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Se il Pontefice volesse! Potrebbe sanare una sua ingiustizia

Pensieri e Voce29 Aprile 2020
Testo dell'audio

Nei giorni scorsi è emerso – finalmente – un caso che potrebbe stupire e scandalizzare chi non conosce quanta malvagità possa albergare in luoghi – tra virgolette – sacri. Tre anni fa è cominciato il calvario di un giovane funzionario del Vaticano, Capo della segreteria del Governatorato, Eugenio Hasler. Eugenio è figlio di un maggiore delle guardie svizzere in pensione, e ha lavorato per una decina di anni dietro le Mura. Ha collaborato con diversi segretari generali, gli ultimi dei quali erano mons. Viganò, mons. Sciacca e l’attuale segretario, mons. Vérgez. A giudizio di tutti coloro con cui abbiamo parlato, fra cui anche personalità di rilievo nel mondo vaticano, si tratta di una persona onesta e competente. Due elementi non di poco conto, in particolare al Governatorato, dove di soldi ne girano parecchi: è veramente la maggiore fonte di introiti per il piccolo Stato. Eugenio Hasler era prezioso, in questo via vai di segretari e presidenti, alcuni dei quali certo non brillavano per competenze specifiche. Era conscio di questo, e cercava di aiutare i suoi superiori a districarsi nella giungla amministrativa e finanziaria, in cui potevano ben crescere e prosperare piante velenose e corrotte.

Tre anni fa – il 27 marzo del 2017 – Eugenio Hasler era a metà strada fra i trenta e i quaranta – i frutti di quelle piante velenose maturarono. Eugenio aveva dato fastidio a qualcuno, che voleva coltivare senza fastidiosi controlli il ricco orticello del Governatorato, e questo qualcuno – un prelato, che ancora oggi fa il bello e il cattivo tempo là dentro – ha probabilmente messo in atto un piano per sbarazzarsene.

Eugenio ricevette – pare senza che i suoi diretti superiori ne fossero al corrente – una convocazione per un’udienza dal papa. Ci andò pieno di speranze; ma il tono fu molto diverso. Papa Bergoglio gli chiese se fosse vero che avesse un brutto carattere, gli disse due o tre altre banalità, negative, e alla fine dal momento che Eugenio ribatteva: – Cerco solo di aiutare i miei superiori nello svolgere il loro compito…- concluse: “Lei non si preoccupi dei suoi superiori, parlerò io con loro. Ma da domani non metta più piede nel suo ufficio”.

Alla richiesta di essere trasferito in un altro dicastero il Pontefice rispose: “No, no, sta bene così”.


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In questi tre anni Eugenio Hasler ha taciuto. Ha chiesto che venisse aperta un’inchiesta su di lui, in modo che venissero concretizzate delle accuse, che venissero indicati i motivi di una decapitazione senza ragione. Niente. Dopo tre anni ha deciso di parlare, con un post sul suo diario di Facebook. Parla della campagna contro di lui, organizzata – lui sa da chi – delle lettere anonime scritte contro di lui. “Ora, – dice Eugenio Hasler – non è difficile comprendere la dinamica di chi e come possa aver fatto passare per veritiere cose assolutamente non vere o delle quali esistono prove inconfutabili del contrario (ovviamente mai prese in considerazione). A tre anni di distanza non si può dire che Hasler ha scelto la via del silenzio. Tuttavia, Hasler non è un mercenario e non parla per soldi. Hasler parla solo ed esclusivamente perché vuole la verità, ben conscio che è un termine sconosciuto ad alcuni. Hasler è stato preso per troppo tempo in giro, perché “tanto non parla”… I ricatti striscianti e meno striscianti sono stati moltissimi”.

Ecco, se il Pontefice, che parla spesso dei diritti di chi lavora, e di giustizia sul lavoro vuole ora può dare, in casa sua, una testimonianza concreta. Alle parole faccia seguire i fatti, e non tema di correggere una decisione ingiusta e sbagliata. Non parli solo di misericordia, (e di giustizia); la usi per sanare le ferite.  

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