiano, una critica che è stata ripresa e rilanciata, sia pure con sfumature diverse anche in Australia, e anche da persone non legate in nessun modo alla Chiesa cattolica. Per esempio Andrew Bolt, un giornalista di Sky Australia, emittente certo non vicina a Pell, ha ricostruito in un servizio televisivo cronometrato la cronologia del presunto crimine per dimostrare l’impossibilità fisica che potesse essere compiuto secondo le circostanze e le modalità descritte dalla presunta vittima


Sostieni RRL

Informazioni Personali

Totale Donazione: €10,00

E continuano a essere pubblicate analisi devastanti per l’accusa. Le argomentazioni sono convincenti. Se gli eventi si sono verificati subito dopo la messa, come inizialmente sostenuto dalla presunta vittima, è fisicamente impossibile per i ragazzi che facevano parte del coro aver raggiunto la sacrestia prima di Pell. Inoltre, il maestro di cerimonie, Carlo Portelli, dichiarò che accompagnava sempre il celebrante in sacrestia e lo aiutava a spogliarsi, e che, nonostante il tempo trascorso (23 anni), proprio per la sua eccezionalità si sarebbe ricordato di non averlo fatto un giorno.  Sono state messe in evidenza molte altre discrepanze e contraddizioni, e impossibilità. Per questo Weigel, e altri hanno parlato di vergogna. Come può essere credibile una condanna basata unicamente sulla dichiarazione della vittima, a fronte di un tale cumulo di contraddizioni, dimenticanze e impossibilità fisiche e cronologiche? La Corte Suprema dovrà esaminare se la sentenza iniziale e il successivo appello hanno tenuto conto del principio che qualcuno non può essere condannato in presenza di ragionevoli dubbi.

Da Facebook