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Miniature (Parte II)

Arte e Cultura08 Aprile 2021
Testo dell'audio

Difficile quindi definire la miniatura una Biblia pauperum, “bibbia per gli illetterati”, locuzione spesso valida per i cicli di affreschi o di vetrate gotiche. Anche immagini tradizionalmente ritenute didattiche come le illustrazioni dei rotuli di Exultet dell’Italia meridionale rientrano a fatica in questa categoria, quando si rifletta sul fatto che essi, oltre a rivestire un significato liturgico ed eucologico profondissimo nel rituale della benedictio cerei pasquale, devono la loro origine al desiderio di autoaffermazione dell’arcivescovo di Benevento Landolfo I (969 – 982), che li concepì come simbolo di autorità e potere in un momento storico in cui il Principato di Capua-Benevento raggiungeva, con la dinastia capuana cui Landolfo apparteneva, il culmine della sua estensione territoriale, della potenza e della ricchezza.

L’approfondimento degli spunti storico-politici, sociali, oltre che teologici e dottrinali, che la miniatura può offrire meriterebbero oggi un’attenzione pari – quando non maggiore – a quella che in genere le viene riservata per il suo indubbio valore estetico e formale, come da sempre accade in modo sistematico ad esempio in Germania e più in generale nei Paesi anglosassoni. Affacciarsi ad esempio allo straordinario mondo dei Bestiari medievali, specie quelli scritti e miniati fra i secc. XII e XIV, significa non tanto gettare uno sguardo sulle cognizioni scientifiche dell’uomo medievale, quanto scoprire che per lui i concetti di realtà e di verità non solo non si corrispondono, ma che rappresentano dimensioni diverse se non opposte: la realtà lo circonda, la vede, la conosce per esperienza e non ha quindi bisogno di ricercarla; la verità al contrario investe la sfera metafisica della natura divina e del suo rapporto con il Creato, e richiede quindi un profondo lavoro speculativo.

Le rappresentazioni fantasiose e spesso scorrette di animali, uccelli e mostri, che popolano le carte dei Bestiari non possono quindi essere liquidate come “ingenue”, poiché adombrano un mondo straordinario di segni e simboli che nulla hanno a che fare con lo studio naturalistico e che permeano la cultura medievale. Del resto è stato Adamo che, per ordine di Dio, ha dato il nome a tutti gli animali: la sua immagine è spesso raffigurata all’inizio del Bestiari miniati perché conoscere il nome dell’animale, come dimostra Isidoro di Siviglia, è il primo passo per approfondirne le caratteristiche e di conseguenza il significato.

 


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Questo testo di Laura Carlino è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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