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L’Autoinganno: Persone o cose esterne

Spiritualità19 Gennaio 2019
Testo dell'audio

Quanto al mondo esterno, ci sono principalmente tre cose che fomentano l’autoinganno: la lode, la lettura spirituale, e la manipolazione delle guide spirituali.

 

La lode

Tutti cercano la lode. Uomini saggi, dignitosi e seri si ammorbidiscono, uomini freddi si scongelano, uomini che si vantano di essere particolarmente al di sopra dell’opinione pubblica, si mostrano servili, bassi, permalosi, adulatori, falsi, e vanitosi; ma sono quelli silenziosi che la amano più di tutti altri. Loro sono i rimuginatori, cioè coloro che rimuginano quel cibo chiamato “io” e che, strano a dire, non lo trovano amaro per niente.

Come cammelli assettati nel deserto, che bevono con gusto l’acqua più fangosa, così siamo noi con la lode: quasi senza tener conto della sua qualità; né di quanto sia assurda, immeritata, esagerata; né da quale fonte poco critica – femminile o infantile – possa provenire. La apprezziamo, ci teniamo, ce ne nutriamo con le briciole in un modo vergognoso. Vogliamo la lode: se non viene, facciamo il muso. Com’è che non sorridiamo ad un’operazione così assurda?

Forziamo altri ad ingannarci parlando loro di noi stessi, della nostra pratica religiosa, del nostro carattere, o delle nostre particolarità. Abbiamo una scelta, però: possiamo tenere molto più segreta la nostra vita interiore, oppure palesarla più pienamente. La via di mezzo è quella di mentire. Sarebbe giusto non parlare dell’io affatto.

Tutto il parlare di se stessi è misero e squallido infatti, ma sarebbe difficile identificare una pratica della perfezione cristiana più dura da evitare. Se non ci siamo mai sforzati di stare zitti su noi stessi per un periodo considerevole, sappiamo che ci sono delle cose che sembrano facili da fare, ma che sono in realtà quasi impossibili.

Comunque, se vogliamo parlare di noi stessi, dovremmo dire molto più di ciò che non diciamo. Se informassimo la gente quanto l’amore di Dio riscalda il cuore, dovremmo aggiungere che il cuore può essere riscaldato anche con un bicchiere di vino o di un buon boccone; se palesiamo le nostre pratiche di preghiera, dovremmo palesare ugualmente il nostro attaccamento a bei vestiti e mobiletti. Altrimenti stiamo mentendo: facendo credere che siamo molto più elevati spiritualmente di quanto non lo siamo in realtà, e suscitando lode, rispetto, ed ammirazione, che non servono a niente se non ad aumentare l’autoinganno.

L’idolatria degli affetti domestici ci fa cadere in un tipo di ottimismo. Un ottimismo meravigliosamente poco sospettoso della propria assurdità. E’ come vivere in un’aria saturata da un lussuoso incenso che riesce quasi a soffocare la voce della coscienza. Uno dei primi principi della vita spirituale è che ognuno deve essere ai propri occhi ciò che è agli occhi di Dio, ma ci sono poche donne e meno uomini che non sono ai propri occhi ciò che sono agli occhi della famiglia, ed è da temere che il punto di vista di Dio e quello della famiglia sono lungi da essere identici nella grande maggioranza dei casi.

 

La lettura spirituale

Quando un libro spirituale non ci mortifica, sicuramente ci gonfia e ci rende menzogneri. Nessun’anima trama una tela più spessa attorno a sé di colei che si abitua a leggere libri spirituali che sono al di sopra della propria condizione spirituale, o che non le convengono in qualche altro modo. È un errore, sopratutto nei convertiti, considerare le grazie ordinarie come quelle straordinarie; se stiamo sempre leggendo dell’amore puro e disinteressato per Dio, è facile ritenere che anche il nostro amore per Lui sia così. I pensieri eroici sono infettivi, e presto noi ce ne gonfiamo, ma non portano mai ad atti eroici – anche perché non ci sforziamo a compiere tali atti. Pensieri eroici prestano un’aria di sentimentalità alla nostra religione, e tutto è là.

 

Manipolazione della direzione spirituale

Non abbiamo già deciso ciò che vogliamo, ancor prima di consultare la nostra guida? Non è il nostro intento quello di sollecitare da lui il verdetto che ci auguriamo noi, piuttosto il non voler conoscere un suo giudizio calmo, raggiunto senza passione né pressione? Tutto questo è opera selvaggia, quando ci teniamo conto di Dio, dell’anima, e delle possibilità eterne.