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Le varietà dell’Autoinganno

Spiritualità22 Gennaio 2019
Testo dell'audio

Non farsi consigliare

Le illusioni della vita spirituale sono illimitati. Uno trascura i doveri che Dio gli ha dato e passa tutta la giornata in chiesa, pensando di essere uno dei favoriti di Dio. Anche i religiosi possono scambiare la singolarità per la perfezione. C’è una falsa modestia, una falsa umiltà, una penitenza illusoria, una preghiera illusoria. L’illusione si trova dappertutto, e spesso deriva dal non farsi consigliare.

Il non farsi consigliare può essere conseguenza di una tentazione di tacere. Uno fa progetti, o senza consulenti o solo con coloro che rispecchiano le proprie idee. Cova progetti e travisa la durata del tempo per maturità di deliberazione. I progetti scintillano ed oscillano attraverso le preghiere, così che gli sembrano brillare di una sanzione quasi divina. Infine, senza traccia di egoismo e con ogni rispettabilità possibile, pensa di procedere con prudente riserva. Questa forma di autoinganno tende a divenire incurabile.

 

Farsi troppo consigliare

Un altro è loquace, e chiede parere a molti direttori diversi, oppure a tutte le persone che incontra. La causa ne è una coscienza poco tranquilla. Ma la sua disonestà sta sempre crescendo, perché più chiede consigli, più crede di essere docile; mentre invece più pareri sente, più diviene confuso, e più segue la propria volontà. Questo genere di persona sta sempre intraprendendo iniziative e sempre fallendo.

 

Compiacenza

L’autocompiacenza, quando esiste, sembra una qualità innata, che prende la propria infallibilità come punto fisso della bussola. Se è davvero innata, sarà più difficile da vincere rispetto alle tendenze che derivano da circostanze esterne o dal peccato abituale. Ma non bisogna disperare neanche qui.

L’autofiducia di tali persone è così forte che non ammettano di essersi sbagliati in nessuna circostanza. Se qualcosa va storto, sarà a causa di un motivo esterno che nessuno avrebbe potuto prevedere e che anche la prudenza non avrebbe impedito. Se ciò che avranno fatto non era comunque la cosa migliore in assoluto, sarebbe stato comunque la migliore nelle circostanze.

Agiscono sulla base di ispirazioni, guardano tutti gli esiti delle loro azioni come provvidenziali (anche se falliscono), e si muovono in un’atmosfera del tutto sovrannaturale e miracolosa. Ascoltano consigli in uno spirito di mortificazione con mitezza ammirevole.

Ma che sconveniente questo consigliare! La loro posizione, il loro nome, i loro antecedenti, avrebbero dovuto esentarli dal ricevere consigli, da persone semplici e un po’ sfacciate che loro ritengono inferiori. Ritengono che la loro biografia sarà scritta un giorno, chi sa? Ma forse possiamo dire di questi signori (senza offendere la Carità), non candidati, che sono molto probabili per la canonizzazione.

 

Lo spirito censorio

Ci sono uomini così convinti di aver ragione che si propongono come la misura per giudicare altri. Non farlo, secondo loro, sarebbe un atto di falsa umiltà. Giudicano gli altri tutta la giornata, come se fosse l’unico scopo della loro vita, e come se fosse fuori luogo se facessero altro. Mentre gli autoingannatori compiacenti amano riflettere che abbiano ragione, quelli censori preferiscono riflettere che gli altri abbiano torto.

I secondi sono dunque meno amabili, ma comunque hanno ragione spessissime volte. Il mondo è molto cattivo e la stramaggioranza della gente ha torto; si può quindi guadagnare un tipo di reputazione, profetizzando cose cupe, spaventando altri con sarcasmo e diffamazione, pur evitando le trappole in cui cadono gli altri.

Pochi, anche tra i buoni, mirano a qualcosa di alto nella vita, e qualche briciola di successo basterà per soddisfare quelle anime che sono capaci di inghiottire tutto un mare di adulazione. I censori sono normalmente calmi e tranquilli a causa dell’incrollabile placidità della loro autofiducia. Sono anche freddi, ed opposti all’ entusiasmo; non capiscono facilmente l’anima di qualcuno che agisca per amore.

Per quello, intendono la libertà di spirito come la proclamazione senza rossore di quell’infrequenza di preghiera, di quella poca coscienziosità, e quella tiepidezza nel pentimento che vivono loro, ma di nascosto. Una teologia rigorosa è un modo a buon mercato per godere della rispettabilità. Chi rappresenta come dura la strada che porta in Cielo, è sottomesso o all’autoindulgenza o al rispetto umano.

Questo tipo di autoinganno è uno dei più comuni, e difficile da sanare, perché il suo cuore è inaccessibile. Sembra richiedere il colpo di un grande peccato per fare entrare nell’anima la luce della salutare vergogna.

 

L’Ambizione

L’ambizione mira ad un oggetto lontano che si acquista solo lentamente. Ha bisogno della pazienza ma non la possiede: l’ambizione è una passione impaziente, precipitosa, impetuosa, irreale, che tende a scambiare mezzi per fini e atti singoli per abitudini. Se, con la grazia di Dio, l’ambizioso riesce a fare un atto di generosità verso di Lui, suppone di aver già acquisito un’abitudine santa.

L’esperienza contraria gli da fastidio. Ha adottato pratiche di preghiera al di sopra delle sue capacità, o familiarità nella preghiera che ha sminuito la sua reverenza verso Dio. Osa a lamentarsi con Dio. Si augura di fare contemplazione senza le fatiche antecedenti della meditazione; si augura di soffrire senza aver mai mortificato il corpo; vorrebbe servire Dio con un amore puro e disinteressato, ma non si è mai particolarmente pentito dei suoi peccati.

Le tappe iniziali della vita spirituale le ha trascorse con un salto solo, imitando i santi in ciò che non era da imitare, e si trova ormai in cose altissime in aporia totale sia per esse sia per gli esercizi più comuni della Fede. Finisce nello scoraggiamento e nell’abbandonare la religione del tutto. E’ una condizione incurabile e neanche molto fuori comune.

 

La scrupolosità

Continenti vasti della presunzione la più puerile si stanno scoprendo ogni anno nelle anime dei scrupolosi. Sono consumati dallo spirito censorio, che esercitano unicamente su cose irrilevanti, mentre senza scrupolo alcuno danno scandalo, non resistono né alla loro passione dominante né alla tentazione abituale, e non cercano di evitare le occasioni del peccato.

Non si interessano al comportamento degli altri, né alla loro sensibilità. Sono acerbi, poco affabili, difficili da trattare. Gli sciocchi lo interpretano come santità. Nella scrupolosità c’è un pozzo profondo di tranquilla autoesaltazione; sulla superficie l’agitazione religiosa.

 

La falsa umiltà

L’autoinganno della falsa umiltà è vicino a quello della scrupolosità, ma è forse ancora meno facile da sanare. L’autoinganno è segno della debolezza, sia intellettuale che morale, e quasi tutti hanno almeno un punto in cui sono deboli in tutti e due questi sensi. Non dovremmo essere dunque sorpresi se troviamo alcune persone, apparentemente forti e trasparenti, che non siano vittime anche di questa forma di autoinganno.

Tutti sentono che l’umiltà sia la virtù santa per eccellenza, e perciò tutti cercano di acquisirla. Ma è straordinariamente difficile da acquisire, in quanto pare quasi impossibile alla natura di credersi così poco buona che si lo deve credere se si crede di non essere umili. Bisogna quindi raccorciare i tempi necessari per acquisirla.

Sfortunatamente alcuni santi hanno parlato male di se stessi. Dunque dobbiamo fare lo stesso noi, anche se non crediamo ciò che diciamo, e non concediamo minimamente il diritto ad altri di crederlo. Ognuno ha il suo piccolo cerchio di adulatori come un insetto ha i parassiti. Questi sono o troppo sciocchi o troppo poco sinceri per essere contenti del nostro inganno, mentre noi, trovandolo un eroismo a basso prezzo, non ci tiriamo indietro. Ma questo inganno porta alla cecità spirituale. Perché il falso umile ignora ciò che nella vita spirituale è la cosa più necessaria da sapere: cioè la propria mancanza di coraggio. Il motivo ne è che non si è mai messi veramente alla prova.

Ritiene nella sua abiezione artificiale, che ormai è divenuta reale (senza divenire vera), che deve mirare solo alle cose basse per Dio. E così fa ciò che è al di sotto delle sue forze, senza mai mirare ciò che è o sul suo livello oppure al di sopra di esso. Inoltre, malgrado la sua mancanza particolarmente odiosa di generosità, non è comunque esente di una certa superbia nella sua sicurezza in sé e nella sua pretesa discrezione.