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Il Giudizio particolare

Spiritualità13 Febbraio 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Fillii et Spiritus Sancti. Amen.

1. La comparsa davanti al Giudice

Secondo l’opinione comune dei teologi, il Giudizio particolare avviene al momento stesso e nel medesimo luogo della morte. Sarà Nostro Signore Stesso a giudicare l’anima e verrà ‘ai buoni nell’amore, ma agli empi con tremore’ nella parola di Sant’Agostino. Per gli empi la condanna si annunzierà già dall’apparenza del Giudice: ‘L’ira del Re è messaggero di morte’ (Proverbi 16.14). ‘Che pena… proverà l’anima nel vedere Gesù’, osserva Sant’Alfonso, ‘il Quale essa ha disprezzato durante la vita! Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto e l’anima vedrà, allora adirato, senza più speranza di placarsi, Lui, l’Agnello, il Quale ha avuto tanta pazienza durante la vita.

Il Giudice verrà a giudicarli con le stesse piaghe con le quali lasciò questa terra. ‘Grande gioia di chi lo contempla, esclama l’Abbate Ruperto, grande timore di chi Lo attende’: le sue piaghe consoleranno i giusti ma spaventeranno i peccatori. Che cosa risponderà il peccatore a Gesù Cristo sotto l’aspetto della Sua Passione? La Sue sante piaghe diranno: ‘Guardate l’effetto del vostro peccato e della vostra malvagità! Guardate le fonti di perdono per coloro che si pentono! Guardate e temete il vostro peccato e la vostra impenitenza’.

2. L’Accusa

La corte sedette e i libri furono aperti’. I libri di cui parla l’Apocalisse saranno due: il vangelo e la coscienza. Nel vangelo si leggerà quanto l’accusato avrebbe dovuto fare; nella coscienza quanto ha fatto. Sulla bilancia poi della divina Giustizia non saranno pesate né le ricchezze, né il prestigio, né la nobiltà dei singoli, ma solo le opere.

Giungeranno allora gli accusatori e, per primo, il demonio. Sant’ Agostino scrive: ‘Ci getterà in faccia tutto ciò che abbiamo fatto, in quale giorno e in quale ora abbiamo peccato.’ Quindi dirà al Giudice nelle parole di san Cipriano: ‘Io non ho sopportato per costoro né gli schiaffi, né i flagelli… O Signore, per questo reo io non ho patito nulla. Egli però ha abbandonato Voi, Che siete morto per salvarlo, per farsi mio schiavo; e per tale ragione me lo prendo io.

Anche gli angeli custodi lo accuseranno, come afferma Origene, testimoniando per quanti anni abbiano faticato attorno a lui, invano. Lo accuseranno altresì le mura tra le quali ha peccato, la coscienza ed anche i peccati medesimi. Questi diranno, nella parole di San Bernardo: ‘Tu ci hai generati, siamo tue creature: non ci separeremo da te.’ Saranno infine le piaghe stesse di Gesù ad accusare il reo secondo San Giovanni Crisostomo: ‘I chiodi si lamenteranno di te, le piaghe parleranno a tuo sfavore, la Croce di Cristo pronunzierà il discorso finale contro di te.

3. L’esame

Il Signore dice nel libro di Abacuc: ‘In quel tempo perlustrerà Gerusalemme con lanterne’. La luce della lanterna, infatti, penetra in tutti gli angoli della casa. Padre Cornelio a Lapide spiega che Dio porrà davanti al reo gli esempi dei santi, nonché ogni lume ed ispirazione che gli aveva dato durante la vita, come pure tutti gli anni concessi a lui per fare il bene.

Cosicché in quel momento tu dovrai rendere conto di ogni sguardo, come ammonisce Sant’Anselmo, di ogni mancanza anche nelle opere buone: nelle Confessioni, nelle Sante Comunioni e in tutte le altre. E ‘se il giusto a stento si salverà’, dice San Pietro, ‘che ne sarà dell’empio e del peccatore?’ ‘Se si deve rendere conto di ogni parola oziosa, quale conto si dovrà rendere’, ci chiede San Gregorio, ‘per aver acconsentito a tanti cattivi pensieri ed a tante parole oscene?

4. La sentenza

Infine, al momento del Giudizio, bisogna che l’anima abbia condotto una vita conforme alla vita di Gesù Cristo, per poter raggiungere la salvezza eterna. Cosa farà il peccatore? Farà come quel tale del vangelo, che giunse al banchetto senza le veste nuziale: tacque, non sapendo cosa rispondere. Il suo stesso peccato gli chiuderà la bocca: ‘Ogni iniquità chiude la sua bocca’ (Ps. 106. 42).

Ecco, alla fine, il Giudice emetterà la sentenza: ‘Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo!’; oppure ‘Via da me maledetti nel fuoco eterno!

Sant’ Eusebio dice che lo spavento dei peccatori nel momento in cui sentiranno il Giudice emettere la condanna sarà tale, che, se non fossero immortali, morirebbero di nuovo. San Tommaso da Villanova aggiunge: ‘Non ci sarà più possibilità di pregare: non ci saranno più intercessori a cui ricorrere, né un amico, né il proprio padre‘. A chi dunque ricorreranno i malvagi? A Dio Che hanno disprezzato? Ai santi protettori o alla Madonna? Ma gli astri (che sono i santi) ‘cadranno dal cielo’ e la luna, che è la Madonna, ‘non darà più la sua luce’. ‘Maria’ dice Sant’Agostino, ‘si allontanerà dalla porta del Paradiso’.

Ahimè! con quanta sicurezza facciamo ed ascoltiamo questi discorsi, come se questa sentenza non ci riguardasse o come se quel giorno non dovesse mai giungere’, dice San Tommaso da Villanova. Ma come sappiamo che anche noi non saremo condannati all’Inferno? Tanti dannati non prevedevano che sarebbero stati mandati all’Inferno.

E cosa dobbiamo fare, quindi? Dobbiamo far quadrare i conti prima del Giudizio. San Bonaventura fa notare che i commercianti accorti spesso rivedono e fanno quadrare i conti per non andare in fallimento. ‘O mio Giudice’ dice Sant’Alfonso, ‘voglio che mi giudichiate e mi puniate ora, durante la vita: ora che è tempo di misericordia e mi potete perdonare, perché dopo la morte sarà tempo di giustizia‘.

Sì, mio Dio, mi pento di cuore per tutte le ingiurie che Vi ho fatto. Giudicatemi dunque ora, o mio Redentore. Io detesto sopra ogni male tutti i dispiaceri che Vi ho dato. Vi amo con tutto il mio cuore sopra ogni cosa. Propongo di amarVi sempre e di morire piuttosto che di offenderVi. Maria, Madre mia, Vi ringrazio delle tante misericordie che mi avete ottenute. Continuate a proteggermi sino alla fine’.

Amen.