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La Superbia

Spiritualità20 Novembre 2018
Testo dell'audio

La Natura della Superbia

Dimenticando che Dio è il suo primo principio ed ultimo fine, l’essere razionale stima eccessivamente se stesso senza riferirsi a Dio, così che in un certo senso si consideri Dio Stesso. Questa è la superbia (o ‘orgoglio’ che qua trattiamo come sinonimo) causa della caduta sia degli angeli che dell’uomo.

Questo peccato si manifesta particolarmente nello spirito di indipendenza da Dio e dai Suoi rappresentanti; l’egoismo con cui l’uomo si ripiega come fine a se stesso; e la vana compiacenza nella propria eccellenza, vera o pretesa, pure preferendosi ad altri e disprezzandoli.

Sorella della superbia è la vana gloria, o vanità. Essa cerca la stima, l’approvazione, e le lodi altrui, sulla base della sua stessa eccellenza, vera o pretesa. Difetti che ne seguono sono la millanteria, dove uno si vanta di sé e dei propri trionfi; l’ostentazione dove si cerca di attirare l’attenzione pubblica con lusso e fasto; l’ipocrisia dove si simulano le virtù.

Gli effetti della superbia tra l’altro sono: di rubare la propria gloria a Dio; di privare l’uomo in seguito di molte grazie; la presunzione; lo scoraggiamento d’essere caduti così in basso; la dissimulazione dei propri disordini; la resistenza ai superiori; e l’invidia, come abbiamo già visto nel caso del demonio.


Il Rimedio alla Superbia

Il rimedio alla superbia è di riferire tutto a Dio, ricordandoci, come abbiamo detto sopra, che Lui Stesso è il nostro primo principio ed ultimo fine.

Dio è il nostro primo principio in quanto il nostro essere e tutto ciò che abbiamo viene unicamente da Lui. ‘Che hai tu che non abbi ricevuto?’ chiede san Paolo (1. Cor. 4.7) ‘e se l’hai ricevuto, perché te ne glorii come se non l’avessi in dono?’ Da noi non siamo che nulla, e le azioni che sono le nostre nel senso che le abbiamo compiute indipendentemente da Dio, sono solo i nostri peccati. Di noi stessi non possiamo dunque essere superbi.

Dio è il nostro ultimo fine nel senso che siamo stati creati per Lui e per Lui solo, e nel senso che tutte le nostre azioni si devono riferire a Lui. Dio, o più precisamente la Gloria di Dio, è il nostro ultimo fine: sia in Sé Stesso, sia in quanto posseduto da noi alla nostra eterna Beatitudine.

Più consapevoli ne siamo, meglio possiamo agire e meglio perfezionarci in ogni singola nostra azione: per glorificare Lui maggiormente e per guadagnarci una maggiore Beatitudine in Cielo per sempre. ‘Qualunque cosa a voi si faccia in parola o in opera, fate tutto nel nome del Signore Gesù Cristo, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo suo’ (Col. 3.17).

Orbene, Dio ha seminato il desiderio nel cuore dell’uomo affinché l’uomo cerchi a conoscere, amare, e possedere tutte le cose che conducono a Dio e poi di conoscere, di amare, e di possedere Dio Stesso: già su questa terra,

ed in seguito e definitivamente, in Cielo.

Il peccato è l’aversio da Dio e la conversio alla creatura. La carne, o la concupiscenza triplice, porta al peccato in quanto svia questo desiderio per Dio verso le cose finite di questa terra senza il loro giusto rapporto a Dio: i piaceri carnali (la concupiscenza della carne); i possessi (la concupiscenza

degli occhi); ed il soggetto stesso (la superbia).

E’ il nostro dovere con l’aiuto della Madonna, completamente libera della concupiscenza, di combattere questo violento nemico e di indirizzare tutto il nostro desiderio verso Dio: di indirizzarGli in una parola, tutto il nostro

cuore che è stato creato per Lui solo.