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San Gaspare del Bufalo. Intrepido missionario fra massoni e briganti dell’Ottocento

Santi: ritratti di fede21 Ottobre 2020
Testo dell'audio

Oggi si festeggia san Gaspare del Bufalo. Nato a Roma il giorno dell’Epifania del 1786, sua madre volle per lui i nomi dei Re Magi: Gaspare, Baldassarre, Melchiorre. La sua famiglia era stata un tempo benestante, ma poi era decaduta. Suo padre Antonio era cuoco dei Principi Altieri, mentre sua madre, Annunziata Quartieroni, si prendeva cura della famiglia. Votato alla vita religiosa fin dalla fanciullezza, tentando persino di fuggire di casa per evangelizzare i pagani, Gaspare del Bufalo frequentò il Collegio Romano, che a quel tempo, essendo stata soppressa la Compagnia di Gesù, era diretta dal clero secolare. Vestì la talare nel 1798 e prese a dedicarsi all’assistenza spirituale e materiale dei bisognosi, contribuendo in maniera decisiva alla rinascita dell’Opera di San Galla, della quale venne eletto direttore nel 1806. Ricevette l’ordinazione sacerdotale il 31 luglio 1808 e decise di intensificare l’apostolato fra le classi popolari fondando il primo oratorio in Santa Maria in Pincis, specializzandosi nell’evangelizzazione dei «barozzari», ovvero carrettieri e contadini della campagna romana.

Nella notte fra il 5 e il 6 luglio 1809, Pio VII (1742-1823) venne arrestato e deportato per volontà di Napoleone Bonaparte. Il 13 giugno del 1810 Don Gaspare rifiutò il giuramento di fedeltà all’Imperatore francese. «Non debbo, non posso, non voglio» disse; per tale ragione fu condannato all’esilio a Piacenza e in seguito venne incarcerato per quattro anni, peregrinando nelle prigioni di Bologna, Imola, Lugo (Ravenna). Tornato a Roma nei primi mesi del 1814, dopo la caduta di Napoleone, mise tutta la sua vita al servizio del Papa, il quale lo esortò a dedicarsi alle missioni popolari per la restaurazione religiosa e morale d’Italia; fu così che il santo lasciò Roma e si gettò con ardente zelo sulla strada che lo impegnò fino alla fine della sua vita. Dirà Giovanni Paolo II ai partecipanti al capitolo generale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue il 14 settembre 2001:

«Quando san Gaspare del Bufalo fondò la vostra Congregazione nel 1815, il mio predecessore, Papa Pio VII, gli chiese di andare laddove nessun altro sarebbe andato e di intraprendere missioni che sembravano poco promettenti. Per esempio gli chiese di inviare missionari a evangelizzare i banditi che a quel tempo imperversavano così tanto nella zona fra Roma e Napoli. Fiducioso nel fatto che la richiesta del Papa fosse un ordine di Cristo, il vostro Fondatore non esitò a obbedire […] Gettando le sue reti nelle acque profonde e pericolose fece una pesca sorprendente».

Come mezzo efficace per promuovere la conversione dei peccatori, per debellare lo spirito di empietà e di irreligione, scelse la devozione al Sangue Preziosissimo di Gesú e ne divenne ardente apostolo. Si attuò così la predizione del 1810 fatta dalla religiosa Suor Agnese del Verbo Incarnato, morta in concetto di santità, predizione che confidò al suo Direttore spirituale, Don Francesco Albertini (1770-1819), poi Direttore di Don Gaspare, nonché suo compagno di prigionia: durante il drammatico tempo persecutorio nei confronti della Chiesa sarebbe sorto un sacerdote molto zelante, il quale avrebbe scosso migliaia di persone dall’indifferenza mediante la devozione al Prezioso Sangue di Cristo, tale presbitero sarebbe divenuto «La tromba del divin Sangue».


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Il 15 agosto 1815 Don Gaspare fondò la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, alla quale aderirono uomini di grande spiritualità e santità, come il Venerabile Don Giovanni Merlini (1795-1873), il futuro beato Pio IX (1792-1878), Don Biagio Valentini (1792-1847). Il 4 marzo 1834 venne fondato l’Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue, grazie alla collaborazione di santa Maria De Mattias (1805-1866). Figlia di una famiglia benestante, nel 1822, all’età di 17 anni, incontrò san Gaspare mentre questi predicava a Vallecorsa (Frosinone). Il ramo femminile si dedicò all’istruzione e alla catechesi della gioventù e delle madri. Le due famiglie religiose trovarono bacino fecondo nella Pia Unione del Preziosissimo Sangue, oggi Unio Sanguis Christi, che, insieme a Don Francesco Albertini, Don Gaspare aveva già istituito nel 1808 a vantaggio dei fedeli sia in Italia che all’estero.

Segnato da fatiche e sofferenze non comuni, san Gaspare venne benedetto da Dio con frequenti manifestazioni soprannaturali. Un giorno, per esempio, per confortarlo dalle tribolazioni, mentre celebrava la Santa Messa, subito dopo la consacrazione, gli apparve il Cielo dal quale scendeva una catena d’oro, che passando nel calice, legava la sua anima per condurla alla gloria di Dio. Da quel giorno il sacerdote soffrì ancor più, ma, contemporaneamente, si intensificò la sua abnegazione per condurre alle anime i benefici del Sangue di Gesù, e i frutti furono copiosi. Al suo passaggio si accendeva la Fede, si intensificava la pietà cristiana, si convertivano le anime, gli odi si raffreddavano, il malcostume si mutava in moralità cristiana. san Vincenzo Strambi (1745-1824), che lo affiancò in alcune missioni di apostolato, lo definí «terremoto spirituale», mentre le folle lo acclamavano «angelo di pace».

Con straordinario coraggio affrontò la lotta accanita che gli mossero le società segrete, in particolare la Massoneria. Ma nonostante le minacce e gli attentati alla sua vita, non cessò mai di predicare a viso aperto contro tali sette anticlericali, fucine di rabbioso laicismo ateo. San Gaspare fu in grado di convertire intere logge massoniche e fu implacabile nel mettere in guardia il popolo dalla propaganda satanica di questi gruppi liberali e proprio per questo era noto come «martello dei settari». Ma l’Italia non era infestata soltanto dalla Massoneria, c’era anche la piaga del brigantaggio, vera e propria criminalità organizzata e presente anche nello Stato Pontificio. Pio VII, Pio VIII (1761-1830), Pio IX avevano tentato di estirpare la malapianta, ma senza successo. Leone XII (1760-1829), allora, dietro consiglio del Cardinale Belisario Cristaldi (1764-1831), affidò la rischiosa impresa a Don Gaspare, che, con le sole armi del crocifisso, della preghiera e della misericordia evangelica, riuscí a ridurre la malavita nei dintorni di Roma, portando pace e sicurezza fra gli abitanti.


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Quando morí a Roma, il 28 dicembre 1837 in una stanza del Palazzo Orsini, san Vincenzo Pallotti (1795-1850) vide la sua anima salire in alto, in forma di stella luminosa, mentre Gesù le andava incontro. La fama della sua santità si diffuse immediatamente, anche fuori dai confini italiani e in particolare in Francia, grazie sia alla guarigione di Françoise de Maistre, figlia del governatore di Nizza e nipote di Joseph de Maistre (1753-1821), sia all’opera di Louis-Gaston de Ségur (1820-1881), che fu suo grande estimatore, sia a quella di san Pierre-Julien Eymard (1811-1868), fondatore dei Sacerdoti e delle Ancelle del Santissimo Sacramento. Beatificato da san Pio X il 18 dicembre 1904, sarà canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954 in piazza San Pietro. Il suo corpo riposa a Roma nella chiesa di Santa Maria in Trivio, affidata nel 1854 dal beato Pio IX ai Missionari del Preziosissimo Sangue.

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