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La meditazione discorsiva

Spiritualità10 Aprile 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

  1. In genere. La meditazione discorsiva conviene a coloro che iniziano la vita spirituale. In vista dei bisogni particolari di costoro, l’oggetto più adatto della meditazione è il peccato in tutta la sua malizia, le cause dei loro errori, la mortificazione, i doveri del loro stato di vita, la Grazia e Nostro Signore Gesù Cristo Stesso come modello dei penitenti. In quest’ottica, possono meditare la Caduta e la Redenzione dell’uomo; la giustizia, la misericordia e la santità di Dio; la radice triplice del peccato: cioè il mondo, la carne e il demonio; la penitenza, i vizi, soprattutto quelli propri; i doveri della religione e quelli verso il prossimo; la vita della Grazia; e la povertà, l’obbedienza, la penitenza e la Passione e Morte del Signore.
  2. Metodo della meditazione discorsiva ignaziana. A parte i metodi generali di meditazione ai quali abbiamo appena accennato, occorre brevemente esporre quello di sant’Ignazio. Con i suoi famosi Esercizi spirituali, egli stabilisce un programma intenso di meditazioni discorsive che si può estendere su un periodo di giorni o anche settimane. Questi esercizi convengono soprattutto ai principianti, a persone recentemente convertite e a coloro che cercano di approfondire la loro vita spirituale, ad esempio in vista di un’eventuale vocazione. La meditazione ignaziana comincia con una preghiera in cui si chiede che tutte le proprie intenzioni ed azioni siano indirizzate al servizio e alla lode della Divina Maestà. Seguono due preludi. Il primo è ‘la composizione del luogo’, che serve a fissare l’immaginazione o lo spirito sul soggetto della meditazione. Occorre rappresentarsi questo soggetto il più vividamente possibile, anche immaginando sé stessi presenti ad una determinata scena: alla caduta degli angeli, per esempio. Il secondo preludio consiste nel chiedere a Dio la grazia che si vuole, per esempio la vergogna dei propri peccati passati. Il corpo della meditazione consiste nell’applicazione delle tre facoltà dell’anima – la memoria, l’intelletto e la volontà – sui diversi elementi da meditare. Con la memoria si medita il soggetto nell’insieme; coll’intelletto lo si medita nel dettaglio; con la volontà si eccitano pii affetti e si formulano buoni proponimenti di ammigliorarsi. Questi devono essere pratici e corrispondere alla nostra situazione attuale, proponimenti da porre in atto il giorno stesso, fondati su motivi solidi e umili ed accompagnati dalla preghiera. Non è necessario applicare le tre facoltà su tutti i punti della meditazione, ma l’applicazione della volontà non deve mancare: anzi, è la parte più importante dell’esercizio. La meditazione si conclude con una ricapitolazione dei proponimenti; con pii colloqui con Dio Padre, Nostro Signore Gesù Cristo, la Madonna o qualche santo; e con la revisione della meditazione stessa o con un esame del modo in cui si è svolta, di modo da accorgersi delle sue imperfezioni e per poterle rimediare in futuro.

III) Le difficoltà della meditazione discorsiva. La difficoltà della meditazione per coloro che iniziano deriva dalla mancanza di esperienza e di generosità, e dalle distrazioni. L’inesperienza inclina tali persone all’eccessiva astrazione. Contro questa tendenza devono coinvolgersi più personalmente nella preghiera, esaminandosi sulle virtù in questione, compiendo atti di adorazione, di amore e di riconoscimento a Dio, atti di contrizione e proponimenti di fare meglio moralmente nel corso della giornata. La mancanza di generosità le porta allo scoraggiamento, se non ricevono subito consolazioni sensibili. Devono capire che ciò che Dio ci richiede nella meditazione non è il successo, bensì lo sforzo e che sarebbe pusillanimità arrendersi senza impegno. Le distrazioni costituiscono la difficoltà più grande, poiché coloro che iniziano sono ancora in balìa delle loro fantasie e sensazioni e dei loro attaccamenti troppo umani a persone e cose, così che sono soggetti ad una molteplicità di pensieri, immagini ed idee inutili, se non proprio peccaminosi. Qui bisogna capire che solo le distrazioni volontarie sono peccaminose e che, contrastandole prontamente, energicamente e costantemente, si guadagnano molti meriti per il Cielo: più, di fatti, che se la preghiera fosse stata senza distrazioni.