< Torna alla categoria

Nuovi attacchi alla Vita ed alla Chiesa in Spagna e Usa

Zoom: una notizia alla settimana05 Settembre 2022
Testo dell'audio

Vita ancora nel mirino del governo socialcomunista spagnolo, che entro l’anno conta di approvare la nuova legge sull’aborto, legge che consentirebbe dai 16 anni in avanti di avere libero accesso alla pillola gratuita anche senza il consenso dei genitori, di abolire i tre giorni di riflessione finora previsti per ogni donna richiedente l’aborto, di limitare con multe e minacce d’interdizione l’accesso di medici e sanitari all’obiezione di coscienza e di obbligare gli ospedali pubblici a praticare l’aborto in qualsiasi caso. Inoltre, secondo il disegno legislativo, la documentazione clinica dell’intervento, che ha sancito la morte del bimbo nel grembo materno, verrebbe cancellata dall’anamnesi della madre dopo cinque anni.

Il consiglio dei ministri iberico ha approvato nei giorni scorsi la bozza della normativa «sulla salute sessuale e riproduttiva», promossa dal ministero dell’Uguaglianza, e l’ha inviata subito al Parlamento per l’approvazione, auspicando peraltro che ciò avvenga con la massima urgenza: del resto, l’esecutivo ha lasciato solo tre mesi per poter discutere e varare un provvedimento viceversa estremamente delicato per contenuti e conseguenze.

Ma c’è chi mette i puntini sulle “i”. È il giudice minorile Emilio Calatayud, che sul proprio blog si è chiesto: «Se una minorenne abortisce all’insaputa dei genitori e qualcosa va storto, chi è responsabile?». L’art. 154 del Codice Civile spagnolo attualmente in vigore, infatti, recita testualmente: «I figli e le figlie non emancipati [come nel caso dei minori di 16 e 17 anni-NdR] sono posti sotto la potestà dei propri genitori, potestà che, come forma di responsabilità, dev’essere sempre esercitata nell’interesse dei figli, in conformità con la loro personalità e nel rispetto dei loro diritti, della loro integrità fisica e mentale». Ma se la legge consente alle sedicenni ed alle diciassettenni di abortire anche senza il consenso dei genitori, soprattutto di fronte all’insorgenza di problematiche gravi, chi ne è responsabile?

Da notarsi, per inciso, come a fronte di richiami al buon senso, come quello che giunge dal giudice Calatayud, su di un altro piano, quello politico, si è assistito ancora una volta al tradimento dei propri ideali, della propria storia e del proprio elettorato da parte del Partito Popolare, una cui esponente illustre, Isabel Díaz Ayuso, presidente della Comunità di Madrid, nel corso di un’intervista si è dichiarata non solo favorevole all’aborto, bensì anche alla sua estensione a sedicenni e diciassettenni, cui vorrebbe lasciare oltre tutto la decisione finale. Motivo? «Non si può costringere nessuno a condurre una vita contraria a quella desiderata», senza tener conto di come questo non possa e non debba condannare a morte il figlio in grembo. Il Partito Popolare pertanto non si opporrà al disegno di legge promosso dal ministero dell’Uguaglianza spagnolo, inutile illudersi.

Non mancano però anche le buone notizie: negli Stati Uniti il 93% dei ginecologi si rifiuta di praticare l’aborto. Lo riferisce l’AAPLOG-Associazione Americana degli Ostetrici e dei Ginecologi Pro-Life, che rappresenta circa 7.000 specialisti ed operatori del settore e che ha lanciato recentemente una nuova campagna di sensibilizzazione, per spiegare come ammazzare con l’aborto i bimbi in grembo non possa in alcun modo essere considerata assistenza medica. Non solo: studi condotti ormai in diversi Paesi hanno evidenziato come la pratica abortiva sia «associata effettivamente a tassi di mortalità materna più elevati, dunque le restrizioni possono portare ad un miglioramento della salute materna».

Intanto, un gruppo di deputati repubblicani ha chiesto al Procuratore generale Merrick Garland l’intervento del Dipartimento di Giustizia, dopo l’intensificarsi dei violenti attacchi anti-cattolici e contro i centri di aiuto alla vita ed i centri di gravidanza pro-life degli Stati Uniti, avvenuti soprattutto dopo la decisione con cui la Corte Suprema ha rovesciato la sentenza Roe v. Wade; sono attacchi, «che minacciano la libertà religiosa in tutto il Paese», come hanno evidenziato i richiedenti. I quali hanno aggiunto, di fronte all’inazione ed all’incapacità delle autorità competenti: «Siamo costretti a chiederci se il Dipartimento di Giustizia si occuperà mai degli oltre cento crimini commessi contro luoghi sacri cristiani negli Usa». Il Procuratore Garland dovrà rispondere alla sollecitazione pervenutagli entro il 20 settembre.

Per inciso, contro la sentenza della Corte Suprema è tornata ad esprimersi anche Nancy Pelosi, speaker della Camera dei Rappresentanti statunitense, lo scorso 26 agosto durante una tavola rotonda in occasione della “Giornata per l’uguaglianza delle donne”; a suo giudizio, sarebbe «peccaminoso» limitare l’aborto: «È sbagliato – ha detto – che possano dire alle donne cosa fare della loro vita e del loro corpo, infliggendo» loro ed alle loro famiglie «un dolore inimmaginabile». Viceversa la morte dei bimbi in grembo, evidentemente, sarebbe per lei insignificante, priva di rilievo, di senso e di sofferenza… Nonostante le sue note posizioni abortiste, Nancy Pelosi continua a definirsi una buona cattolica. E c’è chi, anche in alto, le dà pure retta…

Spostandoci in Europa, un tribunale tedesco ha riconosciuto il diritto di pregare davanti alle cliniche abortiste. Il giudice ha dato così ragione all’associazione cattolica «40 giorni per la Vita», cui nel febbraio 2019 era stato vietato di sostare, a Pforzheim, dinanzi alla clinica denominata paradossalmente «Profamilia», invitando gli attivisti a trasferirsi in un luogo, ove non potessero essere né visti, né sentiti. Il Tribunale amministrativo di Mannheim ha rimesso le cose a posto con una sentenza, emessa proprio lo scorso 31 agosto, giorno in cui la liturgia ricorda san Raimondo Nonnato, patrono delle ostetriche. All’organizzazione è stato così riconosciuto il diritto di riprendere regolarmente le proprie preghiere e di farlo dinanzi alla clinica, pacificamente come sempre. Secondo il legale del gruppo pro-life, Tomislav Cunovic, ciò dimostra come tutte le accuse rivolte all’associazione fossero «false e menzognere, manipolazioni» vere e proprie. Ed ha precisato come questa sentenza sia «un messaggio molto importante per la Germania, ma anche per tutta l’Europa e per il mondo intero, soprattutto perché alcuni governi come in Inghilterra, Scozia e Spagna stanno già vietando la preghiera nei luoghi pubblici davanti alle cliniche abortiste». L’avvocato Cunovic ritiene che questa sentenza ed un’altra analoga del tribunale di Kassel dimostrino l’esistenza di «tribunali e giudici, che proteggono la legge, la Costituzione, la democrazia ed i diritti fondamentali come la libertà di parola, di riunione e di religione». Non solo: «Abbiamo anche imparato che vale la pena lottare e non perdere mai la speranza, soprattutto quando si stia difendendo la vita umana!». Uno sprone ed un incoraggiamento quanto mai opportuni…

Da Facebook