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Manifestazioni di un’anima purgante avvenute in Montefalco (Parte I)

Catechesi22 Marzo 2021
Testo dell'audio

Riportiamo in appendice la narrazione delle manifestazioni di un’anima purgante, avvenute a Montefalco, in arcidiocesi di Spoleto, dal 2 sett. 1918 al 9 nov. 1919. Secondo noi l’importanza di queste manifestazioni, per i particolari che le accompagnarono, per il loro numero, per la irreprensibilità delle persone che ne furono testimoni, per gli insegnamenti e i moniti che – offrono è tale da costringerci a credere che esse siano di primissima importanza, e per alcuni rispetti, come ebbe a scrivere Mons. Giov. Capobianco, tali che non se ne rinvengano altre simili nella storia delle manifestazioni d’oltre tomba e nelle rivelazioni fatte ai Santi.

Di quanto siamo andati dicendo via via nel corso del nostro lavoro, nulla viene smentito da queste recentissime manifestazioni, anzi molte cose rimangono confermate. Il fatto poi che esse siano avvenute al tempo nostro e che dal processo tenuto dal tribunale ecclesiastico, a ciò incaricato, risulti confermata la veridicità e la storicità della narrazione fatta dai testimoni, rappresenta per noi moderni, generalmente dubbiosi in materia, e abituati troppo poco a vivere nel clima del soprannaturale, un grande conforto, un monito e un invito a ricordarci dell’al di là e di coloro che già vi si trovano. Le straordinarie manifestazioni – 28 in tutte ebbero luogo nel Monastero di S. Leonardo in Montefalco, ove vive una numerosa comunità di suore Clarisse, negli anni 1918 e 1919; ed ecco come avvennero.

Il 2 settembre 1918, sentito suonare il campanello della sacrestia, Suor Maria Teresa di Gesù, Abbadessa del Monastero andò a rispondere, e una voce le disse: – Devo lasciare qui questa elemosina. – La ruota girò, e sopra v’erano dieci lire. Avendo l’Abbadessa domandato se dovevano farsi tridui o altre preghiere oppure far celebrare delle Messe, fu risposto: – Senza nessun obbligo. – Se è lecito, chi lei? – chiese l’Abbadessa. Non occorre saperlo. – La voce era gentile, ma mesta, lontana e frettolosa, come fosse nascosta. La cosa si ripeté il 5 ott. Il 31 ott. il 29 nov. il 9 dicembre, il 1° gennaio 1919 e il 29 gennaio, nel medesimo modo e sempre fu lasciata la somma di lire 10 sulla ruota. Domandando l’Abbadessa se si dovevano fare preghiere, le fu risposto: – La preghiera è sempre buona.

Il 14 marzo, in tempo dell’esame, circa le ore 20, il campanello suonò due volte, ed essendo andata l’Abbadessa a rispondere, trovò 10 lire sulla ruota, ma alle sue domande nessuno rispose. La chiesa esterna era chiusa e le chiavi l’avevano le suore. Chiamata la fattora e fatto guardare in chiesa, non vi fu trovato nessuno. Da quella sera le suore incominciarono a pensare che colui che faceva l’elemosina non era persona di questo mondo.


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L’11 aprile, nel modo come sopra, furono portate altre 10 lire e la voce, per la prima volta, chiese preghiere per un defunto. Il 2 maggio si ebbe la decima manifestazione. Poco prima del silenzio, circa le ore 21,30, inteso suonare il campanello, le suore andarono a rispondere in quattro: l’Abbadessa, Suor Maria Francesca delle Cinque Piaghe, Suor Amante Maria di S. Antonio e Suor Angelica Ruggeri. Furono trovate lire 20 sulla ruota (due carte messe a forma di croce). La chiesa esterna era chiusa.

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