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Quanto è bella, buona e brava la Cina…

Pensieri e Voce01 Aprile 2020
Testo dell'audio

Quanto è bella, buona e brava la Cina! Ci stanno dicendo alcuni – sempre di più, e stranamente tutti a sinistra o quasi – in questi giorni. Dimenticando, evidentemente, che siamo di fronte a una delle più crudeli e pericolose dittature presenti al mondo. Vi leggeremo fra poco la lettera che ci ha inviato un amico cinese in relazione al Covid 19, originato in Cina. Ma prima vogliamo parlarvi brevemente del rapporto che China Aid, una ONG che si occupa di libertà religiosa, ha pubblicato qualche settimana fa.

Il rapporto è chiaro: la campagna del governo cinese per lo sviluppo di “religioni con caratteristiche cinesi” ha aumentato la persecuzione dei cristiani del Paese. Con buona pace della Santa Sede, che ha firmato lo sciagurato accordo segreto nel settembre 2018 (ma perché segreto? Che cosa c’è da nascondere?) con il regime comunista di Pechino.

China Aid accusa i funzionari cinesi di distruggere le chiese, imporre rigide norme sulla religione e incoraggiare sia le persone non religiose che le chiese ufficialmente riconosciute a dare informazioni sulle chiese che considera illegali. In pratica, obbliga alla delazione. Il governo “incoraggia le segnalazioni di attività religiose illegali, principalmente rivolte alle chiese domestiche”. Cioè ai gruppi di preghiera cristiani indipendenti.

Secondo ChinaAid: “Le autorità hanno utilizzato incentivi monetari per motivare i non credenti a denunciare le cosiddette “attività religiose illegali” delle chiese domestiche, cercando di provocare conflitti e tensioni tra non cristiani e cristiani e aumentare la sfiducia tra i due gruppi di persone”.


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Alcune regioni della Cina hanno un sistema di classificazione e revisione che detrae punti per le chiese non conformi. Se le chiese rifiutano di affrontare violazioni o segnano meno di 50 punti per due anni consecutivi, possono perdere la registrazione come siti religiosi ufficiali. Le chiese cristiane che portano loghi religiosi o portano croci possono perdere cinque punti, così come le chiese che non battono bandiera nazionale.

Al contrario, la segnalazione attiva di attività religiose illegali alle autorità farà guadagnare a una chiesa cinque punti. Il veto automatico fa cadere una chiesa a zero punti, ad esempio se disobbedisce al governo, organizza proteste, contatta membri stranieri, contatta membri di gruppi religiosi che il governo considera un “culto” o gestisce scuole domenicali o campi estivi. In alcuni siti religiosi è attivo un modello informatico di gestione e conformità.

Nel marzo 2019, a tutti i sacerdoti cattolici che non avevano aderito all’Associazione cattolica patriottica cinese nella diocesi di Mindong è stato ordinato di unirsi o di lasciare le loro chiese. Una ricompensa monetaria pari a circa $ 28.600 è stata offerta ai sacerdoti che si sono uniti.


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Ed ecco quello che mi scrive un amico cinese, che vive in Italia:

Buon giorno. Ho saputo che in questi giorni, molti cinesi, compresi i laureati della mia età, celebrano e festeggiano a modo trionfale la “vittoria” cinese sull’epidemia causata da un virus cinese. Essi pensano di aver vinto questo virus, senza pensare che quasi tutti i cinesi si sono chiusi a casa per un paio di mesi, e che ci ne sono state tante vittime, e che anche oggi loro stessi rischiano di esser contagiati, perché ci sono molti portatori del virus in giro.

Essi credono di aver ottenuto una vittoria, convinti di aver cacciato il virus dalla Cina ed averlo diffuso in tutto il mondo, dove le situazioni vanno peggiorandosi. Per essi, una catastrofe mondiale è una prova certa della vittoria cinese, perciò si sentono felici e felici.


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La “solidarietà” dimostrata dal governo cinese è una copertura e funa acciata della propaganda politica e della invasione imperialistica del Partito comunista cinese. Nella Cina che censura la stampa e controlla la comunicazione, i canali di comunicazione sociale sono pieni dei messaggi di questo genere, che lodano il Governo cinese e sparlano del resto del mondo. Come è possibile celebrare e festeggiare una catastrofe mondiale? Ma nella Cina comunista è una normalità”.

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