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L’ultima Duchessa di Parma (Parte II)

Storia24 Dicembre 2021
Testo dell'audio

Ferdinando Carlo sale sul trono di Parma come Carlo III il 14 marzo 1849. Insieme a Luisa Maria regalerà al Ducato anni di benessere e importanti innovazioni. Verranno ad esempio introdotti il servizio telegrafico, la strada ferrata, la prima mutua d’assicurazione, l’illuminazione a gas e la lega doganale. I difetti del padre, però, Carlo li ha ereditati tutti e presto emergono, offuscandone i pregi. Passerà dunque alla storia come un sovrano stravagante e inaffidabile. Su di lui gravano giudizi severi, ma forse non s’allontana dal vero il parmigiano Italo Pizzi quando nelle sue Memorie annota che «più che cattivo fu un mentecatto».

La vita di Carlo III è sregolata, lo pseudonimo di marchese di Castiglione non basta più a coprire i troppi viaggi. E mentre la smodata passione per le cose militari lo porta a spendere cifre esorbitanti, quella per le donne lo rende letteralmente succube di una favorita molto esuberante, la fiorentina Emma Guadagni. Luisa Maria è però un po’ meno docile di Maria Teresa di Savoia, la dolcissima moglie di Carlo II, che tutto tollerava senza mai lamentarsi. Anche lei è capace di sopportare, certo, e lo fa per amore dei figli e del Ducato, ma quando un gruppo di nobili organizza una congiura contro il Duca, non riesce a resistere alla tentazione di dare un suo piccolo appoggio.

Lo scandalo rischia di scoppiare da un momento all’altro, tanto che non è forse azzardato affermare che quasi provvidenziale arriva, il 26 marzo 1854, la stilettata di un mazziniano. Carlo III lascia così Parma dignitosamente: muore confortato dai Sacramenti dopo una lunga agonia egregiamente affrontata, che lo riscatta. Dal Diario del parmigiano Angelo Pescatori si apprende esser stata «commoventissima» la «rassegnazione veramente cristiana esercitata dall’Augusto paziente in mezzo a crudi tormenti prodottigli dalla ferita profonda (di quasi tre pollici) al ventre».

La buona morte rimedia dunque la discutibile vita e il Duca stravagante viene sinceramente pianto dalla sua città. Sabato primo aprile i funerali vengono celebrati, come annota ancora Pescatori, «senza disordine e con molta affluenza di popolo».

 

Questo testo di Elena Bianchini Braglia è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

 

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