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Tratti generali della contemplazione

Spiritualità23 Maggio 2018
Testo dell'audio

+In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

a) Il processo di contemplazione

Nella contemplazione, Dio agisce soprattutto in ciò che i mistici chiamano il punto fine dell’anima, la cima dell’anima, la cima della volontà o il fondo intimo dell’anima. Ciò che si deve intendere con questi termini è tutto ciò che vi sia di più elevato nell’intelligenza e nella volontà: l’intelligenza, non in quanto ragiona, ma in quanto percepisce la verità per mezzo di uno sguardo semplice, illuminata dai doni superiori dell’intelligenza e della saggezza; e la volontà nel suo atto più semplice che è di amare e di gustare le cose divine.

Il venerabile Louis de Blois (nella foto) insegna come questo centro dell’anima, dove opera la contemplazione, sia molto più intimo ed elevato delle tre facoltà principali dell’anima (ossia la conoscenza, la volontà e la memoria), essendone la fonte. In esso, lui aggiunge, le stesse facoltà superiori sono un’unica cosa; là regna una tranquillità sovrana ed un perfetto silenzio, perché nessuna immagine lo può mai raggiungere; in questo luogo, dove si nasconde l’immagine divina, ci vestiamo della forma divina.


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In questo centro dell’anima, dunque, Dio produce allo stesso tempo la conoscenza e l’amore. L’oggetto della conoscenza colpisce vivamente l’anima, perché è sperimentale o quasi-sperimentale. L’amore che Dio produce è ineffabile: mediante una specie di intuizione, esso fa comprendere all’anima che Lui solo è il Bene sovrano. Lui l’attira così in maniera forte, irresistibile, come il magnete attira il ferro, senza però violentare la sua libertà.

Così, secondo lo stesso Louis de Blois, l’anima esce da sé stessa per versarsi interamente in Dio e perdersi nell’abisso dell’amore eterno e là, morta a sé stessa, vive in Dio senza conoscere né sentire niente fuori dell’amore di cui è inebriata: si perde nell’immensità della solitudine e delle tenebre divine; ma perdendosi si ritrova, poiché l’anima, spogliandosi di tutto l’umano, si riveste di Dio. L’anima è tutta cambiata e trasformata in Dio, come il ferro sotto l’azione del fuoco riceve l’aspetto del fuoco e si cambia in esso. Se fino ad allora in quest’anima non v’era che freddezza, ormai essa è tutta accesa; dalle tenebre è passata allo splendore più vivo; fino allora insensibile, ormai non è che tenerezza.

La contemplazione, in una parola, è come una forma intensa di Fede e di Carità con una tendenza verso la visione beatifica.


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La contemplazione, in fin dei conti, è ineffabile ed inesprimibile e questo per due motivi: il primo è che, essendo inondato dalla luce divina, lo spirito ne viene accecato; il secondo è che egli sperimenta un amore così intenso per Dio che non lo può descrivere.

b) Gioia e sofferenza

Nella contemplazione c’è un miscuglio di gioia da un lato, gioia ineffabile di gustare la Presenza dell’Ospite Divino, e sofferenza dall’altro. Questa sofferenza si manifesta soprattutto in fasi particolarmente dolorose che si chiamano ‘notti’, mentre la gioia si manifesta in fasi dolci e soavi. San Giovanni della Croce e santa Giovanna de Chantal si concentrano principalmente sulle prime fasi; santa Teresa d’Avila e san Francesco di Sales piuttosto sulle seconde.


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Perché la contemplazione implica la sofferenza? Prima di tutto in quanto l’anima sente profondamente la sua separazione dal suo Dio Beneamato e poi in quanto la contemplazione appartiene alla via unitiva e mistica, che è quella dei perfetti o almeno di coloro che si stanno perfezionando: questo processo di perfezionamento comprende la purificazione dell’anima dai peccati passati e dalle tendenze peccaminose che ci hanno lasciato. Altrimenti come ci si potrebbe mai unire a Dio, Che è completamente perfetto ed infinitamente puro? La purificazione è dolorosa, poiché costituisce un processo di purgazione dell’anima da tutte queste impurità.

Lo stesso processo avviene in Purgatorio: la stessa gioia, la stessa duplice sofferenza. Meglio sopportare quest’ultima quaggiù – osserviamo a questo punto – in una lotta gloriosa e meritoria per amare Dio e superare il Mondo, la Carne ed il Demonio, che in Purgatorio senza gloria, senza meriti ed in mezzo a dolori indicibili.

c) Sospensione

Già nella contemplazione attiva si manifesta una certa sospensione dei sensi: il soggetto che contempla non riesce chiaramente ad afferrare l’oggetto della sua conoscenza e può anche perdere il senso del tempo: può passare, infatti, molto tempo senza che egli se ne accorga. Questo però si deve considerare come un fenomeno tipicamente psicofisico e naturale.

Nella contemplazione passiva, invece, avviene una sospensione dei sensi o interni o esterni o di entrambi. Tale sospensione è di ordine puramente sovrannaturale. I sensi vengono immersi ed assorbiti in Dio e l’anima si unisce a Dio in un atto di contemplazione talmente perfetto e pieno, che sembra durare solo un istante. Difatti si tratta qui di due ordini di tempo: quello continuo, solare, e quello discontinuo che deriva dalla pienezza dell’atto, secondo cui l’atto dura solo un istante. L’istantaneità del tempo discontinuo è per l’anima una conseguenza della sua unione a Dio Atto Puro, Che esiste fuori dal tempo nell’Eterno presente.

Tornando all’immagine della barca: ‘Come una barca che scinde il mare e non ci lascia alcuna traccia, l’anima, afferrata dall’oceano delle divine contemplazioni, non può vedere, neanche tornando né da dove è passata, né dove è arrivata’. In mari via tua et semitae tuae in aquis multis, et vestigia tua non cognoscuntur (Sal. 77.19).

d) Vantaggi della contemplazione

Ci sono due vantaggi nella contemplazione.

Il primo vantaggio è che essa glorifica Dio, in quanto ci fa sperimentare in un certo qual modo la Sua trascendenza infinita. La contemplazione prostra il nostro essere tutto intero davanti alla Sua Maestà e ci conduce a lodare e benedire Lui, non solo nel momento stesso in cui Lo contempliamo, ma lungo tutta la giornata. Quando guardiamo la grandezza divina, rimaniamo rapiti d’ammirazione e dalla virtù della devozione di fronte ad essa.

Il secondo vantaggio della contemplazione è che essa santifica l’anima. La contemplazione difatti largisce tanta luce, tanto amore e tante virtù all’anima da essere chiamata con ragione ‘un cammino breve per arrivare alla perfezione’.

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