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Preghiere contemplative

Spiritualità25 Maggio 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Si possono distinguere tre tipi particolari di preghiera contemplativa comune: l’adorazione, il ringraziamento e la pratica della presenza di Dio. Sono tipi di contemplazione acquisita o attiva. I primi due sono tipi di preghiera vocale ma, quando messi in rapporto alla Santa Eucarestia, possono prendere la forma di preghiera contemplativa.

a) L’Adorazione Eucaristica

Corrono molti fino a luoghi lontani’, scrive Tommaso da Kempis nell’Imitazione di Cristo, ‘per vedere le reliquie dei santi e stanno a bocca aperta a sentire le cose straordinarie compiute dai santi stessi; ammirano le grandi chiese, osservano e baciano le sacre ossa avvolte in sete intessute d’oro. Mentre qui accanto a me sull’altare ci sei tu, Mio Dio, il Santo dei Santi, il Creatore degli uomini ed il Signore degli angeli’.


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Non dimentichiamo che Nostro Signore Gesù Cristo vive con noi nella Presenza Reale: ‘Ed il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi’. Non passiamo davanti ad una chiesa senza visitarLo, almeno nello spirito. Quando soffriamo o siamo confusi, cerchiamo l’aiuto del Signore prima della sapienza e della consolazione degli uomini. Approfondiamo e viviamo secondo la nostra Fede!

Nostro Signore Gesù Cristo è veramente Presente nelle nostre chiese ed è là che bisogna andare ad adorarLo. ‘Ecco il Tabernacolo di Dio con gli uomini’ (Ap 21.3): ‘Dio abiterà con essi ed essi saranno il Suo popolo e lo Stesso Dio sarà con essi, Dio loro’. ‘Non è dunque in Cielo che l’anima amante deve andare a cercare Gesù’ scrive san Pier Giuliano Eymard (nella foto), fondatore dei Sacramentini, ‘non è né l’ora né il luogo, bensì nel Santissimo Sacramento’.

Quanto amabili sono i Vostri tabernacoli, O Signore degli eserciti! L’anima mia langue di desiderio per la casa del Signore. Il cuor mio e la carne mia esultano in Dio vivo. Poiché il passero si trova una casa e la tortorella un nido dove riporre i suoi pulcini. I Vostri altari, Signore degli eserciti, mio Re e mio Dio! Beati coloro che abitano nella Vostra casa, o Signore, Vi loderanno in perpetuo… vale più un giorno nella Vostra casa che mille altrove. Ho preferito essere abietto nella casa del mio Dio, piuttosto che abitare nei padiglioni dei peccatori’ (Sal. 83).


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Quale genere di adorazione dobbiamo al Signore presente nel Santissimo Sacramento? Scrive lo stesso san Pier Giuliano Eymard: ‘Adorate esteriormente con la più rispettosa attitudine del corpo ed una grande modestia dei sensi, interiormente con una profonda umiltà, con l’omaggio di tutte le facoltà della vostra anima, dicendo nello slancio della vostra fede coll’Apostolo san Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!»’.

Il sacerdote deve adorare il Signore in modo tutto particolare, spiega lo stesso santo, perché: ‘Questo è il mio servizio e la mia vocazione; se non lo faccio, sono un servo infedele e pigro. Come sacerdote Gli debbo onori perpetui, perché sono io che L’ho fatto scendere sull’altare’.

In cosa consiste concretamente l’adorazione dovuta a Nostro Signore Gesù Cristo Sacramentato? Quando si entra in chiesa si prende l’acqua santa (che dev’essere anche esorcizzata), si fa un segno di croce su sé stessi lentamente e con raccoglimento e poi si fa una genuflessione. Si fa una genuflessione anche quando si passa davanti al Santissimo e quando si arriva al proprio posto. In chiesa non si parla.


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Se si deve comunicare qualcosa ad altri in maniera urgente, si parla a voce bassa. Il genere di genuflessione dipende da dove si trova il Sacramento: se nel tabernacolo, si fa una genuflessione semplice; se esposto nell’ostensorio una genuflessione doppia, cioè colle due ginocchia allo stesso tempo, con profondo inchino. Durante la Santa Messa ci si mette in ginocchio per il canone (dal Sanctus fino al Pater), per l’Ecce Agnus Dei e per ricevere la Santa Comunione. Si riceve il Corpo Sacrosanto del Signore sulla lingua, come conviene allo spirito di adorazione dovuto: ossia nei confronti della Maestà infinita di Dio da parte del nulla delle Sue creature.

Cosa si può dire sulla Comunione in mano? L’unico atteggiamento possibile verso Dio da parte dell’uomo è quello dell’adorazione, ma com’è possibile vedere in questa pratica un atto di adorazione? Il Corpo Sacrosanto di Nostro Signore Gesù Cristo viene preso da mani non-consacrate e non-lavate, che dopo la Comunione non vengono purificate. Frammenti, in ognuno dei quali il Signore Stesso è realmente Presente – Corpo, Sangue, Anima e Divinità – vengono spolverati dalle mani, così che il Signore cade di nuovo in terra un numero infinito di volte ogni giorno, come nella Sua via dolorosa verso il Calvario.

Tale pratica è un abuso introdotto nei tempi moderni dagli eretici del Cinquecento per negare la Presenza Reale ed imposto sulla Chiesa cattolica dal clero olandese e centroeuropeo in tempi recenti, come atto di ribellione contro l’autorità romana. Pur permesso ormai dal Vaticano, è irriverente verso il Signore, favorisce il sacrilegio ed è pericoloso per la Fede. I fedeli ed il clero non lo devono accettare e Roma lo deve proibire.

San Pier Giuliano Eymard descrive nel modo seguente la genuflessione davanti al Santissimo: ‘Quando l’adoratore varca l’atrio del sacro tempio, quando vede quella misteriosa lampada che, come la stella dei Magi, gli rivela la presenza di Gesù… allora con quale Fede, con quale gaudio, con quali slanci di amore si prostra egli appiè di quell’amabile tabernacolo! Come il suo cuore passa tutte le barriere, attraversa tutti i cancelli di quella prigione eucaristica, squarcia quel velo sacramentale e si getta con adorazione ai piedi del suo Diletto, del suo buon Maestro, del suo Gesù, Ostia d’amore’.

In un altro luogo scrive: ‘Giunto dinanzi al Santissimo Esposto, l’adoratore deve prostrarsi a terra, sull’esempio dei Re Magi, mosso dal sentimento di una viva Fede nella Presenza personale del suo Signore e del suo Dio, adorandoLo così con tutto il suo essere, mediante quest’atto profondo di rispetto e come di annientamento davanti alla sua divina Maestà’. Fissiamo oggi nella mente e nel cuore la verità della Presenza Reale di Nostro Signore Gesù Cristo nel tabernacolo e durante la Santa Messa e risolviamo di offrirGli da oggi in poi, se non lo avevamo sempre fatto, gli atti dovuti di adorazione.

Adesso che abbiamo considerato gli atti brevi di adorazione come le genuflessioni, guardiamo gli atti più lunghi davanti al Santissimo esposto, atti che costituiscono ‘l’Adorazione’ in senso stretto.

L’adorazione eucaristica è stata sempre ritenuta l’immagine più adatta dell’adorazione eterna che costituirà tutto il nostro Paradiso. ‘La differenza sta solo nel velo che nasconde la vista di quella realtà divina, di cui la Fede ci dona certezza incrollabile’ dice Padre Manelli nel suo libro eccellente Gesù Eucaristico Amore. La presenza reale di Gesù Cristo, infatti, ha come conseguenza, secondo le parole di santa Teresa d’Avila, che: ‘Noi dobbiamo stare alla presenza di Gesù Sacramento come i santi nel Cielo davanti all’Essenza Divina’.

Davvero l’Adorazione eucaristica è “l’ottima parte” di cui parla Gesù nel rimprovero a santa Marta, che si affaccenda dietro “molte cose” secondarie, trascurando l’unica necessaria scelta da Maria: l’adorazione umile ed amorosa’ dice lo stesso Padre Manelli. Egli aggiunge che questa adorazione è stata la grande passione dei santi. Racconta come i santi trascorressero lunghe ore davanti al Santissimo Sacramento, senza pure accorgersene. Santa Francesca Saverio Cabrini, per esempio, in una festa del Sacro Cuore, stette in adorazione per 12 ore continue assorta da Gesù Eucaristico, tanto che, alla domanda di una suora se le fosse piaciuto l’addobbo speciale di fiori e drappi che ornavano l’altare, ella rispose: ‘Non ci ho fatto caso: ho visto un solo Fiore: Gesù; null’altro’.

Anche se non siamo in grado di stare molto tempo in Adorazione, dobbiamo comunque ammettere che il Santissimo Sacramento dell’Altare è Gesù Cristo Stesso e, con santa Teresina, che: ‘Solo Gesù è tutto: il resto è nulla’. ‘E allora rinunciare al nulla per il Tutto, consumare sé stessi per il Tutto anziché per il nulla, non dovrebbe essere la nostra vera ricchezza e suprema sapienza?’ chiede Padre Manelli.

Ascoltiamo la testimonianza dei santi sul valore dell’Adorazione. San Pier Giuliano Eymard (accennando al passo sopracitato di Tommaso da Kempis) dice: ‘Una buona ora di adorazione dinanzi al Santissimo Sacramento fa maggior bene di tutte le chiese di marmo da visitare, di tutte le tombe da venerare’; san Pio da Pietrelcina: ‘Mille anni trascorsi in mezzo alla gloria degli uomini non compensano neppure un’ora sola trascorsa in dolce colloquio con Gesù Sacramentato’; sant’Alfonso de’ Liguori scrive: ‘Siate certi che di tutti gli istanti della vostra vita, il tempo che passerete davanti al Divin Sacramento sarà quello che vi darà più forza durante la vita, più consolazione nell’ora della morte e durante l’eternità’.

Abbiamo già detto che l’atto principale dell’adorazione è il sacrificio. L’uomo, che partecipa solamente dell’essere, brama di rendere tutto ciò che ha dell’essere a Dio che è l’Essere Stesso; vuole rendersi completamente a Dio, in una libazione totale fino all’ultima goccia del suo essere, in un olocausto d’amore fino a spegnersi.

Per questo, quando si parla del ‘consumarsi per il Tutto’, san Pier Giuliano insegna: ‘La grazia propria di un adoratore si trova nel sacrificio di sé stesso ai piedi del Santissimo Sacramento’ ed in un ritiro dice ai Sacramentini: ‘Non siamo ancora molti i martiri del Santissimo Sacramento quali furono il giovane Tarcisio nei primi secoli ed i martiri di Gorkum; ve ne saranno, io lo spero! Ad ogni modo vi saranno martiri d’amore. Io penso che noi dobbiamo morire sull’inginocchiatoio appiè di Nostro Signore; quegli che ivi cadrà sarà ben ricevuto in Cielo’. Osserviamo che una parte almeno di questo sacrificio è lo sforzo mentale di concentrarci e lo sforzo fisico di stare in ginocchio (quanto possiamo).

Sant’Alfonso ci fornisce tre immagini di questo nostro sacrificio di noi stessi, che costituisce l’atto principale dell’adorazione: i fiori, l’incenso, le candele che accompagnano l’Esposizione del Santissimo. Tutti e tre onorano il Santissimo e si consumano nel suo onore. Tra queste immagini, quella della candela è però la più eloquente, in quanto una candela si consuma completamente, non lasciando niente indietro.

San Pier Giuliano si serve anche lui di questa immagine della candela quando dice: ‘Così deve risplendere, bruciare e consumarsi la vita dell’adoratore alla maggior gloria del suo Maestro; egli è come un altro Giovanni Battista che Gesù diceva essere una lucerna ardente e luminosa; e l’umile Precursore, a sua volta, non aveva che un desiderio: Gesù cresca e regni, ed io diminuisca e mi eclissi dinanzi a questo Sole divino. Serviamo Dio, se occorre, nella privazione di ogni cosa, nel disprezzo, persecuzione, sacrificio di ogni libertà, di ogni godimento naturale… nell’esaurimento quotidiano… delle nostre forze… come il dono naturale del nostro amore, volendo vivere e morire come quella lampada, come quella candela che arde davanti all’Ostia divina, si spegne e non lascia traccia alcuna. Tutto è stato consumato per la gloria del Divin Maestro’.

Ecco la grandezza e bellezza dell’Adorazione eucaristica, dove Nostro Signore aspetta il nostro umile servizio di amore. Ricordiamoci della Sua rivelazione a santa Margherita Maria, quando le presentò il Suo Cuore trafitto, incoronato di spine, e sormontato da una croce, dicendo le seguenti parole: ‘Ho una sete ardente di essere amato dagli uomini nel Santissimo Sacramento e non trovo quasi nessuno che si sforzi, secondo il mio desiderio, di dissetarmi porgendoMi un qualche ricambio’.

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