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Torna la «sindrome di Erode», presepi nel mirino

Zoom: una notizia alla settimana03 Gennaio 2022
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Puntuale, anche quest’anno è tornata, durante le festività natalizie, una sorta di «sindrome di Erode», per la quale pare non esista rimedio adeguato. Colpisce ovunque e chiunque, anche le più alte istituzioni. Il primo sintomo consiste nel voler cancellare il Bambinello ad ogni costo. Ad esempio, eliminando il Presepe, ritenuto un simbolo troppo esplicito ed evidente della Natività.

Così, ecco ancora una volta il bieco trionfo del laicismo in seno al Parlamento europeo, che per il secondo anno consecutivo ha assolutamente vietato l’allestimento di un presepe nelle sedi di Strasburgo e di Bruxelles. L’eurodeputata Isabel Benjumea, dei Popolari, si era persino offerta di donare personalmente le statuine, così che nessun costo fosse caricato sul bilancio istituzionale, ma niente da fare. Ovviamente il problema non era economico, bensì ideologico, sulla falsariga del tentato «golpe», con cui la Commissione europea aveva poco tempo prima cercato, senza riuscirvi, di cancellare dagli auguri la parola «Natale», sostituendola col termine «festività», così generico da esser insignificante: «Tutto ciò che sta accadendo non è uno scherzo – ha affermato l’on. Benjumea – È qualcosa di molto serio, perché abbiamo a che fare con una corrente minoritaria, sostenuta dalla Sinistra radicale e dai movimenti ultras», che cerca di «cancellare il Cristianesimo dall’identità europea e che vuole imporre il suo punto di vista».

L’anno scorso l’on. Benjumea, con una lettera inviata al presidente dell’Europarlamento, il socialista David Sassoli, aveva chiesto l’autorizzazione per collocare in sede un presepe proveniente da Puerto de Santa Maria di Cadice, così da «commemorare pubblicamente questo importante periodo dell’anno per milioni di cittadini europei»: un gesto, che, secondo l’eurodeputata, avrebbe anche rivelato una sensibilità istituzionale col riconoscimento della «storia culturale e delle radici cristiane dei cittadini europei, così come l’industria artigianale sviluppatasi in molti Paesi dell’Unione intorno a questo evento». Niente da fare: la sua proposta venne respinta col solito pretesto, l’eventualità cioè che il presepe potesse risultare «offensivo» per qualcuno, chissà chi. Immediata fu la replica dell’on. Benjumea: «È drammatico e barbaro che lo si consideri offensivo. Con questo criterio, la gente non dovrebbe girare l’Europa per visitare le cattedrali o il Museo del Prado». Anche perché «non passa giorno senza che l’istituzione non commemori qualche evento», rappresentativo per lo più di «piccole minoranze», il che, a maggior ragione, richiede «il riconoscimento della tradizione e della cultura della maggioranza».

Quest’anno, il secondo tentativo con un nuovo progetto: allestire all’interno della sede dell’Europarlamento una mostra di presepi tradizionali. Per questo l’on. Benjumea ha scritto una nuova letterina di Natale al presidente Sassoli ed una richiesta formale all’ufficio interno, deputato ad assegnare gli spazi per le mostre. Dal primo, stavolta, nessuna risposta; dal secondo, un rifiuto chiaro e netto: «Mi hanno detto che non rilasciano autorizzazioni con la scusa del Covid», ha dichiarato l’europarlamentare, indignata del fatto che nella sala principale della sede istituzionale di Bruxelles possa trovare spazio un enorme albero di Natale, ma il Presepe no. Il laicismo ha vinto, qui come altrove. Uno dei più diffusi quotidiani regionali francesi, Sud Ouest, ad esempio, ha pubblicato una sorta di agenda 2022 per i lettori, indicandovi le principali ricorrenze, nonché gli eventi politici, civili e sportivi più significativi: ebbene, mentre tra questi figura anche l’inizio del Ramadan, nessun cenno in assoluto vien fatto al Natale, all’inizio della Quaresima o alla S. Pasqua. Incredibile!

Del resto, benché la stampa nazionale non ne parli, in Francia la «sindrome di Erode» è alquanto diffusa con un dilagare di casi relativi a presepi bruciati o vandalizzati nei giorni scorsi. A Trévières, le fiamme ne hanno parzialmente ingoiato uno lo scorso 26 dicembre. Sempre qui, un episodio analogo avvenne la settimana prima, per cui la Gendarmeria ha aperto in merito un’indagine. Solo la cenere è rimasta dopo un altro rogo di natura dolosa, sviluppatosi a Château-la-Vallière, rogo che ha letteralmente distrutto la rappresentazione della Natività e che ha condotto gli inquirenti ad arrestare un quarantenne. Vandalizzati anche i presepi di Huppy e di Roche-Maurice, quest’ultimo in modo così grave, da costringere il parroco a chiudere la chiesa al pubblico. Rubati Gesù Bambino ed altre statuette dalla chiesa di Locronan, la parrocchia ha sporto denuncia. Ma l’elenco potrebbe tragicamente continuare, segno visibile di un clima di matrice ideologica e giacobina, che al rogo, se potesse, non manderebbe solo i presepi, bensì l’intera tradizione cattolica, su cui si fonda l’Europa, e quanti se ne facciano oggi promotori.

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