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Il direttore spirituale e l’autorità della Chiesa

Spiritualità31 Luglio 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

“Dio, avendo costituita la Chiesa come società gerarchica” (scrive Padre Tanquerey, su cui ci appoggiamo principalmente in questo articolo), “volle che le anime fossero santificate per mezzo della sottomissione al Papa e ai vescovi nel foro esterno e ai confessori nel foro interno”.

Papa Leone XIII scrive:

“Troviamo alle origini stesse della Chiesa una celebre manifestazione di questa legge: benché Saulo, spirante minacce e carneficine, avesse inteso la voce di Cristo Stesso e gli avesse chiesto: ‘Signore, che volete ch’io faccia?’. Pure fu inviato ad Anania in Damasco: ‘Entra in città e là ti sarà detto quel che devi fare’… Cosi fu praticato nella Chiesa; questa è la dottrina unanimemente professata da tutti coloro che, nel corso dei secoli, rifulsero per scienza e santità”.

La necessità di un direttore spirituale per i monaci viene insegnata da san Giovanni Cassiano nell’occidente, e da san Giovanni Climaco nell’oriente.

San Vincenzo Ferreri asserisce:

“Chi ha un direttore al quale obbedisce senza riserva e in tutte le cose, arriverà molto più facilmente e più presto che non farebbe da solo, anche se fornito di vivissima intelligenza e di dotti libri in materia spirituale”.

Ciò che vale per i monaci vale anche per i laici. Sant’Alfonso insegna che uno dei doveri principali del confessore è quello di dirigere le anime. Le lettere di molti Padri della Chiesa, come San Girolamo e Sant’ Agostino testimoniano lo stesso bisogno da parte dei fedeli, come ci mostra d’altronde la natura stessa della vita spirituale, che tutti fedeli dovrebbero condurre in modo serio.

Dice il Padre Godinez:

“Su mille persone che Dio chiama alla perfezione, dieci appena corrispondono, e su cento che Dio chiama alla contemplazione, novantanove mancano all’appello… Bisogna riconoscere che una delle cause principali è la mancanza di maestri spirituali… Costoro sono, dopo la Grazia di Dio, i nocchieri che guidano le anime attraverso lo sconosciuto mare della vita spirituale. E se nessuna scienza, nessuna arte, per semplice che sia, può essere imparata senza un maestro che l’insegni, tanto meno si potrà imparare quell’alta sapienza della perfezione evangelica ove s’incontrano così profondi misteri… Stimo quindi cosa moralmente impossibile che, senza miracolo o senza maestro, un’anima possa per lunghi anni passare per ciò che vi è di più alto e di più arduo nella vita spirituale senza correr rischio di perdersi”.