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Preghiera e messa per i defunti (Parte II)

Catechesi30 Novembre 2020
Testo dell'audio

Quanto alle preghiere che utilmente si possono fare pei defunti, oltre al santo Sacrificio e alle orazioni privilegiate d’indulgenze, diremo col P. Faber che è in nostra facoltà di scegliere quelle che più si affanno al nostro spirito e per le quali ci sentiamo più inclinati: tuttavia vogliamo enumerarne qui alcune che l’esperienza ci ha dimostrato più efficaci. In primo luogo va annoverata la preghiera canonica, ossia l’Ufficio dei defunti, preghiera salutare che la Chiesa innalza a Dio a favore dei suoi figli infelici, e che presentata a lui in nome di essa, è da credere gli torni accetta a preferenza di molte altre.

La Madre Francesca del Sacramento, malgrado le sue molteplici occupazioni, era solita di recitarlo ogni giorno, e santa Teresa racconta di se stessa che una volta nel giorno de’ morti essendosi ritirata di sera nell’oratorio del monastero per recitare l’Ufficio dei defunti, vide comparire un orribile mostro, che posatosi sul libro, le impediva di leggere e di pregare. Scacciatolo col segno della croce, per tre volte il maligno spirito si ritrasse; ma appena la Santa ritornava a recitare i Salmi, egli nuovamente la disturbava, finché per liberarsene, asperso il libro d’acqua benedetta, ed essendone alcune gocce cadute sul mostro, questo fuggi a precipizio. Terminata appena la preghiera, vide la Santa salire dal Purgatorio al cielo parecchie anime liberate appunto da quel suffragio, e per cagion delle quali il demonio invidioso voleva opporsi in quei odio alla preghiera ch’essa faceva. – Anche la recita del Salterio può considerarsi molto utile per le anime purganti, quantunque oggi ben pochi siano i cattolici che la praticano.

Nel medio evo l’imperatore Ottone IV, insigne benefattore degli Ordini religiosi in Germania, apparendo dopo morte ad una sua zia, le disse che malgrado le buone opere da lui fatte in vita e la fama di pietà lasciata nel mondo, soffriva atrocemente in Purgatorio; le chiese perciò in grazia di invitare tutti i monasteri da lui beneficati a recitare per molte volte il Salterio in suo suffragio. Soddisfatto il desiderio del defunto, fu veduto pochi giorni dopo tutto sfolgorante di luce salire al cielo (Catimpré, Apum, lib. Il, cap. 51, num. 19).

Che se il Salterio sembrasse a taluni troppo lungo, vi si può supplire colla recita dei sette Salmi penitenziali. Ad un santo Vescovo, ogni volta che li recitava ed arrivato alla fine di ciascun Salmo ripeteva il Requiescant in pace, un coro di voci era solito rispondere Amen.


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