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Storia di Carmel. Che doveva vivere sessanta secondi e ha compiuto sessant’anni

La trave e la pagliuzza22 Agosto 2020
Testo dell'audio

Nata con la spina bifida, i medici le concessero sessanta secondi di vita. Ora ha compiuto sessant’anni. È la storia di Carmel Proctor, nata a Doncaster, in Gran Bretagna, l’8 agosto del 1960 e alla quale fu diagnosticata appunto una grave forma di spina bifida, chiamata mielomeningocele.

Morirà in pochi secondi, massimo un minuto”, fu la predizione dei medici subito dopo la nascita di Carmel, e invece la bimba tenne duro.

Spiega Carmel: “Stavo molto male, tanto che i miei genitori mi avrebbero detto più tardi che non dovevo durare nemmeno sessanta secondi. Il medico di famiglia però aveva sentito parlare di un chirurgo dello Sheffield Children’s Hospital che stava sperimentando un trattamento pionieristico per i bambini affetti da spina bifida. Due giorni dopo ero sotto i ferri. Fui curata dal chirurgo, e sottoposta a controlli, fino all’età di sedici anni”.

Auguriamo a Carmel molti anni felici”, ha detto Michael Robinson, direttore delle comunicazioni della Society for the Protection of Unborn Children. “Ma non dimentichiamo quei bambini non nati il ​​cui futuro è stato strappato via dall’aborto a causa di una diagnosi di disabilità. In realtà molte persone affette da queste malattie raggiungono i loro obiettivi e conducono una vita di soddisfazione e felicità. Ogni persona merita una possibilità di vivere, indipendentemente dalle capacità di partenza”.


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Durante il solo 2019 – ricorda il rappresentante della Spuc – in Inghilterra e nel Galles 3863 bambini sono stati uccisi dall’aborto perché risultati affetti da un’anomalia fetale. Centodiciotto di questi bambini non nati avevano, come Carmel, la spina bifida. Storie come quella di Carmel dimostrano che la previsione di un medico non sempre è corretta. Carmel ha avuto la possibilità di vivere, ma tanti altri come lei no”.

Per il suo sessantesimo compleanno Carmel Proctor ha organizzato un evento sponsorizzato per raccogliere fondi da destinare all’ospedale pediatrico che si prese cura di lei quando era bambina.

Dalla sua nascita, nel 1960, i progressi della medicina e della tecnologia hanno fatto sì che le prospettive di vita per le persone affette da spina bifida siano molto migliorate. Attualmente la chirurgia prenatale può risolvere molte situazioni.


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Proprio all’inizio di quest’anno, come riferisce la Society for the Protection of Unborn Children, la piccola Elouise Simpson ha festeggiato il suo primo compleanno dopo aver subito un intervento chirurgico prenatale alla colonna vertebrale per curare la sua spina bifida.

Allo stesso modo, nel maggio 2019 i medici hanno eseguito un intervento chirurgico su un nascituro, affetto dalla stessa patologia, a sole ventisette settimane di gestazione. Ebbene, dopo la nascita il bambino ha mosso le gambe.

Nonostante le prospettive per le persone con diagnosi di spina bifida (che colpisce circa quattro gravidanze ogni diecimila) siano migliorate in modo significativo, si stima che purtroppo l’80% delle madri scelga di abortire.


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