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La Collaborazione alla Grazia di Dio

Spiritualità15 Giugno 2019
Testo dell'audio

Per ottenere il fine al quale si orienta la speranza, bisogna collaborare con la Grazia di Dio nell’opera della nostra santificazione. Dio ci elargisce la Sua Grazia, ma non intende di sopprimere o sostituire la nostra attività, bensì piuttosto di provocarla, stimolarla, e renderla efficace.

San Paolo esprime ciò nelle parole seguenti: ‘Per la grazia di Dio sono quello che sono, e la grazia sua verso di me non riuscì vana, ma più di tutti io faticai: non io però, ma la grazia di Dio che è con me’(I Cor XV 10; Phil III 13-4). Ciò che operava lui insegnava pure agli altri: ‘Aiutando, esortiamo affinché non riceviate la Grazia di Dio invano’( II Cor VI 1), e in particolar modo a san Timoteo: ‘Lavora come un buon soldato di Cristo Gesù’( II Tim II 3), parole che spettano sia alla santificazione del suo discepolo, sia a quella del suo gregge.

Padre Tanquerey cita la famosa massima sulla collaborazione con Dio: ‘Nell’opera della nostra santificazione, tutto dipende da Dio; ma si deve pure operare come se tutto dipendesse da noi soli;’ ed aggiunge: ‘Dio infatti non ricusa mai la sua Grazia, onde in pratica non dobbiamo occuparci che dei nostri sforzi’.

Ci sono vari eccessi contrari alla speranza, specialmente per principianti, che toccano la collaborazione dell’uomo con la Grazia di Dio. Coloro che sono intaccati da questi eccessi danno o troppo peso o troppo poco peso alla Grazia o al proprio agire. Il primo eccesso è quello della presunzione.

La presunzione si manifesta in due modi diversi. Il primo consiste nell’aspettarsi troppo da Dio: cioè il Paradiso e tutte le grazie per arrivarvi senza voler prendere i mezzi da Lui prescritti. Il secondo modo consiste nel porre superbamente tutta la fiducia in se stessi, esponendosi persino ai pericoli ed alle occasioni di peccato.

Nel primo caso si dimentica che Dio non solo è buono, ma anche giusto e santo e che si offende al nostro peccato. Nel secondo caso si dimentica che ogni bene che possiamo fare è una collaborazione con Dio, e che se non vigiliamo e preghiamo, non potremo resistere alla tentazione. In una parola, san Paolo constata che: ‘Bisogna operare la nostra salvezza con timore e tremore’( Phil II 12).

Il secondo eccesso consiste nella disperazione o nello scoraggiamento. Il soggetto che ne soffre attribuisce troppo poco peso sia alla Grazia di Dio, sia ai propri sforzi. Questi stati d’anima derivano tipicamente dalla violenza della lotta contro il peccato, o dagli scrupoli: cosa che fa disperare, o almeno dubitare, della propria salvezza. San Paolo ci offre un esempio su come resistere, cioè di continuare a lottare ed allo stesso tempo di abbandonarsi fiduciosamente alla Grazia di Dio: ‘Gratia Dei per Jesum Christum’(Rom VII 24-5).

 

Vivere nella Speranza

Vivere nella speranza significa, dunque, desiderare Dio, mettere la nostra fiducia in Lui, fare tutto il possibile per condurre una buona vita in collaborazione con la Sua Grazia; significa vivere distaccati dai beni di questo mondo, accettare tutte le prove che Lui ci manderà come provenienti dalle Sue mani; significa vivere col mente ed il cuore in Cielo: ‘mente in caelestibus habitemus’, inter mundanas varietates ibi nostra fixa sint corda ubi vera sunt gaudia’; significa, infine, nelle parole della liturgia Pasquale: ‘Si consurrexistis cum Christo, quae sursum sunt quaerite, ubi Christus est in dextera Dei sedens, quae sursum sunt sapite, non quae super terram: Risorti con Gesù Cristo, nostro capo, non dobbiamo cercare e gustare le cose della terra, ma quelle del cielo, ove Gesù ci aspetta’.

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