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Storia di Jeff Bezos. L’uomo più ricco del mondo

La trave e la pagliuzza19 Settembre 2020
Testo dell'audio

Stando alle classifiche più aggiornate, è l’uomo più ricco del mondo. Parliamo di Jeff Bezos, patron di Amazon, che secondo Bloomberg precede Bill Gates, numero uno di Microsoft, e Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.

Il patrimonio di Bezos è di 186 miliardi di dollari, con una crescita enorme dall’inizio del 2020, quando ammontava a “soli” 74 miliardi.

Qui però non voglio occuparmi di soldi o investimenti. La storia che mi interessa è quella di un bambino che nasce il 12 gennaio 1964 ad Albuquerque, nel Nuovo Messico, da Jacklyn Gise, una ragazza di appena diciassette anni che frequenta ancora le scuole superiori, e Ted Jorgensen, che di anni ne ha diciotto. Il bambino è appunto Jeff e la sua situazione non appare delle migliori visto che il matrimonio dei giovanissimi genitori dura un solo anno.

Nell’aprile 1968, quando Jeff ha quattro anni, la madre si risposa con Miguel “Mike” Bezos, un cubano emigrato negli Stati Uniti appena sedicenne. Il quale adotta Jeff e gli dà il suo cognome. Jeff passa così dal danese Jorgensen al cubano Bezos.


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La famiglia si trasferisce a Houston, nel Texas, dove Miguel lavora come ingegnere alla Exxon e Jeff, fin dalle elementari, mostra una certa predilezione per la tecnologia, tanto che una volta, si racconta, arriva a installare un allarme elettrico per tenere lontani i fratelli più piccoli dalla sua stanza.

Passano gli anni, la famiglia si trasferisce di nuovo (questa volta a Miami, in Florida) e Jeff nel 1986 si laurea a Princeton in Ingegneria elettronica. Dopo l’università lavora a Wall Street nel settore informatico, quindi si occupa della realizzazione di una rete per il commercio internazionale in una società di nome Fitel, poi ancora alla Bankers Trust, e per finire in una società finanziaria di New York.

Nel 1994 Jeff decide di lasciare il suo lavoro (e il relativo stipendio di 223 mila dollari all’anno) per fondare nel garage di casa sua, a Seattle, una società, la Cadabra.com, che un anno dopo sarà ribattezzata Amazon.com, dal nome del Rio delle Amazzoni. All’inizio è una libreria online, che offre una scelta di titoli maggiore rispetto a qualsiasi altro grande negozio di libri o ditta specializzata nella vendita per corrispondenza. Poi vende anche dvd, videogiochi, macchine fotografiche, elettrodomestici, fino ad avere un catalogo di oltre cinquecento milioni di articoli che ogni abitante del pianeta Terra può ordinare in qualsiasi angolo del mondo.


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Lascio da parte altri aspetti della carriera di Bezos (come i suoi progetti di veicoli spaziali e l’acquisto del Washington Post) e torno alle origini, a quella mamma adolescente. E lasciamo che sia lo stesso Jeff a raccontare, così come ha fatto davanti al Congresso degli Stati Uniti.

Mia madre, Jackie, mi ebbe quando era una studentessa di diciassette anni ad Albuquerque, nel New Mexico. Essere incinta al liceo non era una cosa popolare laggiù nel 1964. Per lei fu difficile. Quando cercarono di cacciarla dalla scuola, mio ​​nonno, dopo alcune trattative, convinse il preside, che disse: ok, può restare e finire il liceo, ma non potrà svolgere attività extracurricolari o avere un armadietto. Mio nonno accettò e mia madre finì il liceo, anche se non le fu consentito di ricevere il diploma sul palco con il resto dei suoi compagni di classe”.

Decisa a continuare gli studi, Jackie si iscrisse a una scuola serale e prese lezioni con insegnanti che le permisero di seguire le lezioni tenendo con sé il bambino. Andava a scuola con due borse: una piena di libri e l’altra piena di pannolini, biberon e qualsiasi altra cosa utile per tenermi tranquillo”.


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Il nome di mio padre è Miguel. Mi adottò quando avevo quattro anni. Lui aveva sedici anni quando arrivò negli Stati Uniti da Cuba, poco dopo che Castro aveva preso il potere. Quando arrivò era completamente solo. L’unico suo patrimonio era una giacca. L’aveva cucita sua mamma pensando che in America facesse freddo. Possiedo ancora quella giacca. Miguel trascorse due settimane a Camp Matecumbe, un centro per rifugiati in Florida, prima di essere trasferito in una missione cattolica a Wilmington. Fu fortunato, ma non parlava inglese e non ebbe un percorso facile. Aveva però molta tenacia e determinazione. Ottenne una borsa di studio per andare al college ad Albuquerque, e fu lì che incontrò mia mamma. Si ricevono doni diversi nella vita e, per quanto mi riguarda, uno dei migliori che abbia mai avuto sono mia madre e mio padre. Sono stati dei modelli incredibili per me e per i miei fratelli, per tutta la vita”.

Tra i quattro e i sedici anni ebbi la fortuna di trascorrere le mie estati nel ranch dai miei nonni, nel Texas. Mio nonno era un impiegato statale e un bracciante agricolo, autosufficiente e qualificato. Ricordo che si ingegnava per risolvere molti problemi che sembravano impossibili. Mi ha insegnato che ogni difficoltà si può affrontare usando l’inventiva e trovando la tua strada verso una situazione migliore”.

Quando ero un adolescente divenni un tipico inventore da garage. Inventai un dispositivo per chiudere automaticamente le recinzioni, poi un dispositivo che permetteva di utilizzare l’energia solare per cucinare con un ombrellone e un foglio di alluminio. Inventai anche allarmi ricavati da teglie per catturare i miei fratelli!”.

Jeff Bezos ha raccontato la sua storia durante un’udienza antitrust contro Amazon, davanti a una commissione del Congresso degli Stati Uniti, per difendersi dall’accusa di monopolio. Dicono che abbia parlato dei suoi genitori per giocare la carta emotiva. Può essere. Di certo colpisce la scelta di quella mamma diciassettenne che tenne il suo bambino.

Bezos ha concluso così la sua testimonianza: “Il capitale iniziale di Amazon.com provenne principalmente dai miei genitori, che investirono gran parte dei risparmi di una vita in qualcosa che non capivano. Non stavano facendo una scommessa su Amazon o sul concetto di libreria su Internet. Stavano scommettendo su loro figlio. Dissi loro che pensavo ci fosse una probabilità del 70% che perdessero il loro investimento, ma mi finanziarono comunque”.

Bezos e la moglie sono a favore del matrimonio gay e hanno finanziato la causa con ingenti somme, ma non voglio qui affrontare la questione né in generale le idee e le scelte del fondatore di Amazon. Il pensiero, ripeto, va invece a quella mamma di diciassette anni che, nonostante le difficoltà, tenne il suo bambino, a quel padre che lo adottò, a quei nonni che non si tirarono indietro. Una storia in cui la vita ha vinto sulla paura.

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