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L’ombra lunga della dittatura cinese su Vaticano e Italia

Pensieri e Voce08 Luglio 2020
Testo dell'audio

Nei giorni passati ci sono stati due episodi a dir poco discutibili in materia di Diritti Umani, con particolare riferimento alla Cina comunista, e a Hong Kong, dove il regime di Pechino ha esteso con una nuova legge per la salvaguardia della sicurezza nazionale il clima dittatoriale esistente da decenni sul continente. Il primo episodio riguarda il Pontefice regnante. Domenica 5 luglio è stato distribuito ai giornalisti un bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, in cui papa Bergoglio nel dopo Angelus diceva:

“In questi ultimi tempi, ho seguito con particolare attenzione e non senza preoccupazione lo sviluppo della complessa situazione a Hong Kong, e desidero manifestare anzitutto la mia cordiale vicinanza a tutti gli abitanti di quel territorio. Nell’attuale contesto, le tematiche trattate sono indubbiamente delicate e toccano la vita di tutti; perciò è comprensibile che ci sia una marcata sensibilità al riguardo. Auspico pertanto che tutte le persone coinvolte sappiano affrontare i vari problemi con spirito di lungimirante saggezza e di autentico dialogo. Ciò esige coraggio, umiltà, non violenza e rispetto della dignità e dei diritti di tutti. Formulo, poi, il voto che la vita sociale, e specialmente quella religiosa, si esprimano in piena e vera libertà, come d’altronde lo prevedono vari documenti internazionali. Accompagno con la mia costante preghiera tutta la comunità cattolica e le persone di buona volontà di Hong Kong, affinché possano costruire insieme una società prospera e armoniosa”.

Niente di rivoluzionario, e certamente un paragrafo scritto e centellinato con cura dai competenti della Segreteria di Stato. Ma poco più tardi i giornalisti sono stati avvisati che quelle parole non sarebbero state pronunciate: senza altre spiegazioni. La cosa straordinaria è che la quasi totalità dei mezzi di informazione in Italia ha ignorato e continua ad ignorare l’episodio. Che – è la nostra ipotesi – ha avuto la sua causa in una reazione preventiva di Pechino.

La censura, quella vaticana e quella italiana fanno presagire poco di buono anche per il futuro di chi dovesse criticare la Cina anche nel suo Paese. Come scrive Bitter Winter, un sito specializzato nell’analisi di cose cinesi, un articolo, il numero 38  della nuova legge sulla sicurezza, relativa a Hong Kong, recita: “Questa Legge si applica ai reati ai sensi della presente legge commessi contro la Regione amministrativa speciale di Hong Kong al di fuori della regione stessa da un soggetto che non risieda permanente nella regione”. Bisogna concludere, come fa Bitter Winter, che la Cina, e cioè il Partito Comunista Cinese, rivendicano la giurisdizione su ogni essere umano che si permetta delle critiche su questo pianeta e forse anche su altri. Questo articolo può avere il seguente effetto. Scrivo o parlo in maniera critica contro la Cina e le sue politiche – per esempio l’occupazione illegale del Tibet o la persecuzione dei cristiani, o degli Uighuri. Se metto piede in territorio cinese, o a Hong Kong, posso essere arrestato e processato.


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