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Preghiera di conclusione

Spiritualità31 Maggio 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Presentiamo una breve sintesi del commentario sul Salmo 62.1-3 con cui Dom Jean de Monléon OSB conclude il suo trattato sull’orazione, su cui ci siamo particolarmente appoggiati.

Questa preghiera può esprimere lo slancio dell’anima verso Dio nella pratica della presenza di Dio o in qualsiasi tipo di preghiera; per esempio, quando si entra in chiesa, soprattutto per adorarLo; più generalmente, essa rappresenta il movimento verso Dio dell’anima, che è stata creata per Lui e per Lui solo: il movimento di tutta la nostra vita verso Iddio, movimento che sarà consumato nella nostra unione definitiva a Lui in cielo.

Deus, Deus meus, ad Te de luce vigilo’: Dio, Dio mio, Voi che siete Dio per essenza, ma che siete anche il mio Dio, poiché il mio cuore Vi ha scelto come l’unico oggetto del suo amore: verso di Voi il mio spirito veglia dallo spuntare del giorno. Il mio primo pensiero non è per il mio lavoro, né per il mio piacere, né per le mie faccende: ma per Voi.


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Sitivit in Te anima mea’: tutta la mia anima ha sete di Voi e vuol bere alla fonte della Vostra Sapienza, del Vostro Amore e della Vostra Santità. Inoltre, la mia carne anela a Voi in mille modi: ‘quam multipliciter Tibi caro mea!’. Tutte le pene, tutte le scomodità che essa sopporta quaggiù, la fanno gridare verso di Voi, perché sente che non può trovare il suo riposo su questa terra, per quanto si sforzi di condurre una vita perfetta quaggiù.

In terra deserta, invia et inaquosa’: l’anima non sa cosa divenire in questa terra deserta, in questa terra senza cammino, perché non c’è altra uscita da essa se non Colui che è la Via, la Verità e la Vita; in questa terra senza acqua, perché non c’è niente qua che possa soddisfare la sete del cuore umano. Non sapendo dunque cosa divenire in questo deserto, ‘sic in Sancto apparui Tibi’: mi sono ritirato in questo santuario intimo, in questa cella di orazione che è il mio cuore e sono comparso davanti a Voi.

Ut viderem virtutem tuam et gloriam tuam’. E Voi Vi siete degnato di abbassare su di me la luce del Vostro Volto, affinché io potessi contemplare la Vostra potenza e la Vostra gloria: quella potenza che Vi ha permesso di far uscire tutte le cose dal nulla e tra queste cose anche me, misero peccatore; e quella gloria per mezzo della quale Voi oltrepassate infinitamente tutte le creature e tutto ciò che lo spirito dell’uomo può concepire di bello, di buono e di ogni genere di perfezione.


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