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La Petizione

Spiritualità13 Marzo 2018
Testo dell'audio

I) In genere.

Il Catechismo di Trento distingue due parti principali della preghiera: ‘la domanda ed il ringraziamento da cui, come dal capo, derivano le altre’. Questi due tipi di preghiera, uno che anticipa un beneficio di Dio e l’altro che lo segue, sono come i due bracci di una bilancia, che devono essere in equilibrio. È un difetto umano chiedere una cosa, anche con insistenza e con fervore, e, quando venga data, di afferrarla senza molto ringraziare o senza ringraziare affatto. Dei dieci lebbrosi è tornato solo uno per ringraziare il Signore.

All’inizio di questo saggio abbiamo presentato come definizione della petizione la parola di san Giovanni Damasceno: ‘La preghiera è… la domanda a Dio di beni convenienti’.

A questo punto qualcuno potrebbe chiedere: Dio sa tutto ed è buono; Egli sa ciò che mi occorre e vuole darmelo, perché bisogna chiederGlielo?’. Bisogna rispondere che Dio ci ha comandato esplicitamente di chiedere con le parole: ‘Chiedete e vi sarà dato. A ciò siamo quindi obbligati in giustizia.

Difatti, vi sono molte cose che Dio ci dà senza che Gliele domandiamo, ma vi sono anche molte altre cose che Dio vuole darci, ma unicamente se Gliele domandiamo.

Questi benefici sono, per così dire, legati alle domande. Se ci chiedessimo perché Dio abbia voluto così, dovremmo rispondere che è probabilmente a causa delle molte virtù che ci acquistiamo tramite la preghiera di petizione.

Ai motivi per pregare, sopra enumerati, aggiungiamo questi del Beato Charles de Foucauld (nella foto):È una conseguenza dell’amore esporre con semplicità e abbandono tutte le nostre faccende, tutti i nostri pensieri al nostro Beneamato, e quindi anche i nostri bisogni e i nostri desideri; poi… è ancora una conseguenza dell’amore che si ami ricevere dal proprio Beneamato, che si ami vedere moltiplicarsi smisuratamente i propri debiti verso di Lui, che si ami dovere tutto a Lui, ricevere tutto da Lui e niente da nessun altro, il che comporta naturalmente che si chieda; poi… se il cuore che ama trova la sua gioia nel dare a quest’essere amato, gli è ancora più dolce dare a quest’essere amato quando chiede, piuttosto che quando non ci sia domanda da parte sua: noi quindi dobbiamo fare questo favore al Cuore di Nostro Signore Che ci ama tanto. Il cuore di chi ama non conosce nulla di più dolce che l’esaudire le domande di colui ch’egli ama’.

II) L’oggetto della Petizione

Torniamo alla definizione di san Giovanni Damasceno e chiediamoci: cosa conviene domandare? Come abbiamo già osservato, la Gloria di Dio è il fine ultimo e la ragione di essere di tutte le cose, anche della preghiera; quindi dev’essere questo il primo scopo del nostro pregare. Ciò è già chiaro nella preghiera che il Signore Stesso ci ha dato personalmente, il Pater Noster, in cui le prime tre petizioni sono per la Gloria di Dio e le seconde tre per le necessità degli uomini. Anche la soddisfazione di queste necessità, infatti, avrà l’effetto di accrescere la Sua propria gloria.

Ma cosa deve chiedere per sé stesso l’uomo? Cosa gli conviene? In ultima analisi, conviene Dio Stesso ossia, nelle parole del certosino Padre Augustino Guillerand: EsserGli uniti, essere trasformati in Lui, possederLo ed esserNe posseduti, essere con Lui nei rapporti d’intimità che Lo uniscono a Lui Stesso, divenire Suo figlio attraverso una comunicazione quanto più completa possibile del Suo Spirito d’Amore e partecipare alla gioia e alla vita che è la Loro gioia e la Loro vita, la Gioia Stessa e la Vita Stessa’.

Questo ci conviene dunque come nostro fine ultimo (il nostro fine ultimo ‘soggettivo’); ma ci convengono anche i mezzi per raggiungere questo fine ossia ‘la Fede, il timore e l’amore di Dio’ nelle parole del Catechismo di Trento, o, concretamente, la Sua grazia: la Sua luce per conoscere e la Sua forza per compiere la Sua volontà.

In una parola, come dice sant’Agostino: Chiedi la gloria del Cielo e quelle cose che ti aiutano a raggiungerla: chi desidera altro desidera nulla. Osserva il beato Ludolfo il certosino: ‘Dal trono della Sua gloria ci accorda tutto ciò che chiediamo nel Suo nome ossia per la nostra salvezza, poiché il Suo nome significa Salvatore’.

Chiaramente la Sua Volontà comprende non solo la pratica della Carità verso di Lui e verso noi stessi, ma anche verso il prossimo. In quest’ottica, il Catechismo di Trento esprime l’oggetto della preghiera di petizione nei termini seguenti: Il nostro bene spirituale e quanto utile ai comodi della vita, viene chiesto solo in quanto necessario; e chiediamo non solo per noi, ma per tutti: la Chiesa, il clero, i governanti, i parenti, gli estranei, i fedeli, gli infedeli, gli amici e i nemici’.

Occorre essere ambiziosi nella preghiera. Sant’Agostino domanda: ‘Quanto chiederesti se un re ti dicesse: ‘Chiedi tutto ciò che vuoi’? Ma adesso te lo chiede Iddio, Che è infinitamente potente e ricco’. San Matteo scrive (Mt. 21.22): ‘Tutto quello che chiederete con Fede nella preghiera, lo otterrete’. ‘Se non riceviamo, è perché ci è mancata la Fede’, fa notare il Beato Charles de Foucauld, o perché abbiamo pregato troppo poco o perché sarebbe male per noi che la nostra domanda venisse esaudita o perché Dio ci dà qualcosa di meglio di ciò che chiediamo… mai però accade che noi non riceviamo ciò che chiediamo perché la cosa è troppo difficile ad ottenersi: nulla è impossibile… non esitiamo a chiedere a Dio le cose più difficili, come la conversione dei grandi peccatori, di popoli intieri: tanto più, anzi, chiediamoGliele quanto più sono difficili, con la Fede che Dio ci ama appassionatamente e che più un dono è grande, più colui che ama appassionatamente ama farlo: e chiediamo con Fede, con insistenza, con amore, con buona volontà… E stiamo sicuri che, se chiediamo così e con sufficiente costanza, noi saremo esauditi, ricevendo la grazia domandata oppure una migliore… Chiediamo dunque arditamente a Nostro Signore le cose più impossibili a ottenersi, quando esse siano per la Sua gloria, e stiamo sicuri che il Suo Cuore tanto più ce le concederà quanto più umanamente sembrino impossibili: perché dare l’impossibile è dolce al Cuore di Chi ama e quanto non ci ama Lui?

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