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San Falco di Palena

Tesori d'Italia05 Dicembre 2020
Testo dell'audio

Palena è un piccolo Comune nella Provincia di Chieti, situato a 767 metri d’altitudine, tra l’alta valle del fiume Aventino e le falde del versante sud-orientale della Majella. Il suo territorio si estende su un’area prevalentemente montuosa tra boschi, pascoli e aree incolte. La sua popolazione raggiunse il proprio picco di 4.446 abitanti nel 1921, in seguito si è però ridotta a causa dell’emigrazione. In base al censimento del 2011 supera di poco i 1.400 abitanti.

I reperti archeologici affiorati dimostrano che il territorio palenese è stato abitato sin dal Paleolitico. Altri rinvenimenti di tombe e resti di edifici dimostrano come la sua frequentazione sia continuata durante il periodo italico-preromano, romano (repubblicano e imperiale) e nei secoli successivi. I reperti dell’epoca romano-imperiale e dell’Alto Medioevo documentano riferimenti ai culti arcaici, nonché insediamenti identificabili con agglomerati sparsi costituiti da gruppi di case pastorali definite “ville”.

A partire da tale epoca Palena è sempre appartenuto alla diocesi di Sulmona-Valva ed è posto al confine con quella di Chieti. Nel 1706 il paese venne gravemente danneggiato dal terremoto della Majella. Nel 1943 fu occupato dai tedeschi e poi bombardato dagli alleati. Negli anni della ricostruzione il centro si sviluppò più a valle. Nel 1992 il Comune è stato incluso al Parco Nazionale della Majella.

In origine, il castello ducale di Palena, detto Castel Forte, era semplicemente una torre di controllo, eretta con i primi insediamenti normanni nell’XI secolo. Gli ampliamenti successivi permisero di realizzare l’articolata struttura difensiva, completata nel XII secolo, ma oggetto poi di ulteriori modifiche nel Cinquecento. Nel 1369 Carlo I d’Angiò donò il castello al feudatario Sordello da Goito, reso famoso da Dante Alighieri, che lo incluse tra le anime del Purgatorio nella Divina Commedia. La struttura passò poi nelle mani dei duchi di Manoppello, poi dei Caldora e dei Di Sangro.


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Come tanti altri piccoli borghi italiani, anche Palena è caratterizzato da storia e tradizioni tipiche, che contribuiscono ad alimentare il ricchissimo patrimonio culturale della nostra penisola. Ad influenzarle ha contribuito anche la ultramillenaria presenza in zona della Chiesa, che nell’XI secolo, come riportato in una bolla di papa Clemente III, vi annoverava, come luoghi di culto, come San Giovanni e San Biagio a Forca Palena.

Molte di queste chiese nei secoli successivi crollarono ed altre sono state edificate. Attualmente sul territorio sono presenti l’eremo della Madonna dell’Altare e le chiese di San Cataldo, Sant’Antonio da Padova, della Madonna del Carmine e di San Francesco. Palena ha dato i nativi alla beata Florisenda, una monaca dell’Ordine delle Clarisse vissuta nel XIII secolo, ed a san Nicolò di Forca Palena, che a sua volta visse tra i secoli XIV e XV. Secondo la tradizione, sant’Antonino martire nel 482 passò in zona, mentre san Domenico abate (951 – 1031 d.C.) soggiornò nell’eremo della Madonna dell’Altare.

San Francesco, durante un viaggio in Abruzzo, si recò prima a Guardiagrele, ove collaborò nella costruzione di un convento, e poi raggiunse Palena, ove contribuì a fondare un altro monastero, utile ad assicurare un punto di appoggio ai frati impegnati nelle attività di predicazione itinerante lungo la valle dell’Aventino. A sua volta san Pietro da Morrone, diventato papa col nome di Celestino V, tra il 1235 e il 1237 sarebbe vissuto in una grotta nei pressi dell’eremo della Madonna dell’Altare.


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La chiesa di San Falco è la parrocchiale del paese. Le sue origini, accompagnate da diverse denominazioni, si perdono nella notte dei tempi e conducono ad un antico tempio pagano dedicato ad Ercole e Giove, su cui nell’VIII secolo i monaci benedettini di San Vincenzo al Volturno edificarono la chiesa di Santa Maria di Palena.

In seguito, con l’arrivo dei Franchi, la chiesa venne intitolata a sant’Antonino Martire. Nel 1383, al fine di assecondare la richiesta di un potente feudatario, il Vicario vescovile di Valva e Sulmona emise una bolla, con cui univa tutte le ville e loro chiese a quella di S. Antonino. Nel corso dell’anno il vescovo autorizzò anche la traslazione delle reliquie e della statua di san Falco nella chiesa di sant’ Antonino e sembra che all’epoca sia avvenuta la nuova intitolazione, tuttora in vigore.

Nel 1436 vennero terminati i lavori di edificazione della chiesa della Madonna della Neve, consacrata in quello stesso anno dal vescovo Bartolomeo. Fu voluta dai fedeli, per assicurare un degno luogo di sepoltura ai loro defunti. Dopo la vittoria di Lepanto l’edificio sacro mutò intitolazione e venne dedicato a Santa Maria del Rosario, divenendo peraltro sede di un’importante Confraternita.


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Questo testo di Amelio Pezzetta è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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