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L’umiltà e la superbia

Spiritualità21 Gennaio 2023
Testo dell'audio

Meditiamo adesso sull’umiltà del Signore guardando tre elementi del passo della lettera di san Paolo ai Filippesi che abbiamo citato in precedenza. 

Il primo elemento è la spogliazione di sé.

Se exinanivit: ‘Spogliò se stesso’. Questa frase significa che Lui si spogliò della Sua Gloria Divina, che appartiene a Lui come Dio. Anche noi ci dobbiamo spogliare, ma spogliare in un altro senso, il senso che ci dobbiamo spogliare della vana gloria, la gloria che non ci appartiene.

 Possiamo dire infatti che l’umiltà è il rinuncio della gloria: nel caso del Signore il rinuncio della gloria che a Lui appartiene; nel nostro caso il rinuncio della gloria che non ci appartiene.

Lo scopo del rinuncio in tutti e due casi è lo stesso: scendere giù sull’infimo grado della scala dell’umiltà per ascendere poi in Paradiso: Qui se humiliat, exaltabitur.

 

Il secondo elemento del passo che vogliamo guardare è il servizio.

Leggiamo che  assunse ‘la forma di servo e divenendo simile agli umini’ : formam servi accipiens, in similitudinem hominum factus. Non ha preso solo la forma di uomo ma anche di servo. L’espressione suggerisce che la natura umana sia la natura di un servo: che l’uomo di per la sua natura sia un servo. Nei catechismi autenticamente cattolici si legge che l’uomo è sulla terra per conoscere, amare e per servire Dio: il concetto di servire è dunque essenziale per capire la natura umana. Inoltre il Signore ci insegna esplicitamente nell’Ultima Cena di imitarLo nel servire. Questo servire ovviamente fa parte dell’umiltà.

Come dobbiamo servirLo noi? Come dobbiamo essere umili in questo senso? Humiliavit semetipsum factus oboediens.  Lo serviamo ubbedendoLo nei Suoi comandamenti; nella Sua volontà di beneplacere, palesataci dalle circostanze della propria vita; nei consigli dei nostri direttori o confessori. In fine Lo serviamo facendo tutto per Lui, e vivendo per Lui solo.

 

Il terzo elemento nel passo di san Paolo sulla spogliazione di Sé del Signore che vogliamo considerare è la Sua oblazione totale.

Humiliavit semetipsum factus oboediens usque ad mortem, mortem autem crucis. L’umiltà del Signore si manifesta chiaramente durante la Sua sofferenza e la Sua crocifissione: nella Sua oblazione totale alla volontà del Padrer, nella Sua accettazione di tutta la Sua sofferenza senza neanche aprire la bocca: Ille autem tacuit

Impariamo da Lui, che è mite ed unmile di cuore, di accettare, in silenzio e senza lamentarcene, tutte le pene che Dio ci possa mandare nel Suo Divin beneplacito. Mentre Lui è innocente, abbiamo noi meritato tutto ciò che ci attinge: anzi abbiamo meritato Sua propria sofferenza: la corona di spine, come meditiamo nel rosario, come punizione dei nostri pensieri peccaminosi, in particolar modo quelli della superbia; la flagellazione per la nostra impurezza e le nostre passioni sregolate; le sacre piaghe nelle mani e nei piedi per le nostre azioni malavagie, la piaga nel Suo sacratissimo Cuore per il nostro amore disordinato verso le creature, e finalmente la  morte, la morte in croce, per i propri peccati mortali.

 Offriamo anche noi a Dio l’oblazione di tutta la vita, l’oblazione di noi stessi in imitazione della Sua divina umiltà. Amen. 

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