< Torna alla categoria

News 20/09/2018 – Napoli, sconfitta la vita: ritirata la delibera Asl pro-life

In questa puntata:

Il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro, Mario Forlenza, ha ceduto alla violenza. Non ha saputo resistere alla guerra mediatica scatenata contro di lui ed ha ritirato la delibera n. 1713 del 14 agosto scorso, con cui stipulava la convenzione con «Parrocchia per la Vita». Convenzione, che autorizzava la presenza di due presidi dell’organizzazione pro-life, uno presso l’ospedale di San Paolo e l’altro presso l’ospedale di Loreto, per informare ed aiutare le donne ad evitare il dramma dell’aborto. In una parola, a non uccidere il bambino che tengono in grembo. Strappandole anche alle tragiche conseguenze postume, alla condanna del rimorso.

Quel che ancora una volta è emerso con chiarezza dall’intera vicenda è la presenza di una regia e di una strategia quasi militare, ormai rodata, subito messasi in moto. Da una parte, scatenando giornali e televisioni. Dall’altra, facendo tintinnare le manette con l’esposto in Procura contro il direttore dell’Asl, accusato paradossalmente e pretestuosamente di aver violato la legge 194, quella sull’aborto, e d’aver indotto all’aborto clandestino. Tutto falso. Ma non importa. Ciò che contava era far risultato, ottenere il ritiro della delibera.

Falso, perché? Perché l’art. 2 della normativa purtroppo vigente chiede espressamente ai consultori familiari di rimuovere, anche con l’aiuto di associazioni, le cause dell’aborto. E le donne, che proprio non volessero dare ascolto ai volontari di «Parrocchia per la Vita», avrebbero potuto allontanarli con un semplice gesto, tutelando così la propria privacy e facendo tacere così le proprie coscienze. Forse.

Di contro, informare la donna sugli aiuti possibili per scongiurare la tragedia dell’aborto significa porla realmente nelle condizioni di scegliere se uccidere o meno il figlio che porta in grembo; ma soprattutto significa non privare il piccolo del proprio diritto fondamentale alla vita.

La galassia sinistrorsa e femminista immediatamente attivatasi, invece, induce a dubitare che, a muoverla, siano davvero «i diritti delle donne», poiché tra questi diritti il primo è quello a tutelare la loro maternità ed a proteggere il loro bambino; a prevalere sembrano piuttosto ragioni politiche e battaglie ideologiche, tendenti oltre tutto a strumentalizzare una pur pessima legge, quale appunto è la 194, ulteriore conferma di come non si tratti di correggerla o perfezionarla. V’è una sola soluzione: cancellarla.

Riprova ne siano gli insulti gratuiti, illegittimi e pesantemente discriminatori, rivolti contro l’appartenenza religiosa dei membri dell’associazione «Parrocchia per la Vita», contestati per il fatto di rifarsi «ad una religione specifica», di promuovere, secondo i loro detrattori, «tesi antiscientifiche» (pur essendo vero il contrario) ed «incitamenti al fanatismo», «allarmi ingiustificati», di difendere quell’«odioso fenomeno» (così è stato detto…) dell’obiezione di coscienza, prevista per legge (almeno per ora). Menzogne miste ad odio ideologico e cristianofobico. Ma questo è loro permesso. Agli altri, invece, viene vietato di tutelare la vita innocente dei bimbi nel grembo delle loro madri.

In altre circostanze ci saremmo dispiaciuti nell’assistere a simili messe in scena. Qui non ci è eticamente permesso di limitarci a questo. La coscienza lo impedisce. Poiché, quando di mezzo vi sono vite umane, al semplice dispiacere subentra la tragedia.

Il dottor Mario Forlenza, direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro, a fronte di quanto patito, ha issato bandiera bianca, ceduto alla violenza, scelto la resa. Ed ha ritirato la delibera. Femministe e Sinistre brinderanno. I bimbi in grembo, invece, almeno quelli che forse si sarebbero potuti salvare dall’aborto, moriranno. Cosa accadrebbe se ora l’organizzazione pro-life, vistasi privata di un proprio diritto, volesse a sua volta tutelare i propri interessi, portando in tribunale la delibera già regolarmente sottoscritta ed ora unilateralmente stracciata? Certamente i vertici dell’Asl potrebbero in tal caso contare sul massimo sostegno dei media prima ostili e sul concreto aiuto, anche giuridico, delle sigle pro-choice ammansite.

Probabilmente non accadrà nulla di tutto questo. Resta un problema di giustizia e di coscienza. Almeno per chi ancora creda nella giustizia e per chi ancora abbia una coscienza. Nessuno lo potrà mai spiegare, però, ai bimbi abortiti.