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Santo Sacrificio della Messa dal punto di vista dogmatico, liturgico e ascetico (Parte I)

Liturgia04 Febbraio 2021
Testo dell'audio

Già nell’Antico Testamento Dio preannunciò il Sacrificio incruento del Nuovo Testamento per mezzo di simboli e profezie. Il primo posto spetta qui al sacerdozio e al sacrificio simbolico di Melchisedek. Il re sacerdote Melchisedek appare inaspettatamente nella Storia Sacra come un personaggio misterioso e si dilegua poi altrettanto all’improvviso. Fu scelto da Dio e reso degno di prefigurare il Sacerdozio e il Sacrificio di Gesù Cristo, destinati entrambi a durare per sempre nel Nuovo Testamento.

Cristo, infatti, è l’eterno Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek (Sal. 109,4). Queste parole vogliono dire che Melchisedek prefigura il sacerdozio eterno di Cristo, e ciò tramite l’ordine del suo sacerdozio, cioè tramite la natura del suo sacrificio e il modo in cui esso viene offerto.

Il Sacerdozio eterno di Gesù Cristo deve quindi corrispondere a questo rito sacrificale e, nell’ambito di esso, al sacerdozio come prefigurato da Melchisedek. Ciò significa che Gesù Cristo deve sacrificare nella medesima forma, per tutti i tempi, come fece Melchisedek. La particolarità della natura del sacrificio, e di conseguenza anche del sacerdozio di Melchisedek, consiste nell’aver offerto pane e vino all’Altissimo (Es. 14,18).

Conseguentemente Cristo, in quanto vero ed eterno Melchisedek, deve offrire un sacrificio uguale, e non una sola volta, ma sempre, attraverso i secoli sino alla fine dei tempi. Questo però si verifica solamente se la celebrazione quotidiana, con le specie sacramentali del pane e del vino, è propriamente un sacrificio. Solo in questo caso Cristo è “l’eterno Sommo Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek”, in quanto Egli offre all’Altissimo, mediante la trasformazione degli elementi del pane e del vino nel Suo Corpo e nel Suo Sangue, un sacrificio incruento perenne.


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In tal modo la prefigurazione umana si armonizza in maniera splendida con l’archetipo divino. Tuttavia, il Sacrificio di Cristo dev’essere infinitamente più perfetto del sacrificio di Melchisedek. Cristo, infatti, non offre sull’altare del pane comune e nemmeno del vino di questa terra ma “il Pane santissimo della Vita Eterna e il Calice della Salute perenne”. “Chi è”, esclama Cipriano, “più di nostro Signore Gesù Cristo, Sacerdote di Dio l’Altissimo, che offrì a Dio Padre un sacrificio che è il medesimo offerto da Melchisedek, cioè pane e vino: che sono veramente il Suo Corpo e il Suo Sangue?” “Dopo che Melchisedek, Re di Salem, ebbe offerto e sacrificato pane e vino (proséferen) – egli era infatti sacerdote di Dio l’Altissimo – accettò da Abramo i regali. Melchisedek onorò Dio con il pane e con il vino, poiché vide con spirito profetico il futuro Sacrificio e volle imitare la futura venuta di Cristo. Ma poiché i sacerdoti ebrei sacrificavano animali e con un sacrificio cruento cercavano di glorificare Dio, Egli disse al Suo figlio Gesù Cristo: “«Tu sei Sacerdote in eterno» non secondo l’ordine di Aronne, ma «secondo l’ordine di Melchisedek», poiché tramite il pane e il vino Tu offri un sacrificio perenne” (S. Crisostomo).

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