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VITA – Negli Usa pressioni su Google; no del Texas all’aborto

Zoom: una notizia alla settimana29 Agosto 2022
Testo dell'audio

Sempre più impositivi, sempre più ideologici, sempre più dittatoriali i criteri utilizzati dalle big
tech nel gestire a modo loro l’enorme flusso di dati in proprio possesso.
Un esempio, ancora una volta, giunge dagli Stati Uniti, dove Google, nei risultati di ricerca,
promuove le cliniche abortiste e censura i centri di gravidanza: è quanto ha denunciato l’agenzia
InfoCatólica, riprendendo quanto pubblicato dal giornale statunitense The Hill, che ha a sua volta
riferito del proposito dell’azienda d’applicare etichette alle cliniche che pratichino gli aborti ed a
quelle che non li pratichino.
La decisione sarebbe stata assunta su richiesta del senatore democratico Mark Warner e della
deputata, sempre democratica, Elissa Slotkin: i due avrebbero chiesto espressamente a Google,
quando le utenti digitino «cliniche abortiste vicine» o «pillola abortiva», di evitare risultati di
ricerca, che segnalino alle donne in dolce attesa anche i centri di gravidanza pro-life, dove
facilmente verrebbero aiutate a scegliere la vita per i propri bimbi in grembo, poiché, secondo il
sen. Warner, questi farebbero «ricorso alla disinformazione» e non fornirebbero «servizi sanitari
completi».
Questo rappresenta davvero una brutta pagina nella storia del più celebre motore di ricerca, che
negli Stati Uniti si rivela piegato ai diktat di esponenti del Partito democratico, piegato ai diktat di
una visione bioetica spiccatamente abortista, quindi estremamente fazioso ed, in buona sostanza,
inaffidabile.
Lamenta l’agenzia InfoCatólica: «Quando LifeSiteNews ha cercato “aiuto alla gravidanza” su
Google, il primo risultato è stato Planned Parenthood, benché si tratti di una struttura che pratica
aborti e presso cui i servizi di aiuto alla gravidanza, come assistenza prenatale e post-parto, siano
praticamente inesistenti». Il che è assurdamente paradossale. Ovvio, questa è una situazione che, al
momento, pare interessare esclusivamente gli Stati Uniti, dove il clima in materia è divenuto a dir
poco incandescente; l’Italia ad esempio non ne è interessata. Ma non è detto che in avvenire tale
modus operandi non possa venire esteso arbitrariamente anche ad altre aree geografiche: un dubbio,
questo, che costituisce una pesante mazzata in termini di credibilità per Google.
Quanto agli Stati Uniti, si noti come sia venuto allo scoperto il peggior volto violento pro-choice:
da maggio ad oggi almeno cinque centri di gravidanza pro-life hanno subìto incendi dolosi, mentre
decine sono quelli che hanno subito vandalismi e minacce. In una recente intervista, la senatrice
democratica Elizabeth Warren del Massachusetts avrebbe chiesto la chiusura completa di questi
centri di gravidanza, «perché presumibilmente “torturano” le donne», ha dichiarato: incredibile! La
realtà, fotografata da un’analisi condotta dal Charlotte Lozier Institute, è naturalmente un’altra: dal
2016 i 3 mila centri pro-life hanno contribuito a salvare dall’aborto oltre 800 mila nascituri, servito
nel 2019 quasi 2 milioni di persone, fornito più di 730 mila test di gravidanza, effettuato quasi
mezzo milione di ecografie, distribuito 1.300.000 pacchetti di pannolini, oltre 2 milioni di tutine per
neonati, il tutto gratuitamente.
Nel frattempo, lo scorso 25 agosto in Texas è entrato in vigore il divieto pressoché totale di
aborto, consentito solo in caso di pericolo di vita per la madre. Contemporaneamente si sono
nettamente inasprite le pene per i medici che pratichino l’aborto e per quanti collaborino con loro,
potenzialmente estensibili sino all’ergastolo. Le madri che abortiscono, viceversa, non verranno
punite.
Per evitare che tale provvedimento venga affossato da autorità locali pro-choice, la nuova legge
stabilisce che sia il Procuratore Generale dello Stato del Texas a dover perseguire questo crimine e
prevede la possibilità di sporgere denunce civili contro i medici abortisti, qualora i procuratori locali
si rifiutassero di collaborare.
Ciò significa due cose: la prima è che, negli Stati Uniti, la guerra sul tema della vita si è fatta
accesissima; la seconda è che comunque tutto ciò dimostra come cancellare le leggi abortiste –
compresa la 194 per l’Italia – sia assolutamente possibile. La speranza e la voglia di combattere per
questo obiettivo pertanto non devono mai venire meno.

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