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Palena e “i sette fratelli”

Tesori d'Italia12 Dicembre 2020
Testo dell'audio

Le vicende di san Falco sono legate a quelle di altri sei religiosi, conosciuti nella tradizione popolare abruzzese come “i sette fratelli”. Il loro culto, approvato nel 1893 dalla Sacra Congregazione dei Riti, si radica nei luoghi, in cui hanno lasciato le maggiori testimonianze.

San Falco nacque a Taverna, in Calabria, verso la metà del X secolo, dall’antica e nobile famiglia dei Poerio. Attratto da una vita di solitudine e di eremitaggio, entrò in un monastero di monaci basiliani. Nel 980, per scampare ai Saraceni, insieme ad altri sei confratelli ed all’abate Ilarione, abbandonò la struttura in cui viveva e si trasferì in Abruzzo ove, trovò riparò presso la rocca di Prata sita presso le rive del fiume Aventino, tra Casoli e Civitella Messer Raimondo, due Comuni della provincia di Chieti.

Dopo la morte di Ilarione e del suo successore, i monaci abbandonarono la vita comune e si ritirarono in vari eremi dell’Abruzzo. Falco si sistemò nei pressi di Palena. Secondo la tradizione, un vecchio alloggio posto su di una collina poco distante dal paese, in un luogo denominato le “Coste di San Falco”, costituirebbe i resti dell’eremo, presso cui visse il Santo. Alcune caratteristiche strutturali e la sua posizione lasciano ipotizzare che l’edificio in origine fosse una torre. In varie occasioni i pellegrini vi arrivavano, trascorrendovi la notte.

San Falco morì il 13 gennaio del 1130. Venne sepolto presso la chiesa di Sant’Egidio e il suo corpo divenne subito fonte di prodigi e meta di pellegrinaggi. Nel 1383 la statua e le sue reliquie furono trasferite nella chiesa di Sant’Antonino Martire, situata nel centro del paese, ed ebbe inizio il culto ufficiale del Santo.


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Durante un soggiorno presso il lago di Fucino, in provincia dell’Aquila e bonificato nel XIX secolo, lui e i suoi confratelli liberarono sette persone dagli spiriti maligni. Si narra che, quando san Falco raggiunse Palena dopo un pellegrinaggio a Roma, liberò il paese dagli spiriti maligni e decise di continuare la vita da eremita tra le montagne della zona. Non solo: un ossesso legato alla statua di san Panfilo, passando nei pressi del sepolcro di san Falco, riuscì a spezzare le funi cui era legato ed a correre verso il sepolcro stesso: quando lo raggiunse, fu liberato dal maligno.

La festa del Santo ha antiche origini. In una delle sue prime testimonianze, risalenti al 1587, si narra che i fedeli, per onorarlo, corsero a piedi nudi su un tratto ghiaioso della montagna. Da vari documenti risulta che, dopo l’unità d’Italia, essa aveva la durata di tre giorni ed era caratterizzata da solenni funzioni religiose, oltre ad attrazioni popolari. Oggi la festa si celebra due volte l’anno: il 13 gennaio in commemorazione della sua morte e la prima domenica successiva al 15 agosto, per ricordare la traslazione delle sue reliquie dalla chiesa di Sant’Egidio. Le celebrazioni estive hanno la durata di tre giorni, durante i quali si onora anche san Nicolò di Forca Palena. La processione con il busto argenteo del santo è caratterizzata da un’ampia partecipazione popolare e si snoda attraverso le strade principali del paese. Viene aperta da un ragazzo, che porta un crocefisso ligneo.

 


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Questo testo di Amelio Pezzetta è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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