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Una fase di scristianizzazione dell’Italia: Nuovo Concordato dell’11 febbraio 1984

Analisi e commenti18 Febbraio 2024
Testo dell'audio

Quarant’anni fa, il 18 febbraio 1984, il presidente del Consiglio Bettino Craxi ed il cardinale
Segretario di Stato Agostino Casaroli firmarono solennemente a Villa Madama, il Nuovo
Concordato tra la Santa Sede lo Stato italiano, che rivedeva profondamente i Patti Lateranensi
dell’11 febbraio 1929.
I Patti Lateranensi del 1929, avevano sancito un nuovo rapporto di collaborazione tra Chiesa
e Stato in Italia, la cosiddetta “Conciliazione”, dopo il lungo dissidio seguito all’occupazione
militare dello Stato pontificio e alla presa di Roma del 20 settembre 1870. Essi avevano il loro
principio fondamentale nel riconoscimento della Religione cattolica, apostolica e romana, come la
sola Religione dello Stato. Da questo principio scaturivano alcune importanti conseguenze, come
l’insegnamento della dottrina cristiana nelle scuole, il riconoscimento giuridico del matrimonio
sacramentale, la proclamazione del carattere sacro della città di Roma.
La Costituzione repubblicana del 1948, pur essendo animata da un profondo spirito laicista,
nel suo articolo 7, recepì i Patti Lateranensi come fondamento dei rapporti tra Stato e Chiesa in
Italia. La novità del “Nuovo Concordato”, firmato nel 1984, come spiegò lo stesso Presidente del
Consiglio Craxi, consisteva invece nel realizzare la «moderna separazione» tra Stato e Chiesa,
affermando il principio della “neutralità” dello Stato in materia di religione. Lo stesso cardinale
Casaroli precisò che il «fulcro» del Nuovo Concordato era costituito dall’abolizione del “principio
originariamente richiamato dai Patti Lateranensi della religione cattolica come sola religione
dello Stato». La segreteria di Stato vaticana e la Conferenza episcopale italiana, esprimevano
pubblicamente il loro plauso per il nuovo traguardo raggiunto.
L’11 febbraio 1984, una settimana prima della firma del Nuovo Concordato, il Centro
Culturale Lepanto, che avevo l’onore di presiedere, pubblicò, come inserto pubblicitario, su alcuni
quotidiani nazionali un «manifesto» intitolato «Può un cattolico preferire lo Stato
ateo?». Scrivevamo tra l’altro:
“Non meraviglia che le forze rivoluzionarie e anticristiane, che professano l’ateismo e
l’egualitarismo radicale, esprimano la loro sostanziale soddisfazione verso un progetto
concordatario in cui vedono affermato il principio dell’uguaglianza delle religioni, e quindi un
implicito ateismo di Stato, destinato ad avere enormi conseguenze in seno alla società civile.
Ciò che invece è strabiliante è che la stessa intima soddisfazione per questo Concordato
venga espressa pubblicamente dai vertici del mondo cattolico, sia laici che ecclesiastici, tanto da
considerarlo molto migliore dell’antico e quindi a questo nettamente preferibile
Il Centro Culturale Lepanto – associazione civico-culturale che si ispira all’immutabile
dottrina della Chiesa – rivolge a queste autorità del mondo cattolico italiano una domanda,
rispettosa ma pressante:
Può un cattolico preferire uno Stato “neutrale” in materia di religione, e quindi
implicitamente ateo, ad uno Stato ufficialmente cattolico?  Questa preferenza non contraddice la
dottrina cattolica e lo stesso buon senso?
Negli ultimi due secoli, il Magistero della Chiesa, soprattutto per bocca dei Sommi
Pontefici, ha sempre condannato il principio anticristiano del laicismo e della neutralità religiosa,
affermando per contro il dovere dello Stato di riconoscere pubblicamente e di sostenere
efficacemente la vera Religione. Tra le innumerevoli citazioni, ci limitiamo a riportare questa di
san Pio X: «E’ una tesi assolutamente falsa, un errore pericolosissimo, pensare che bisogna separare
lo Stato dalla Chiesa. Questa posizione si basa infatti sul principio che lo Stato non debba
riconoscere nessun culto religioso. Essa è assolutamente ingiuriosa verso Dio, poiché il Creatore
dell’uomo è anche il fondatore della società umana, e mantiene in vita sia questa che noi singoli
individui. Perciò gli dobbiamo non soltanto un culto privato, ma anche un culto sociale ed onori
pubblici» (Enc. Vehementer dell’ 11 febbraio 1906).
Lo stesso buon senso impone del resto che un cattolico abbia il diritto di vivere in una
società in cui costumi, leggi e istituzioni subiscano la più profonda influenza da parte della vera

Religione.  La stessa logica esige che il cattolico reclami l’irrinunziabile diritto di formare una
famiglia cattolica, una civiltà cattolica, uno Stato di principio e di fatto cattolico.
Assolutamente illogico è invece che un cattolico preferisca uno Stato “neutrale” ad uno
Stato animato dallo spirito della Santa Chiesa.  Come può infatti egli preferire uno Stato in cui la
Religione cattolica perda il suo primato e il suo prestigio per essere trattata alla stregua di una
setta qualsiasi?  In cui l’insegnamento religioso non venga più impartito nelle scuole, se non su
esplicita richiesta?  In cui 1e preziose figure dei cappellani debbano abbandonare ospedali,
carceri, caserme?  In cui l’adorabile immagine del Crocefisso venga estromessa da ogni edificio
pubblico?  In cui la bestemmia non sia più perseguibile come reato, ma venga considerata una
rispettabile opinione?  Non sono forse queste le logiche conseguenze del Nuovo Concordato?”
Ciò che era scandaloso non era l’accordo, ma l’elogio che di esso facevano le autorità
ecclesiastiche. Esse avrebbero potuto presentare il Nuovo Concordato come un compromesso
doloroso, ma necessario, esprimendo il loro rammarico per una oggettiva menomazione dei diritti
della Chiesa e ricordando l’ideale dello Stato cattolico, come modello a cui tendere. La CEI, in una
dichiarazione ufficiale del 19 febbraio 1984, si vantava invece di aver “dato il deciso contributo di
sua competenza nelle fasi dell’elaborazione del testo, lieta ora che il contributo sia stato accolto”.
Il 12 dicembre 1984 venne posta a Roma la prima pietra della grande moschea islamica che
fu ufficialmente inaugurata il 21 giugno 1995, Fu questa una delle prime conseguenze della
scomparsa del carattere sacro della città di Roma, tutelato dai Patti Lateranensi.
Quarant’anni dopo possiamo confermare ciò che nel 1984, unica voce cattolica in Italia,
affermavamo ad alta voce. Il Nuovo Concordato rappresentò una grave tappa nel processo di
scristianizzazione del nostro paese (Roberto

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