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Il timore della morte

Spiritualità30 Gennaio 2018
Radio Roma Libera - Il timore della morte
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Timor mortis conturbat me  (dalla poesia medioevale).

Il timore della morte è un fenomeno naturale per due motivi. Il primo: la morte è un avvenimento contro natura. L’anima umana infatti è orientata al corpo, per costituire assieme ad esso un’unità sostanziale, mentre la morte, che avviene tramite la separazione violenta dell’anima dal corpo, rompe quest’unione naturale. Secondo motivo: la dipartita dell’anima, privando il corpo del suo principio vitale, lo lascia preda ai processi di corruzione e di putrefazione.

Perché la morte è un avvenimento contro natura? Perché la morte è un tratto della natura caduta ed un effetto del Peccato Originale: non fu creata da Dio, di Cui tutto ciò che è creato è buono.


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Dio creò la natura umana nello stato di innocenza originale e la vita umana in modo tale da non poter morire mai. Fu il demonio a far cadere la natura umana e ad intaccare la vita umana con la morte. In altre parole, se fu Dio a creare la natura umana e la vita, fu il demonio, per così dire, a creare la natura caduta e la morte.

Non abbiamo altra scelta che rassegnarci già adesso a tutte le pene che potranno accompagnare la nostra morte, secondo l’ispirazione di sant’Alfonso nella Via Crucis e di accettarle ed offrirle a Dio in punizione e riparazione per i nostri innumerevoli peccati.

Ora, se ci sono due motivi naturali per temere la morte, ce ne sono anche due sovrannaturali: cioè la consapevolezza dei peccati commessi durante la vita e l’incertezza della salvezza. Per combattere questo timore sovrannaturale, bisogna applicarci con grande impegno alla pratica delle virtù cristiane. Occorre una battaglia senza tregua contro i peccati e le tendenze peccaminose.


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Quali sono i peccati miei abituali? Qual è il mio vizio predominante? Se lo trovo, devo attaccarlo coraggiosamente, perché vincerlo mi aiuterà a progredire lontano sulla strada della perfezione.

Occorre frequentare i Sacramenti assiduamente: la Santa Messa non solo la domenica, ma anche più sovente; la Confessione non solo a Pasqua, ma più volte all’anno. In questo modo potrò ridurre la gravità e la frequenza dei miei peccati ed essere più sicuro della mia salvezza.

Ricordiamo le parole del Signore a santa Gertrude: “A chi ascolta devotamente la santa Messa, Io manderò negli ultimi istanti della sua vita tanti miei santi per confortarlo e proteggerlo quante saranno state le Messe da lui ben ascoltate“.


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Questo lavoro, però, deve cominciare subito. Chi sa se qualcuno in ascolto adesso sopravviverà fino a stasera? – mentre dice a sé stesso: “Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?” (Lc 12. 19-20).

Se io dovessi morire tra poco, anzi, se fossi già sul letto di morte, di quali peccati mi vergognerei? Di quali abitudini e di quali peccati singoli? La mia impazienza (anche se solo leggera)? Se pecco 2-3 volte al giorno in questo modo, dopo un anno avrei peccato 1.000 volte, ma questi peccati dovranno essere tutti riparati. E i soldi presi con l’intenzione di restituirli, ma che per un motivo o un altro non ci sono mai riuscito? O quell’atto impuro, di cui mi sono talmente vergognato che non l’ho mai confessato – anche a costo di tante confessioni sacrileghe?

Mi metto in ispirito sul letto di morte adesso e mi chiedo di che cosa io mi vergogni, che cosa possa impedire la mia salvezza eterna, quali siano i miei peccati e le mie tendenze peccaminose; e, nel tempo che Dio mi concederà a partire da adesso fino alla mia morte, proverò a correggermi, affidandomi interamente alla grazia di Dio e all’intercessione della Sua Santissima ed Immacolata Madre Maria.

Se in questo modo mi impegno per condurre una buona vita cattolica, non avrò niente da temere. Il timore della morte appartiene infatti piuttosto ai pagani ed a coloro che non praticano la Fede. Per i cattolici praticanti, invece, è un passaggio ad una vita migliore: il Paradiso o almeno il Purgatorio, un luogo dove, malgrado le sofferenze che lo caratterizzano, l’anima, adesso libera da ogni dubbio sulla sua salvezza, si avvicina sempre di più alla sua unione definitiva a Dio.

Mi posso consolare con i pensieri seguenti: che prima di noi Nostro Signore Gesù Cristo Stesso è passato attraverso la morte; che Egli con la Sua morte ha vinto la morte e ci ha apparecchiato la vita eterna; che Egli Stesso ci accompagnerà nel nostro passaggio a questa vita.

E quando fu giunta la sera, Egli disse: Passiamo all’altra riva“(Mc 4. 35). Quando la sera della mia vita sarà giunta, mi dirà: Passiamo. Passiamo attraverso il lago, attraverso l’acqua della morte, all’altra riva, all’altra vita: alla vita fino ad ora sconosciuta a te, ma conosciuta a Me, dove ho preparato un posto per te. E se si solleva una tempesta, sappi che Io sarò con te, calmerò la tempesta e ci sarà una grande bonaccia. E perché hai timore, dunque? Non hai ancora Fede?

Simon Pietro gli dice: Signore, dove vai? Gli rispose Gesù: Dove Io vado per ora tu non puoi seguirMi; Mi seguirai più tardi… Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con Me, perché siate anche voi dove sono Io’ (Gv 13.36, 14.2-3). Il momento del mio passaggio non è ancora venuto, la sera non è ancora venuta, ma verrà più tardi. In questo giorno che mi è concesso dalla misericordia di Dio, devo prepararmi: per quello mi è stato concesso.

Mi preparerò con una buona vita e con la preghiera, anche quella della pratica della presenza di Dio, perché Dio è sempre con me ed anzi abita in modo particolare nell’anima del fedele in stato di Grazia: “si ambulavero in medio umbrae mortis, non timebo mala: quoniam tu mecum es“- “se camminerò in mezzo all’ombra della morte non temerò il male, poiché siete con me’(salmo 22).

Anche sul letto di morte continuerò a praticare la presenza di Dio, unendomi a Lui, l’Ospite Divino nel cuore, unendo la mia morte alla Sua morte in croce per amor mio. Ciò sarà il mio grandissimo conforto negli ultimi momenti della vita.

E pregherò alla Beatissima ed Immacolata Madre di Dio, Maria Santissima, che fu immune dal timore della morte, perché immune dal peccato e assolutamente certa della salvezza: che mi accompagni anche Lei nel mio passaggio nell’al di là. Anzi, già adesso ogni volta che la pregherò, mi assicurerò della sua protezione materna alla fine della mia vita, chiedendole con fervore: Ora pro nobis, nunc et in hora mortis. Amen – preghi per noi adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

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