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Quei diritti umani di cui sinistra e giornali italiani non si preoccupano

Pensieri e Voce30 Dicembre 2020
Testo dell'audio

Una giornalista cristiana in Cina, Zhang Zhan, sta per affrontare un processo che potrebbe condurla in prigione per cinque anni. La sua colpa? Aver rivelato quello che stava accadendo a Wuhan nelle prime fasi di esplosione del coronavirus. Zhang è una protagonista di quello che viene definito “Citizen journalism” giornalismo freelance che si occupa dei diritti dei cittadini, e che spesso, di conseguenza finisce nel mirino del potere. E questo accade in modo particolare in Cina.

All’inizio della pandemia di coronavirus, i giornalisti freelance in Cina sono stati una fonte vitale di informazioni di prima mano in un Paese in cui la libertà di parola è fortemente limitata. Eppure ben presto molti sono scomparsi, inghiottiti nel sistema giudiziario cinese, opaco. Zhang Zhan si trova in prigione, a Shangai. Dal giugno scorso ha iniziato un digiuno di protesta. Le autorità, vedendola determinata a portare avanti fino in fondo la sua protesta, la sottopongono ad alimentazione forzata, per rompere il suo digiuno.   Ma del suo caso – un evidente esempio della violazione della libertà in Cina – troverete ben poco  sui giornali italiani, e meno che mai nelle parole dei politici, in particolare quelli di sinistra e dei 5Stelle che fanno la fila per porgere devoti omaggi al nuovo possibile padrone, Pechino..

Zhang Zhan, che è stato arrestata a maggio, è accusata di “aver fomentato discussioni  e provocato problemi”, un’accusa che viene comunemente rivolta agli attivisti in Cina. La procura di Shanghai ha dichiarato che Zhang ha pubblicato “una grande quantità di informazioni false” in video e scritti attraverso WeChat, Twitter e YouTube dal 3 febbraio, quando è arrivata a Wuhan, secondo un atto d’accusa reso noto da amici  di Zhang.

“Zhang ha anche accettato di rilasciare interviste ai media stranieri come l’Epoch Times e Radio Free Asia, dando un’immagine negativa della situazione a Wuhan, raggiungendo un vasto pubblico e causando un impatto negativo”, dice l’atto d’accusa, datato 15 settembre, ma pubblicato online il 13 novembre. L’ufficio del procuratore raccomanda una condanna da quattro a cinque anni.


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In Cina, i giornalisti “cittadini” sono rari perché non possono ottenere l’accreditamento ufficiale necessario per riportare le notizie. Ma in mezzo all’aumento della rabbia pubblica contro le autorità, dovuta alla convinzione che siano state soppresse le informazioni sulla nuova malattia – nei primi giorni di gennaio, i medici che condividevano informazioni su un gruppo di malattie respiratorie inspiegabili sono stati presi di mira dalla polizia – alcuni di loro si sono recati a Wuhan. Dall’epicentro del coronavirus all’inizio della pandemia, hanno cercato di documentare la situazione per le persone in Cina e per il mondo.

Zhang, per esempio, ha postato su YouTube undici video sulla situazione a Wuhan, mostrando la stazione ferroviaria e le strade vuote della città, così come i suoi scontri con la polizia locale che le ha chiesto cosa stesse facendo. Ha anche criticato il trattamento riservato dal governo di Wuhan alle vittime del coronavirus, tra cui una madre che chiedeva giustizia per la figlia che aveva contratto il Covid-19 durante il suo soggiorno in un ospedale locale a metà gennaio, quando il governo non aveva ancora ammesso che il virus poteva essere trasmesso da uomo a uomo. Alla fine sua figlia è morta a causa della malattia.

“Da cristiana impegnata, Zhang pensava che fosse sua responsabilità dire alla gente cosa stesse realmente accadendo a Wuhan. Ha visitato le tombe di coloro che sono morti a causa del coronavirus e si è persino recata nei crematori locali per verificare se le statistiche ufficiali sulle morti fossero accurate. Ha corso enormi rischi nel fare queste cose”, ha detto un suo amico.


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