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I frutti dello spirito santo: la castità (parte II)

Spiritualità16 Febbraio 2019
Testo dell'audio

I peccati contro la purezza sono tutti gravi: sia quei commessi da soli, sia con qualcun altro, sia colla contraccezione, sia colla fantasia; sono ancora più gravi se la persona in questione è battezzata, e, se si tratta di due persone, se uno dei due o tutti e due sono sposati con un altro, se uno o due sono consacrati, o se tutti i due sono dello stesso sesso.  Anche è un peccato grave suscitare la passione sessuale, senza però completare l’atto, perché è già l’inizio dell’atto e l’incontro fornisce l’occasione per completare l’atto. Si ricordi che nell’atto di dolore si promette di ‘evitare le occasione del peccato’.

Purtroppo nel mondo di oggi questi peccati non vengono più considerati come peccati, ma persino come un diritto dell’uomo. Come ci dobbiamo comportare da buoni cattolici? Noi cattolici dobbiamo nuotare contro la corrente di una perversa generazione, perché solo chi nuota contro la corrente può raggiungere l’acqua sana, fresca, e pura. Ascoltiamo gli Apostoli che vissero in un’epoca simile alla nostra.

San Pietro scrive (I. 4. 2-4): non si deve “servire più alle passioni umane ma alla volontà di Dio, nel tempo che gli rimane in questa vita mortale. Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo, vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni… per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano”.

San Paolo scrive (1. Tess. 4. 3-5, 7): “Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio. Dio non ci ha chiamati all’impurezza, ma alla santificazione.

San Pio X insegna nel suo Catechismo che per mantenerci casti “Conviene fuggire cattive compagnie, la lettura di libri e dei giornali cattivi, l’intemperanza, il guardare immagini indecenti, gli spettacoli licenziosi, le conversazioni pericolose e tutte le occasioni di peccato. Una persona che trova che le sue forze naturali sono inadeguate a mantenere la castità deve pregare l’aiuto di Dio che non chiede mai l’impossibile”.

Viene raccomandato il ricorso frequente al Sacramento della Penitenza, alla santa Comunione quando la persona è in uno stato di Grazia, e la recita fervorosa del Santo Rosario. Verrà dato l’aiuto necessario in modo particolare agli sposi mediante le grazie che provengono dal Sacramento del Matrimonio.

Per fidanzati: come si devono comportare? Il fidanzamento non ha senso se non in rapporto al matrimonio. In vista del matrimonio, però, si devono comportare in modo modesto, puro, moderato e disciplinato, mai comportandosi in un modo in cui si vergognerebbe essere visti ad esempio dai propri genitori.

Solo così si possono preparare a un matrimonio stabile e duraturo. La preparazione peggiore al matrimonio è l’impurezza tra i fidanzati perché crea un terreno edonistico incapace di sostenere una vita matrimoniale autentica fino alla morte. Anzi, è il modo ottimo per distruggerla già prima che non venga in esistenza.

Talvolta qualcuno si chiede perché tanti matrimoni falliscono oggi. La risposta deve essere perché vengono visti come qualcosa di ordine meramente naturale. I sentimenti vengono glorificati, preparano un terreno fatale per il matrimonio,e quando dopo il matrimonio vengono meno,il rapporto si scioglie.

C’è un edonismo onnipresente, un’ignoranza sulla natura del matrimonio, la sua istituzione divina, la sua natura sacramentale; non c’è preghiera, non c’è Fede. La Fede illuminata dalla dottrina cattolica e vivificata dalla Carità, è la preparazione indispensabile per il matrimonio e per qualsiasi altra scelta o azione della nostra vita.

Una parola sulla Castità perfetta. Questa specie di castità si distingue per un voto o una promessa solenne e per il suo scopo che è cioè di dare sé stessi a Dio completamente con il cuore indiviso. Una differenza particolare tra la vita matrimoniale e la vita consacrata è la capacità della persona consacrata di darsi completamente a Dio con cuore indiviso.

Anche se San Paolo ne parla esplicitamente, molti uomini della Chiesa di oggi pretendono che tutti e due i tipi di vita siano sullo stesso livello. Non è vero. La castità perfetta o verginità consacrata, è un segno più chiaro del matrimonio, dell’unione di Cristo alla Sua Chiesa. Sappiamo che una caratteristica del matrimonio sacramentale è il segno dell’Unione di Cristo alla Sua Chiesa, ma la vita consacrata ne è un segno ancor più chiaro, come dice Papa Pio XII nella sua enciclica Sacra Virginitas. Nella parola di S. Cipriano, queste anime consacrate sono uguali agli angeli di Dio. Il loro amore possiede una purezza e splendore particolare.

La vita consacrata si caratterizza per i tre voti: i voti della castità, obbedienza, e povertà. Questi voti combattono le tre concupiscenze conseguenti al Peccato Originale. La prima è la concupiscenza degli occhi che è il desiderio di possedere cose e informazioni in modo eccessivo: contro questa concupiscenza sta il voto di povertà; la seconda è la concupiscenza della carne, di cui ho appena parlato: il voto in questione è quello della castità; la terza è la concupiscenza della propria eccellenza, la concupiscenza spirituale, la superbia della vita: il voto che contrasta questa concupiscenza è quello della ubbidienza.

Per mostrare che questo tipo di vita, la vita di perfetta castità, è più alta di quello matrimoniale, il concilio di Trento dichiara infallibilmente che è beatius et melius, vivere così: vuol dire più felice e migliore. Con queste riflessioni sulla Castità perfetta, siamo tornati all’inizio di questa conferenza: lo splendore della castità. La dottrina della Santa Chiesa Cattolica sulla castità è logica anche se è considerata eccessiva dai figli del mondo.

In verità però non è eccessiva, ma molto realista: è un richiamo alla ragione e al buon senso, una sfida alla maturità, alla responsabilità, alla integrità, ed al coraggio. Non siamo irrazionali; non cediamo alle convenzioni di un mondo sempre più degradato e pervertito; non seguiamo le nostre emozioni disordinate a causa del Peccato Originale, che conducono, infine, solo al sentimento del vuoto, della tristezza, e persino alla disperazione, per non parlare dell’Inferno. Bensì controlliamoci e moderiamo le nostre emozioni con la facoltà più alta della Ragione per vivere in pace e felicità, nella pienezza delle virtù.

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.

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